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Piano di salvataggio Mps: il sì dell'Europa dopo gli stress test

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Tre notizie buone, una così così e una cattiva per le banche italiane dagli stress test compiuti dalla Eba (European banking authority), i cui risultati sono stati diffusi venerdì. Quella negativa era ampiamente attesa e non meraviglia nemmeno l’entità del dato negativo. Tra le 51 banche esaminate, infatti, il Monte dei Paschi di Siena è quella che ha mostrato il peggiore Cet1 ratio al 2018, ovvero il rapporto tra componente primaria del capitale della banca e le attività ponderate per il coefficiente di rischio.

Ciò vale per lo scenario ordinario, nel quale il rapporto è dato a 12,04%, ma più eclatante è il risultato della simulazione di “scenario avverso”, che restituisce l’unico valore negativo di tutta la tabella: -2,23 per cento. Vale a dire che, al verificarsi di determinate condizioni di mercato, il capitale di primo livello presente nei bilanci dell’istituto risulterebbe nettamente inferiore alle attività, mettendo profondamente a rischio la capacità di far fronte alle sofferenze.

Piano di salvataggio Mps

Con eccezionale tempismo, però, è arrivato a mitigare l’effetto di questo dato il sì della commissione europea al piano di salvataggio per l’istituto toscano, che prevede una raccolta di fondi tra privati e, per questo, “è pienamente in regola con le norme Ue” fa sapere Bruxelles. Un'ancora di salvataggio che, alla riapertura dei mercati, non solo ha permesso di assorbire il colpo che sarebbe potuto scaturire dal risultato degli stress test, ma che ha addirittura fruttato un rilancio delle azioni di Mps, con difficoltà a fare prezzo per eccesso di rialzo in avvio e un ingresso alle contrattazioni con il +6 per cento. Bene si è mosso tutto il comparto bancario.

Lo schema è in due fasi: la prima prevede la cessione in blocco dei Non performing loans (Npl), pari a 27 miliardi di euro, a un veicolo creato ad hoc. Conclusa quest’operazione, verrà varato un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, i cui garanti saranno JP Morgan e Mediobanca. Al termine dello stesso, i dati di venerdì saranno solo un brutto ricordo: il Cet 1 risalirà fino all’11,4%, ponendo Mps nella metà alta della classifica degli istituti esaminati, lontana dal valore di rischio, fissato al 5,50%, soglia sotto la quale nessun altro dei principali istituti è sceso.

Non ne è troppo lontana, però, Unicredit, con il suo 7,12% che la piazza al quartultimo posto nella classifica stilata dall’Eba. Non una bocciatura, ma un piccolo campanello d’allarme per l’istituto ora guidato da Jean Pierre Mustier.

Soprattutto confrontandolo con i risultati delle altre tre banche italiane. Intesa Sanpaolo è quella che ne esce meglio, pur guadagnando appena la 18ma posizione a livello continentale. Il Cet1 con scenario avverso è al 10,24%, inferiore di oltre 2,5 punti rispetto a quello del 31 dicembre, ma comunque sufficientemente solido. Nello scenario base il rapporto è al 12,83 per cento.

Dieci posizioni più giù si trova il Banco Popolare, con Cet1 al 9,05% sotto shock e al 14,61% nello scenario base. Per Ubi il Cet1 è all’8,85% nello scenario avverso, mentre in quello base sale al 13,01 per cento.

Questo per quanto riguarda gli istituti con obbligo di diffusione dei risultati. Ci sono altre 80 banche circa comunque sotto vigilanza Ssm, una decina di queste sono italiane. Che conoscono i loro dati da giorni, ma non hanno l’obbligo di divulgarli. Mediobanca ha, però, voluto rendere noti i suoi. In caso di scenario avverso, l’11,46% risultante è più basso di meno dell’1% rispetto al ratio ottenuto a dicembre.

Allargando lo sguardo al di fuori dei nostri confini, l’istituto più solido risulta la tedesca Nrw Bank (Cet1 sotto shock addirittura al 35,40%), ma le ben più note connazionali Deutsche Bank e Commerzbank navigano nei bassifondi della classifica. Primo posto a parte, la top ten è quasi del tutto affare della Scandinavia, con quattro banche svedesi (Swedbank, Svenska Handelsbanken, Skandinaviska Enskilda Banken e Nordea Bank), due danesi (Nykredit Realkredit e Danske Bank), una finlandese (Op-Pohjola Osk) e una norvegese (Dnb Bank Group). A interrompere il “dominio” un solo istituto, comunque del nord: l’olandese N.V Bank Nederlandse. Per trovare la prima vera “big” bisogna arrivare al dodicesimo posto di Crédit Mutuel, che comunque è appena la quinta banca francese e la sedicesima europea per asset.