Niente più retribuzioni pagate in contanti. Dal 1° luglio i datori di lavoro sono obbligati a versare lo stipendio ai lavoratori dipendenti e ai collaboratori mediante mezzi di pagamento in grado di assicurare la tracciabilità del movimento di denaro. A prevederlo la legge di Bilancio 2018 (articolo 1, commi 910-913).
Ad essere interessati sono i rapporti di lavoro dipendente (a tempo indeterminato, a tempo determinato, parziale, eccetera) e i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. Escluse, invece, le prestazioni di tipo occasionale. Fuori anche i rapporti di lavoro instaurati con le Pa e quelli riguardanti i servizi familiari e domestici.
In caso di violazione della disposizione, la sottoscrizione della busta paga non è prova dell’avvenuto pagamento e viene applicata una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.
Ma il limite all’uso del contante riguarda anche altri casi. Come sottolineato da un articolo del Sole 24 Ore, ad esempio, le norme antiriciclaggio (articolo 49 del Dlgs 231/2007) prevedono il divieto di trasferire denaro in favore di soggetti diversi per importi pari o superiori a 3.000 euro. Il limite riguarda anche i titoli al portatore.
Le prestazioni effettuate dai commercianti verso turisti e viaggiatori extracomunitari, poi, non possono superare i 9.999,99 euro. Ma c’è anche il capitolo pensioni: dal 1° aprile 2012 le pensioni di importo mensile superiore a 1.000 euro devono essere accreditate su un conto corrente bancario o postale, su un libretto postale o su una carta prepagata.
È, infine, vietato viaggiare con denaro contante al seguito uscendo dall’Italia o facendovi rientro per importi superiori a 10.000 euro. In tal caso bisogna rendere apposita dichiarazione valutaria in dogana.
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