La previdenza complementare italiana cresce, ma non abbastanza. Secondo Deloitte, alla fine del 2024 le risorse accumulate dai fondi pensione ammontavano a 243,4 miliardi di euro, in aumento dell’8,5% sull’anno precedente. Nel 2025 il sistema ha raggiunto 10,4 milioni di iscritti distribuiti in 273 forme pensionistiche, con circa 262 miliardi destinati alle prestazioni. La corsa è proseguita nei primi sei mesi del 2026, quando le risorse sono salite a 273,2 miliardi (+4,3% rispetto a fine 2025) e gli iscritti hanno sfiorato quota 11 milioni. Numeri che appaiono solidi, ma che cambiano aspetto se confrontati con quelli degli altri Paesi europei.
Italia ed Europa a confronto
Lo studio “La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo”, elaborato da rappresentanti dei principali fondi pensione italiani con il supporto tecnico di Deloitte e Mefop, mette a confronto undici sistemi pensionistici: Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera. Il quadro che emerge è quello di due Europe: da una parte Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito, con sistemi complementari maturi e consolidati; dall’altra Germania, Francia, Italia e Spagna, dove la penetrazione resta significativamente più bassa.
Il divario con l’Europa: 11,6% del Pil contro il 92,3% dei Paesi Bassi
Il dato che più colpisce riguarda il peso dei fondi pensione rispetto alla ricchezza nazionale. In Italia gli asset gestiti nel 2024 erano pari a 243 miliardi, cioè l’11,6% del Pil. Nei Paesi con adesione obbligatoria il rapporto è di un altro ordine di grandezza: il Regno Unito gestisce 2.360 miliardi di euro, pari al 63,8% del Pil, mentre i Paesi Bassi arrivano a 1.700 miliardi, il 92,3% del Pil. La differenza dipende in gran parte dai meccanismi di partecipazione: i sistemi osservati vanno dall’adesione volontaria a quella automatica, obbligatoria o incentivata dalla contrattazione collettiva, e l’esperienza internazionale dimostra che la combinazione tra regole di adesione, incentivi fiscali e contribuzione datoriale incide in modo determinante sui livelli di partecipazione.
Pensioni, la questione italiana
Il problema, per l’Italia, è che a una previdenza complementare ancora poco sviluppata corrisponde un sistema pubblico sempre più sotto pressione. Secondo i dati INPS, le prestazioni pensionistiche vigenti al 31 dicembre 2024 sono costate 364,1 miliardi di euro all’anno, con un aumento di un punto percentuale del rapporto tra spesa previdenziale e Pil: il dato più alto tra tutti i Paesi analizzati. A pesare è la demografia, come ha sottolineato Fabio Pompei, CEO di Deloitte, aprendo i lavori: l’invecchiamento della popolazione e la riduzione delle coorti in età lavorativa stanno contraendo la base contributiva dei sistemi pubblici in tutte le principali economie europee.
Educazione finanziaria e intelligenza artificiale: le due variabili del futuro
Il rapporto individua nell’educazione finanziaria una condizione abilitante per far crescere l’adesione, soprattutto tra giovani, donne e categorie meno coperte. Il quadro scolastico è però contraddittorio: il 71,3% dei presidi e il 55,4% dei docenti dichiarano di essere attivi sull’educazione finanziaria, ma i temi previdenziali, assicurativi e di digitalizzazione degli investimenti restano poco trattati. Intanto il 21% dei giovani indica i social media e gli amici come primo impulso al risparmio pensionistico. “Una previdenza compresa è una previdenza più forte”, ha commentato Maria Ida Germontani, giurista d’impresa ed ex senatrice, che ha richiamato la lunga strada ancora da percorrere per ridurre il divario con il mercato europeo e anglosassone.
AI e automazione variabili chiave
Sul fronte del lavoro, l’ingresso dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, che secondo Eurostat coinvolge il 16,4% delle imprese italiane contro il 20% della media Ue, ha effetti ambivalenti: può sostenere la produttività nel medio-lungo periodo, ma accrescere nel breve la discontinuità delle carriere e delle contribuzioni, rendendo più difficile maturare una pensione adeguata. Il presidente dell’INPS Gabriele Fava ha rilanciato con una proposta concreta: un libretto di risparmio per ogni nuovo nato, con una dote iniziale di 1.000 euro, per avviare fin dal primo giorno di vita un percorso di previdenza complementare. “Non servono promesse, servono strumenti”, ha detto.
Come investono i fondi: tanti titoli di Stato, spazio per le infrastrutture
Sul piano degli investimenti, i portafogli dei fondi pensione europei sono composti soprattutto da titoli di debito e azioni, con quote variabili di immobili, fondi di investimento e attività alternative, e una crescente esposizione azionaria alla ricerca di rendimenti più alti nel lungo periodo. L’Italia si distingue per l’elevato peso dei titoli pubblici: circa 80 miliardi di euro, pari al 38,5% del patrimonio, la percentuale più alta del campione, a cui si aggiungono 35,3 miliardi (17%) in altri titoli di debito. Una quota, quest’ultima, inferiore a quella di Belgio (77%) e Regno Unito (62%).
Il rapporto osserva che questa composizione sarebbe compatibile con una maggiore presenza di fondi alternativi dedicati a infrastrutture e progetti di interesse pubblico, purché garantiscano rendimenti comparabili a quelli dei titoli obbligazionari sulle stesse scadenze. È la linea indicata anche da Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, secondo cui i fondi pensione saranno chiamati a un ruolo crescente nel finanziamento dell’economia reale, tra infrastrutture, imprese e progetti di sviluppo sostenibile.
Fisco e regole europee: verso più armonizzazione
L’Italia dispone di un sistema articolato di agevolazioni che comprende la deducibilità dei contributi, la tassazione agevolata dei rendimenti e un trattamento fiscale delle prestazioni via via più favorevole in base alla durata della partecipazione. Nel confronto con gli altri Paesi emerge un sostanziale allineamento delle categorie di incentivi, e il rapporto suggerisce che un’omogeneizzazione porterebbe benefici in termini di semplificazione e confrontabilità tra i sistemi. Sul fronte europeo, la Savings and Investments Union, la revisione della Direttiva IORP II e del Regolamento PEPP, insieme alle raccomandazioni su auto-enrolment e sistemi di tracciamento pensionistico, indicano la direzione: più partecipazione e maggiore integrazione tra i sistemi pensionistici complementari del continente.








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