Notizie su mercato immobiliare ed economia

Agevolazioni prima casa, quel che conta è la destinazione dell’immobile al momento dell’acquisto

Gtres
Gtres
Autore: Redazione

Con la sentenza n. 13312 del 28 giugno 2016 la Cassazione ha stabilito che al fine di stabilire la spettanza o meno dell’agevolazione prima casa, occorre fare riferimento alla nozione di abitazione “non di lusso” vigente al momento dell’acquisto e non a quello della costruzione.

La Corte di Cassazione si è pronunciata in seguito all’impugnazione di un avviso di liquidazione ai fini Iva con il quale l’Ufficio recuperava l’imposta dovuta a seguito della revoca delle agevolazioni prima casa in quanto l’abitazione in questione si trova in area destinata a ville con giardino dal Piano Regolatore Generale. La contribuente opponeva che la destinazione di PRG era successiva alla costruzione dell’immobile e, quindi, irrilevante.

La Commissione adita ha accolto il ricorso affermando l’inapplicabilità “retroattiva” del regolamento urbanistico e la necessità di far riferimento al tempo della costruzione (e non a quello dell’acquisto) e alla singole caratteristiche di lusso previste nel d.m. 2 agosto 1969 se riscontrabili nel caso. La decisione è riformata in appello, con la sentenza in epigrafe, che è andata di contrario avviso a quello espresso dal giudice di prime cure. Avverso tale sentenza, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione.

La Corte di Cassazione, mediante la sentenza n. 13312/2016, ha ritenuto che il ricorso non è fondato affermando che “in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, l’immobile sito in zona qualificata dallo strumento urbanistico comunale come destinata a ville con giardino deve essere ritenuto abitazione di lusso, ai sensi dell’art. 1 del d.m. Lavori pubblici 2 agosto 1969, indipendentemente da una valutazione delle sue caratteristiche intrinseche costruttive, rilevando non già le caratteristiche di lusso intrinseche all’edificio qualificato come ‘villa’, bensì la collocazione urbanistica, la quale costituisce indice di particolare prestigio, e risulta, quindi, caratteristica idonea, di per sé, a qualificare l’immobile come di lusso” (Corte di Cassazione, sentenza n. 2755 del 2012).

La Suprema Corte ha precisato che la sentenza impugnata fa coerente applicazione del suddetto principio e supporta la propria decisione con adeguata motivazione facendo riferimento specifico alle pronunce di questa Corte relative alla riconosciuta rilevanza del tempo dell’acquisto, e non di quello di costruzione, per la determinazione delle caratteristiche di lusso di un’abitazione. Un indirizzo al quale il Collegio intende dare continuità, pur essendo consapevole dell’esistenza di un precedente difforme, costituito dall’ordinanza della Sesta sezione civile n. 3080 del 2014, che in fattispecie analoga ha ritenuto doversi far riferimento al tempo della costruzione, costruendo tuttavia un’equazione tra collocazione urbanistica e caratteristiche tipologiche della costruzione che sembra in verità estranea al sistema normativo quale esso emerge dalla ricordata pronuncia n. 2755 del 2012.

La Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale, “al fine di stabilire la spettanza o meno dell’agevolazione de qua, occorre fare riferimento alla nozione di abitazione non di lusso vigente al momento dell’acquisto, e non a quello della costruzione”, principio che “risponde ad evidenti criteri di ragionevolezza e di equità contributiva” (Corte di Cassazione, sentenza n. 10196 del 2016).

La Corte ha quindi sottolineato: “Nell’ipotesi che è oggetto specifico della controversia in esame è evidente il risultato sperequativo che si realizzerebbe ove a due unità immobiliari, entrambe collocate in area urbanistica destinata a ‘ville con giardino’ secondo le previsioni di piano, si attribuissero le caratteristiche di lusso solo a quella che sia stata costruita dopo l’approvazione dello strumento urbanistico, e non anche a quella già costruita in precedenza ma insistente sulla stessa zona, pur godendo entrambe dei medesimi vantaggi di ‘arricchimento’ per ‘accrescimento di valore’ derivanti dalla collocazione delle stesse in ‘zona di pregio’. Tanto più che la (sola) collocazione di zona (e non anche specifiche caratteristiche costruttive) è secondo la norma la ragione dell’inclusione dell’abitazione tra quelle classificabili ‘di lusso’”.