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Agenzia delle Entrate Riscossione, come funziona il pignoramento del conto corrente

Autore: Redazione

Nel caso in cui un debitore riceva una cartella esattoriale e non effettui il pagamento, l’ente di riscossione può procedere al pignoramento del conto corrente. Ma ci sono dei limiti e non sempre è possibile.

Se il debitore è titolare di un conto corrente privo di alcuna somma depositata o in perdita o su cui è aperto un affidamento, il pignoramento non può avvenire. Nel caso in cui, ciò nonostante, l’Agenzia delle Entrate Riscossione dovesse ugualmente notificare gli atti, la banca le comunicherebbe che sul conto non vi è disponibilità di denaro e il pignoramento presso terzi si chiuderebbe con esito negativo.

Se, invece, il conto corrente contiene solo redditi di lavoro dipendente o di pensione, il pignoramento non è consentito entro una determinata somma: fino a 1.344,21 euro (il triplo dell’assegno sociale) è vietato ogni pignoramento che potrebbe, eventualmente, estendersi sull’eventuale eccedenza. Per tutti gli accrediti successivi (di stipendio o pensione) il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/5.

Limite pignoramento dello stipendio

Nel caso in cui il pignoramento dello stipendio avvenga presso il datore di lavoro, il limite massimo è di 1/10 del netto della busta paga se questa non raggiunge 2.500 euro.

Se invece la busta paga è compresa tra 2.500 e 5.000 euro, il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/7. Per importi superiori il limite è di 1/5.

Limite pignoramento della pensione

Nel caso in cui il pignoramento della pensione avvenga direttamente in capo all’ente previdenziale:

  • il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/10 della pensione, se questa non raggiunge 2.500 euro; se invece la pensione è compresa tra 2.500 e 5.000 euro, il pignoramento può avvenire fino a massimo 1/7; per importi superiori il limite è di 1/5;
  • tali percentuali non si applicano su tutta la pensione, ma su quella parte che eccede il cosiddetto minimo vitale, pari all’assegno sociale (per il 2017 è di 448,07 euro) aumentato della metà (quindi di 224,93 euro): il minimo vitale nel 2017 è pari a 672,10 euro.