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Come funziona il bonus ristrutturazione per un’attività commerciale

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Autore: Redazione

Anche la ristrutturazione di un’attività commerciale gode di agevolazioni fiscali. Vediamo nel dettaglio come funziona la detrazione per questo tipo di locale.

La detrazione per i lavori di ristrutturazione edilizia è uno dei bonus di maggior successo, non solo per la casa. Permette di beneficiare del rimborso Irpef del 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 96.000 euro.

E non fa eccezione nemmeno la ristrutturazione di un negozio o di un locale di attività commerciale in generale, la cui detrazione per i costi dei lavori sarà da dividere in 10 quote annuali. La proroga prevista per il 2019 considera anche il bonus mobili, ovvero la detrazione del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe A+ o superiore, fino ad un massimo di 10mila euro.

Chi ristruttura un locale commerciale in una zona a elevato rischio sismico (come sono le zone 1, 2 e 3) e interviene per migliorare l’efficienza antisismica, ha diritto a una detrazione d’imposta del 50% sulle spese sborsate se esegue i lavori entro il 31 dicembre 2021.

Se la ristrutturazione del locale commerciale considera anche interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, come ad esempio la realizzazione di un cappotto termico, oppure la sostituzione del vecchio impianto di riscaldamento con uno nuovo a basso consumo, è possibile fruire dell’ecobonus con conseguente detrazione d’imposta del 65% sulle spese.

Per i locali commerciali, che sono parte integrante di un condominio, valgono anche le agevolazioni fiscali relative alle spese per interventi sulle parti comuni con rimborso del 70-75% delle spese sostenute in base al livello di miglioramento dell’efficienza energetica ottenuta dall’edificio.

In ogni caso, la ristrutturazione un locale commerciale deve rispettare la normativa in vigore e deve soddisfare tutta una serie di requisiti, che prevedono regole rigorose:

  • l’altezza dei locali commerciali a partire da un minimo di 2,50 metri;
  • l’altezza dei locali accessori quali ad esempio il bagno a partire da un minimo di 2,40 metri;
  • in termini di superficie vengono consigliati almeno 12 metri quadrati, ma molto dipende dal volume dell’affollamento stimato;
  • laddove si parla di illuminazione naturale deve essere distribuita in maniera omogenea e rappresentare almeno il 10% della superficie calpestabile;
  • al locale deve essere garantita una areazione naturale grazie alla presenza di porte e finestre almeno per una percentuale pari al 10% della superficie se il locale è collocato sotto 400 metri sul livello del mare. La percentuale passa all’8,33% nel caso in cui il locale risulti collocato oltre i 400 metri sul livello del mare e si riduce al 6,66% se si tratta di centro storico.