A metà 2025, durante i lavori della Commissione Bilancio del Senato, è stato dato il via libera all’emendamento 120.57 alla legge di bilancio 2026, che apporta rilevanti cambiamenti nell’organizzazione delle attività degli uffici tributi dei Comuni, intervenendo in particolare sui termini di approvazione del PEF e delle tariffe TARI.
Cambia la scadenza per la TARI 2026 e a partire da quest’anno, tanto la tassa sui rifiuti quanto il PEF, dovranno essere deliberati entro il 31 luglio di ogni anno, e non più entro il 30 aprile come accadeva fino a ora. Non si tratta di una proroga temporanea, bensì di una revisione strutturale e definitiva della scadenza, valida non solo per il 2026, ma anche per gli anni a venire.
Cosa cambia nel 2026 per la TARI?
Il 2026 porta con sé alcune novità rilevanti per la TARI, la principale imposta locale che finanzia il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani in Italia. Tra queste troviamo anche le nuove indicazioni sulla rottamazione quinquies nella quale rientrano TARI e IMU. Da una parte viene mantenuta la struttura di base, dall’altra il tributo vedrà importanti aggiornamenti in termini di tempi di approvazione delle tariffe, nuove regole per il calcolo, scadenze e agevolazioni.
In primis, un emendamento alla legge di bilancio 2026 fa slittare dal 30 aprile al 31 luglio di ogni anno il termine per l’approvazione da parte dei Comuni, delle tariffe e dei regolamenti TARI. Viene altresì spostata al 31 luglio la scadenza dell’approvazione del PEF 2026, ossia del piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Un’altra novità è che a partire dal 2026 viene adottato un nuovo metodo tariffario definito da ARERA, che aggiorna i criteri di calcolo per il periodo 2026-2029 e mira a rendere il costo della TARI più coerente con i costi reali del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
A cambiare per la TARI nel 2026 è anche il calendario dei pagamenti, visto che molti Comuni stanno adottando scadenze più diluite durante l’anno, invece di concentrare i pagamenti in un paio di mesi, al fine di distribuire il carico economico in un arco di tempo pù esteso nel corso dell’anno. Infine, per il 2026 si segnalano novità anche su agevolazioni e sconti, con l’entrata in vigore dall’1 gennaio scorso di un bonus sociale per la TARI, da destinare a famigliare con un ISEE basso.
Quando si paga la TARI 2026?
La TARI è una tassa annuale, ma le date di pagamento non sono uniformi a livello nazionale e dipendono dal singolo Comune. Ogni ente locale, infatti, stabilisce nel proprio regolamento tributario comunale i termini di versamento, sulla base delle normative generali. In generale le scadenze prevedono tre tranche:
- 1° acconto: generalmente tra fine aprile e fine giugno;
- 2° acconto: fine luglio;
- saldo annuale: tra novembre e dicembre.
Alcune grandi città hanno già definito i propri termini per l’anno in scorso, come nel caso della TARI 2026 a Roma, dove da quest’anno il tributo sarà versato non più in tre rate, come accaduto fino al 2025, ma in quattro: la prima rata o in un’unica soluzione con scadenza il 31 marzo, la seconda il 31 maggio, la terza il 31 agosto e la quarta il 30 novembre 2026.
Qual è la scadenza per il pagamento della TARI nel 2026?
La scadenza per il pagamento della TARI nel 2026 varia a seconda del luogo di residenza o ubicazione dell’immobile, ma il principio generale è che il termine di versamento dell’acconto e del saldo TARI 2026 è stabilito dal Comune con proprio regolamento. Se si opta per una rata unica, di solito si versa entro la prima delle scadenze annuali indicate dal Comune, che in futuro saranno quattro e precisamente:
- 28 febbraio;
- 31 maggio;
- 31 agosto;
- 30 novembre.
Le tariffe TARI per il 2026
Come per le scadenze, anche le tariffe della TARI non sono uniformi su tutto il territorio nazionale, ma sono determinate annualmente da ciascun Comune in base a tre variabili chiave. Anche per il 2026 si confermano una quota fissa, una quota variabile e un tributo provinciale:
- quota fissa: serve a coprire i costi essenziali del servizio ed è proporzionata ai metri quadrati dell’immobile.
- quota variabile: rapportata alla produzione presunta di rifiuti e stimata in base al numero dei componenti del nucleo familiare o alla tipologia di utenza;
- tributo provinciale o TEFA: componente aggiuntiva destinata alle province o città metropolitane.
Dal 2026 viene adottato il nuovo metodo tariffario MTR-3 definito da ARERA, in conseguenza del quale si potranno avere aumenti della TARI fino al 9%. Questo deriva dalla somma di 3 voci: inflazione programmata (fino al 2%), recupero di produttività (0,1%) e coefficiente di potenziamento Ka (fino al 7%).
Bonus TARI 2026: cos’è e come funziona
Tra le novità di quest’anno si segnala anche il bonus TARI 2026, un’agevolazione economica per le famiglie con redditi più bassi. Si tratta di uno sconto del 25% sulla tassa rifiuti riconosciuto in modo automatico a favore dei nuclei familiari in difficoltà economica e in particolare di quelli che rientrano in una delle seguenti condizioni:
- ISEE fino a 9.530 euro nel 2025;
- ISEE fino a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno 4 figli a carico.
Non serve fare una domanda formale per il bonus TARI 2026, che viene riconosciuto automaticamente se il contribuente ha presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e ha ottenuto l’attestazione ISEE nei limiti previsti. Il bonus viene applicato direttamente in bolletta o nell’avviso di pagamento TARI, riducendo il totale da pagare di un 25%.








per commentare devi effettuare il login con il tuo account