Il regime forfettario è tornato al centro del dibattito fiscale italiano. Nelle ultime ore molti titolari di Partita IVA stanno seguendo da vicino le decisioni della Commissione europea che, nel suo Country Report 2026 pubblicato il 3 giugno, ha formalmente raccomandato all'Italia di riformare il sistema di agevolazioni per i lavoratori autonomi, regime forfettario compreso. Ma cosa chiede esattamente Bruxelles? Cosa rischia chi applica oggi la flat tax al 15%? E soprattutto: il regime forfettario è davvero a rischio? Ecco tutto quello che c'è da sapere.
Cos'è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato a lavoratori autonomi e piccoli imprenditori con ricavi o compensi fino a 85.000 euro annui. I suoi punti di forza principali sono:
- Aliquota flat al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività per le nuove partite IVA)
- Esonero da IVA, dichiarazione IVA e relativa liquidazione
- Contabilità semplificata: niente registri contabili obbligatori
- Esonero dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale)
- Calcolo del reddito imponibile su base forfettaria, tramite coefficienti di redditività per categoria
Questi vantaggi lo rendono strutturalmente conveniente rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria, che prevede aliquote progressive fino al 43%.
Cosa chiede l'UE all'Italia sul regime forfettario
Nel Country Report 2026, documento con cui la Commissione europea analizza la situazione economica e fiscale degli Stati membri, l'Italia ha ricevuto una raccomandazione esplicita: rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, intervenendo su evasione fiscale, cuneo fiscale e agevolazioni considerate distorsive — tra cui quelle per i lavoratori autonomi.
Non è la prima volta. Bruxelles aveva già sollevato la questione nel 2024 e nel 2025, ma la pressione è aumentata in modo significativo nel 2026. Le raccomandazioni europee si basano su dati concreti e difficili da ignorare:
- Il tax gap dei lavoratori autonomi in Italia raggiunge il 59,8%, secondo il documento europeo Mind the Gap pubblicato a dicembre 2025. Significa che quasi 6 euro su 10 di imposte teoricamente dovute non vengono versate.
- Le cosiddette tax expenditures — le agevolazioni fiscali di vario tipo — valgono complessivamente 119 miliardi di euro di mancato gettito nel 2025, pari al 5,8% del PIL italiano.
- Il mancato gettito stimato solo per il regime forfettario e misure simili ammonta a circa 37 miliardi di euro all'anno.
Perché l'UE considera il regime forfettario "distorsivo"
Il punto centrale della critica europea è la mancanza di equità orizzontale: un lavoratore dipendente con 50.000 euro di reddito paga l'IRPEF con aliquote progressive, mentre un professionista in regime forfettario con lo stesso reddito paga il 15% flat. Questa disparità, secondo la Commissione, riduce la progressività del sistema tributario e può incentivare la trasformazione fittizia di rapporti di lavoro dipendente in partite IVA forfettarie.
In quasi tutti i Paesi UE i lavoratori autonomi sono soggetti alla tassazione progressiva sul reddito personale, con deduzioni sui costi effettivi. Regimi semplificati esistono, ma in genere riguardano la burocrazia, non l'aliquota fiscale.
Si rischia una procedura di infrazione?
Secondo alcune fonti, la UE avrebbe avviato o starebbe valutando una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia proprio in relazione al regime forfettario. Si tratta di uno strumento formale con cui la Commissione può contestare a uno Stato membro la violazione del diritto comunitario o il mancato rispetto delle raccomandazioni ripetute nel tempo.
Al momento il governo italiano non ha annunciato modifiche al regime per il 2026, che mantiene il limite di 85.000 euro e le stesse regole degli anni precedenti. Tuttavia, l'intensificarsi della pressione europea rende sempre più probabile un intervento nel medio termine.
Cosa potrebbe cambiare per le Partite IVA
Se l'Italia dovesse recepire le raccomandazioni europee, gli scenari sul tavolo sono principalmente tre:
- Abbassamento della soglia di accesso: Ridurre il limite da 85.000 a una soglia inferiore (es. 65.000 euro) limiterebbe la platea dei beneficiari, colpendo i professionisti con redditi più elevati.
- Introduzione di aliquote progressive anche nel forfettario: Un'aliquota crescente in base al reddito (es. 15% fino a 30.000 euro, 20% fino a 65.000, ecc.) renderebbe il regime più equo secondo i parametri europei.
- Eliminazione o trasformazione radicale del regime: L'ipotesi più drastica, e al momento meno probabile sul piano politico, prevede la completa eliminazione del forfettario a favore di un regime semplificato ma con tassazione ordinaria.








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