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Come cambia il senato dopo il via libera al ddl di riforma

Autore: Redazione

Il consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl che cambierà il senato e il titolo v della costituzione, ovvero quella parte relativa alla disciplina delle regioni, delle province e dei comuni. Per il presidente del consiglio Matteo renzi si tratta di una "grandissima svolta per la politica e le istituzioni". L'obiettivo del premier ora è arrivare all'ok della prima lettura del ddl al senato entro le elezioni europee del 25 maggio

La riunione dell'esecutivo, con la quale è stato dato il via libera al disegno di legge costituzionale, è durata poco meno di due ore, ma tante sono state le polemiche che l'hanno preceduta. Renzi ha così commentato l'approvazione del ddl: "mettiamo la parola fine a un dibattito trentennale. Voglio essere l'ultimo presidente del consiglio ad avere ricevuto il voto di fiducia di palazzo madama"

Ma ecco cosa prevede la riforma del senato:

- Il senato non sarà più un organo legislativo con pieni poteri

- Il senato sarà un organo consultivo e voterà le modifiche alle leggi

- Il senato non voterà più la legge di bilancio e la fiducia al governo

- Il senato non sarà più elettivo e i senatori non riceveranno più l'indennità

- Il senato sarà formato dagli ex presidenti della repubblica e dai senatori a vita e da alcuni rappresentanti delle regioni e dei comuni. Sarà composto da 148 persone: 21 nominati dal presidente della repubblica e 127 rappresentanti dei consigli regionali e dei comuni

- La nuova assemblea di palazzo madama si chiamerà senato delle autonomie

Il ddl costituzionale prevede anche una revisione del titolo v della costituzione, con il riordino della ripartizione di competenze tra stato e regioni, e l'abolizione del cnel, il consiglio nazionale dell'economia e del lavoro

Ma ricordiamo come avviene un procedimento di revisione costituzionale il progetto di legge costituzionale deve essere deliberato due volte da parte di ciascuna camera e fra la prima e la seconda deliberazione deve intercorrere un intervallo non inferiore a tre mesi; il progetto di legge costituzionale deve essere approvato, nella seconda votazione, dalla maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera. Dopodiché ci sono tre mesi di tempo entro i quali 500mila elettori, un quinto dei membri di ciascuna camera o cinque consigli regionali possono richiedere che il progetto di legge costituzionale sia sottoposto a referendum popolare. Se nei tre mesi di pausa la richiesta di referendum non viene presentata, la legge viene approvata automaticamente. Il referendum non ha luogo se nella seconda votazione il progetto di legge costituzionale viene approvato da ciascuna camera a maggioranza di due terzi dei suoi componenti

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