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Brexit: quali le possibili conseguenze per l'italia?

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Il 23 giugno 2016 è una delle date più importanti nella storia dell'Unione Europea. Per la prima volta uno dei Paesi membri, peraltro storico, potrebbe abbandonare l'Unione e farlo per volontà popolare, attraverso referendum. Dello spauracchio “Brexit” si parla ormai da più di un anno, ma quali potrebbero essere le conseguenze per l'Italia?

Il primo a sventolarne il fantasma è stato il premier David Cameron che, però, incassati i risultati voluti dalla rinegoziazione dei trattati, si è poi messo a fare campagna per il “no”, quando ormai la consultazione era diventata, da promessa elettorale, a realtà.

Il Regno Unito non è “socio” fondatore dell'allora Comunità economica europea, ma fu, nel 1973, fra i primi tre Paesi ad aggiungere ai 6 iniziali. Ha sempre goduto di uno status speciale, con regole che differiscono da quelle di altri membri, non solo per la mancata adesione alla moneta unica.

Coloro che, nel Paese e al di fuori di esso, vorrebbero scongiurare una vittoria dei favorevoli all'uscita, insistono innanzitutto su paventati disastri economici che essa potrebbe causare. Fra questi lo stesso Tesoro britannico, che stima una contrazione repentina del 3,6% del Prodotto interno lordo. Questo lo scenario definito più probabile. Il peggiore, sempre secondo i conti fatti dal governo londinese, sarebbe un -6 per cento. Altri studi prevedono una contrazione, nei prossimi anni, che potrà arrivare fino al 12 per cento prima di invertire la rotta.

Il fronte del “sì”, ovviamente, bolla tali dati come propaganda terroristica. Se dentro i confini britannici si temono gli effetti diretti della Brexit, nel resto d'Europa c'è preoccupazione per tutti quelli a cascata che ne potrebbero derivare.

Il primo dei quali è essenzialmente politico: una vittoria dell'opzione “out” potrebbe far da volano ai movimenti anti-europeisti sparsi per il continente, dando loro forza tale da arrivare anche altrove a chiedere referendum del medesimo tenore. Stando a una ricerca paneuropea dell'Istituto Ipsos, la volontà di esprimersi è diffusa in parecchi Paesi. In Italia ha risposto così il 58% degli intervistati. E coloro che voterebbero per restare nell'Unione sono appena una manciata in più di quelli che voterebbero contro.

Brexit conseguenze economiche

Senza addentrarsi in quelle che sarebbero le conseguenze sull'economia nostrana di una Italexit, torniamo a quelle che potrebbero arrivare dall'esito del referendum del 23 giugno. Il mercato britannico è il primo, in Europa, per l'interscambio con il made in Italy. Il secondo in assoluto dietro a quello con gli Stati Uniti.

Nel 2015 si è registrato un surplus della bilancia commerciale pari a 12 miliardi di euro, oltre un quarto del totale dell'attivo dello scorso anno. Nel Regno Unito sono stati esportati beni e servizi per un valore di 22,5 miliardi di euro (pari al 5,4% dell’intero export nazionale), con un aumento del 7,4% rispetto al 2014 (il doppio dell'incremento globale delle nostre vendite all'estero). Le importazioni, invece, sono state pari a 10,6 miliardi di euro. E non si tratta di un risultato episodico, ma di un trend continuo, con una forte impennata negli quattro anni. Si esportano soprattutto autoveicoli, abbigliamento, macchinari, medicinali, vino e mobili.

Anche a livello di investimenti, le relazioni tra i due Paesi sono importanti: tra il 2009 e il 2015, secondo i dati della Camera di commercio italiana per il Regno Unito, i progetti di investimento di imprese italiane al di là della Manica sono stati 460 e hanno creato 9.750 posti di lavoro. Per contro, le imprese britanniche presenti in Italia sono 1.300.

La Brexit, ovviamente, non significa automaticamente la fine di tutto ciò, ma secondo Leonardo Simonelli Santi, presidente della Camera di Commercio italiana per il Regno Unito, “costituirebbe un enorme arretramento sia sotto il profilo politico che per quello commerciale e finanziario”. E, soprattutto, “qualunque modifica dello status quo genererebbe un clima di incertezza e di instabilità inaccettabili” che influirebbero sulle scelte degli investitori.

Di tale clima farebbero le spese anche i debiti pubblici dei Paesi periferici che, secondo Fitch, vedrebbero allargarsi gli spread sul rendimento rispetto a quelli più solidi. L'agenzia di rating non fa esplicitamente nomi, ma le turbolenze del recente passato inducono a pensare che l'Italia non ne sarebbe immune. Con conseguenze a catena su tutti i tassi di interesse.

Brexit conseguenze immigrati

Infine la mobilità dei lavoratori. Gli italiani residenti nel Regno Unito sono 155.000, la metà circa dei quali a Londra. Con l'eventuale sospensione della libera circolazione sarebbe a rischio soprattutto la manodopera non specializzata. Andare nella City in cerca di una qualsiasi occupazione diventerebbe opzione meno praticabile.