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Coronavirus e mercato immobiliare 2020, le previsioni di Wire Consulting

Il Ceo Cinel in web conference: "I fondamentali restano invariati"

Gtres
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Autore: floriana liuni

Diversi operatori del real estate internazionale si stanno interrogando su quale sarà l’impatto del coronavirus sui mercati immobiliari di riferimento. Oggi tocca a Wire Consulting che in una web conference ha illustrato la propria visione sul tema.

Real estate, cosa aspettarsi dopo il coronavirus

“La casa rimane un rifugio, ormai anche fisicamente, quindi nel lungo periodo non ci aspettiamo crolli dovuti al coronavirus dal punto di vista degli acquisti prima casa né di case come asset da investimento, - è il parere di massima del Ceo Angelo Cinel. – Discorso diverso per le seconde case, un mercato che sia in Italia che all’estero sarà più colpito date le limitazioni nei movimenti. In Italia il mercato delle seconde case acquistate da stranieri stava diventando una via sempre più interessante di ripresa, purtroppo ha dovuto subire una frenata”.

In sostanza, il coronavirus ha posto uno stop, quando non una perdita, alla crescita mondiale del mercato; tuttavia si tratterà di un evento momentaneo, tanto più impattante quando meno la situazione di partenza era solida.

Non crediamo che questo fenomeno cambierà troppo le carte in tavola, - afferma Cinel. - L’impatto sui mercati in cui operiamo sarà senz’altro negativo ma non pensiamo che nel lungo periodo ci sarà un cambiamento di leadership nelle aspettative di ritorni di investimento attesi. Le città che già stabilmente erano in cima alla classifica dei rendimenti attesi continueranno ad esserlo. New York, Londra e Parigi, ad esempio, presentano dinamiche stabili che non verranno sconvolte nel lungo periodo dalla contingenza presente”.

Real estate londinese, come ha reagito all'epidemia

Questa convinzione, che ovviamente non ha pretese scientifiche, trae fondamento non tanto dalla possibilità di fare reali previsioni sull’impatto del Covid sul mercato ma dall’analisi di altre situazioni simili verificatesi in precedenza.

“Il mercato britannico nel marzo 2009 scontava un forte impatto dovuto all’influenza suina – ricorda il Ceo di Wire Consulting, - tuttavia già 12 mesi dopo i valori in generale erano aumentati del 10%, con punte del 15% nella city londinese. L’impatto negativo era dunque durato un trimestre per poi cedere al riapprezzamento anche grazie al sentiment degli investitori che avevano intenzione di riprendere le transazioni appena possibile, sia come vendor che come buyer. È quindi lecito pensare che anche in un momento come quello presente chi abbia intenzione di investire stia solo aspettando di poter tornare a farlo”.

Real estate, le città in cui investire prima del coronavirus

In particolare, dove si concentravano, prima del Covid, le attenzioni degli investitori? “In uno scenario internazionale, su circa 120 località mondiali, studi elaborati da Wire Consulting mappavano secondo una serie di fondamentali socio economici le mete in cui il comparto residenziale avrebbe potuto apprezzarsi di più nel 2020. La top 10 di questo studio era: New York, Londra, Parigi, Hong Kong, Los Angeles, Chicago, Singapore, Shanghai, Washington, San Francisco”. Secondo Wire Consulting, poiché i fondamentali di queste città nel lungo periodo non cambiano, non si ha ragione di credere che il Covid possa sconvolgere questa classifica quanto a redditività attesa dagli investitori.

Wire Consulting
Wire Consulting

Londra in particolare – precisa Cinel, - ha già pagato lo scotto della Brexit con cali nei valori anche dell’8% e diminuzione dell’offerta da parte di owner che hanno preferito attendere tempi migliori prima di rimettere le proprietà sul mercato. Ma, come in passato, se la crescita era bene impostata, probabilmente riprenderà appena possibile. Lo stesso dicasi per il mercato americano, dato che la classifica di cui sopra era occupata da ben cinque città statunitensi. Un mercato come quello Usa, che godeva di buona salute ed era impostato per una crescita, ora sembra molto colpito ma tutto va messo in prospettiva. I contagi sulla popolazione totale hanno minore impatto che altrove e anche l’impatto economico, rapportato all’economia sana, sarà minore”.

Il mercato immobiliare italiano dopo il coroavirus

Cosa dire rispetto al real estate italiano? Angelo Cinel si rifà ai dati Nomisma per dare una risposta. “Nomisma evidenziava una disponibilità di spesa degli italiani già non entusiasmante prima della pandemia; gli scenari post Covid, sia quello più duro che quello più blando, vedono per forza di cose un ulteriore calo. E, dal momento che la disponibilità di spesa è uno dei fondamentali per la crescita delle transazioni immobiliari, senz’altro questo è predittivo di un importante impatto sul mercato”.

Nomisma
Nomisma

“Il mercato immobiliare italiano- nota ancora Cinel, -  stava uscendo da una convalescenza. Con il Covid ha subito una forte ricaduta. Come per ogni malattia, se non si è completamente guariti non si è pronti per affrontarne una nuova. Il trend positivo degli ultimi 24 mesi nel mercato immobiliare italiano non era risolutivo perché, per quanto positivi, i dati sulle transazioni erano lontani da altri momenti di migliore salute del mercato. Idem per quanto riguarda i valori, che subiranno un impatto deciso sia per il residenziale che per il direzionale che per il retail. Va detto tuttavia, - conclude Cinel, - che gli scenari previsti da Nomisma non vedono discostamenti clamorosi nel caso di città particolarmente dinamiche, ma più gravi in contesti in cui la crescita era già prossima allo zero”.