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Conseguenze economiche del Covid sul settore immobiliare, i trend secondo Duff&Phelps

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Autore: Redazione

Le conseguenze economiche del coronavirus hanno inevitabilmente segnato anche l’andamento degli investimenti nel settore immobiliare in Italia nel corso del primo semestre del 2020. Ecco i dati di Duff & Phelps.

Investire nell'immobiliare, gli asset migliori nel 2020

Secondo quanto rilevato, il valore degli investimenti ha raggiunto i 3,5 miliardi di euro, registrando una contrazione del 32% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando avevano raggiunto i 5,1 miliardi di euro. In questo scenario, spicca il ruolo di Milano che nel primo semestre 2020 ha attratto 1,8 miliardi di euro, confermando di fatto l’ammontare dello stesso periodo del 2019.

Per quanto riguarda le diverse asset class, gli impatti sono stati piuttosto differenziati: il comparto uffici ha raccolto più della metà (il 53%) del totale degli investimenti nei primi sei mesi dell’anno, mostrando quindi una sostanziale tenuta pur con il dilagare dello smart working.

Buona performance anche per la logistica, grazie alla crescita dell’e-commerce nel periodo di lockdown, che raggiunge il 16% del valore complessivo degli investimenti. Le flessioni maggiori si evidenziano nei settori maggiormente colpiti dalle misure restrittive, che faticano a trovare spunti di ripresa, come quelli del retail, con una quota del 14% e dell’hospitality, che non va oltre il 12% del totale.

Investimenti esteri in immobiliare italiano

Analizzando la provenienza geografica degli investitori, lo studio Duff & Phelps mostra che, nel comparto office, del valore complessivo di 1,8 miliardi di euro nel primo semestre 2020, la parte del leone (il 67%) la fanno quelli domestici, seguiti a distanza dai tedeschi, con una quota del 15% e dagli statunitensi, che rappresentano il 12% del totale.

Relativamente al settore logistico, gli investitori italiani e inglesi, entrambi con una quota del 30%, si spartiscono la maggioranza degli investimenti, che raggiungono i 545 milioni di euro, seguiti dagli statunitensi con il 15%. Infine, i 421 milioni di euro del segmento hospitality arrivano per il 61% dall’Austria, seguita dagli investitori italiani con il 18% e da statunitensi e svizzeri, entrambi con il 9%.

Una comparazione a livello europeo, infine, evidenzia che, fra i maggiori Paesi, solo la Germania ha fatto registrare un aumento degli investimenti immobiliari nel primo semestre dell’anno, con un progresso del +16% rispetto al 2019. Nelle altre nazioni, le contrazioni vanno dal -10% e -15% rispettivamente di Francia e Regno Unito al -33% della Spagna. Nel valutare questi dati occorre anche tenere presente che nei vari Paesi europei la curva epidemiologica ha raggiunto picchi in periodi temporali differenti, e comunque con un ritardo rispetto all’Italia.