La presidenza Trump è tristemente famosa per un livello di altalenante parossismo che può investire da un momento all’altro qualsiasi settore, dai commerci alla geopolitica. Le ardite affermazioni del presidente (accompagnate troppo spesso da azioni), oltre a causare vittime reali, hanno anche innegabili effetti sui mercati finanziari, dai quali è difficile non immaginare che qualcuno, tra cui probabilmente lo stesso Trump, non tragga qualche vantaggio. Si tratta, in sintesi, di quello che gli addetti ai lavori hanno battezzato “Trump Trade”. Vediamo di che si tratta.
Che cos’è il Trump Trade
Quando gli investitori parlano di Trump Trade non si riferiscono semplicemente alla figura politica di Donald Trump, ma a un vero e proprio schema di comportamento dei mercati finanziari. Con questa espressione si indicano infatti i movimenti degli asset che emergono quando gli operatori finanziari anticipano – o reagiscono – alle politiche economiche, fiscali e geopolitiche associate alle affermazioni del presidente Usa.
Le origini del Trump Trade
Il concetto nasce dopo la vittoria elettorale del 2016, quando Wall Street scommise su un mix di deregolamentazione, tagli fiscali e massicci investimenti pubblici. In quel momento i mercati iniziarono a prezzare un contesto favorevole alle imprese e alla crescita economica americana. Negli anni successivi il Trump Trade si è evoluto, trasformandosi in qualcosa di più complesso: non riguarda più solo la politica economica interna degli Stati Uniti, ma anche il modo in cui Washington gestisce le tensioni globali.
Il giorno che rilanciò il Trump Trade
Per molti analisti il nuovo ciclo del Trump Trade ha un momento preciso di origine: il 13 luglio 2024. Quel giorno, mentre in Europa era notte fonda, a Butler, in Pennsylvania, un comizio elettorale di Trump fu interrotto da un attentato. Il candidato repubblicano venne messo in sicurezza dalla scorta mentre l’episodio faceva rapidamente il giro del mondo.
I mercati erano chiusi e si temeva un lunedì di forte turbolenza finanziaria. Invece accadde l’opposto: alla riapertura del 15 luglio, le Borse registrarono rialzi diffusi. Il messaggio degli investitori fu chiaro: al di là dell’episodio drammatico, molti operatori avevano già iniziato a scommettere su un ritorno delle politiche economiche pro-business associate a Trump.cDa quel momento lo slogan “Trump Trade” tornò a circolare a Wall Street.
Un anno sull’ottovolante per i mercati finanziari
Dopo la vittoria come 47º presidente degli Stati Uniti, Trump ha messo alla prova i mercati con una sequela enorme di eventi e dichiarazioni, culminati nella presente situazione geopolitica in Medio Oriente.
Tra i passaggi più discussi:
- l’introduzione di nuovi dazi commerciali nel cosiddetto “Liberation Day”
- le tensioni con il presidente della Federal Reserve Jerome Powell
- rapporti altalenanti con l’imprenditore tecnologico Elon Musk
- il vertice con il presidente russo Vladimir Putin
- l’ attacco militare a sorpresa contro l’Iran
In questi casi i mercati hanno sempre reagito, e gli operatori finanziari hanno ormai imparato a gestire la situazione per volgerla a favore degli investimenti.
Il conflitto in Medio Oriente e gli investimenti in Borsa
Negli ultimi mesi un nuovo capitolo del Trump Trade si è aperto con l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Le tensioni nella regione hanno riportato al centro dell’attenzione il rischio geopolitico e le possibili ricadute sull’economia globale, il che ha portato a una revisione degli investimenti in diversi settori. Come segnalato da Gianluigi Raimondi di Bluerating, ad esempio, sono tre i settori principali in cui il Trump Trade connesso al conflitto in Medio Oriente ha effetto:
Energia
Ogni crisi in Medio Oriente ha un impatto immediato sul mercato del petrolio perché una quota rilevante della produzione mondiale e delle principali rotte di esportazione passa proprio da questa area. Gli investitori temono soprattutto eventuali interruzioni nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il commercio globale di greggio. Per questo motivo molte strategie di Trump Trade stanno puntando sulle compagnie petrolifere e del gas, in particolare statunitensi. L’ipotesi è che tensioni prolungate possano sostenere i prezzi dell’energia e, di conseguenza, i profitti delle aziende del settore.
Difesa
Quando il rischio geopolitico aumenta, cresce anche la probabilità di un incremento della spesa per la difesa da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. I mercati tendono quindi ad anticipare nuovi contratti e investimenti nel comparto degli armamenti; ne è testimone l’andamento di Leonardo, che in Borsa Italiana quota oltre 63 euro per azione con una performance mensile di oltre il 18 per cento, semestrale di oltre il 27 per cento e annuale di oltre il 45 per cento. Questa dinamica è stata evidente in diversi conflitti recenti e oggi si ripresenta con forza nel contesto delle tensioni internazionali.
Beni rifugio
Il terzo elemento del Trump Trade riguarda i cosiddetti safe haven, ovvero i beni rifugio, tipicamente oro e dollaro Usa, nei quali si tende a investire in momenti di incertezza. In questa fase molti operatori ritengono che il ruolo finanziario degli Stati Uniti possa rafforzarsi durante una crisi internazionale, sostenendo la valuta americana.
Il Trump Trade e l’industria dei droni
Un altro aspetto delle conseguenze sugli inverstimenti finanziari del conflitto in Medio Oriente, è l’attenzione sempre crescente di Washington per l’industria dei droni militari. Il Pentagono ha infatti stanziato 1,1 miliardi di dollari per accelerare la produzione nazionale di sistemi senza pilota. Il piano prevede inizialmente la produzione di circa 10.000 droni al mese, con l’obiettivo strategico di ridurre la dipendenza tecnologica dalla Cina.
Questo sviluppo ha già iniziato a riflettersi sui mercati finanziari, tanto che di recente Borsa Italiana ha quotato uno strumento di investimento dedicato proprio al settore dei droni: il Drone UCITS ETF emesso da HANetf, quotato sul mercato Etfplus di Piazza Affari. Si tratta di un titolo il cui andamento (e quindi rendimento) dipende dall’indice VettaFi Drone, che include società attive nella produzione di droni e nelle tecnologie correlate ai veicoli aerei senza pilota (UAV), utilizzabili anche in ambito civile.
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