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Anticipo pensionistico lavoratori part-time, come funziona

Autore: Redazione

Ancora novità sul fronte dell’anticipo pensionistico, il cosiddetto Ape. L’opzione sarà possibile anche per i lavoratori intenzionati a mantenere l’impiego o che trasformino il loro contratto in un part-time o in un’altra forma più leggera.

Ovviamente, in questo caso, si parla di Ape volontaria, cui si potrà accedere con 63 anni di età e 20 di contributi minimi, ovvero quando ci si trova a non più di 3 anni e 7 mesi dal diritto alla pensione di vecchiaia. Altro requisito da rispettare è il livello minimo dell’assegno pensionistico di cui si beneficerà dopo il prestito-ponte al netto del rimborso: dovrà essere non inferiore a 700-800 euro netti.

Come sottolineato dal Sole 24 Ore, il prestito ponte, ottenuto dopo che l’Inps ha certificato la data di partenza e il valore della futura pensione di vecchiaia, può essere pari anche a una frazione del futuro assegno pensionistico, per esempio il 50%, per integrare appunto il reddito da lavoro ridotto dalla eventuale scelta di passaggio a un contratto a tempo parziale. L’Ape volontaria ha un costo che dovrebbe oscillare tra il 4,6 e il 4,7% per ogni anno di anticipo, e dovrà essere rimborsato in vent’anni con un prelievo sulla pensione finale.

Il costo comprende sia il Tasso annuale nominale (Tan) sia il premio assicurativo sul prestito bancario, a copertura dell’ipotesi di pre-morienza del beneficiario. Questi due valori, che non saranno indicati nella legge di Bilancio attesa in Parlamento, arriveranno con gli accordi-quadro che dovrebbero essere chiusi nei prossimi mesi con Abi e Ania.

Il costo dell’Ape sarà in parte compensato con una detrazione in quota fissa del 50% sulla quota interessi pagata dal pensionato, che diventa un credito di imposta in caso di incapienza. Questi sgravi valgono anche nel caso di accesso all’Ape d’impresa.

C’è un altro requisito che bisogna rispettare per accedere all’Ape volontaria o d’impresa: l’assegno pensionistico di vecchiaia che si avrà al termine del “prestito-ponte”, al netto della quota di prelievo per il rimborso, non dovrà essere inferiore a 1,4 volte il minimo (circa 700-800 euro). Si tratta di un limite voluto per evitare situazioni di “rischio povertà” dei beneficiari.

Con la chiusura degli accordi-quadro con banche e assicurazioni sarà attivato un fondo di garanzia al Ministero dell’Economia per abbattere il “rischio credito” e il “rischio di controparte” sulle assicurazioni. In particolare, poiché il prestito bancario rientra nella categoria del credito al consumo, che prevede requisiti di patrimonializzazione al 75%, grazie al fondo questi requisiti scenderebbero al 15%.