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Assegno di ricollocazione 2017 al via per 30.000 disoccupati

Autore: Redazione

Parte in via sperimentale l’assegno di ricollocazione. L’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) invierà nei prossimi giorni le prime 30.000 lettere indirizzate ai potenziali beneficiari, individuati con estrazione casuale. Gli interessati saranno avvisati dell’inserimento nella sperimentazione con messaggio al cellulare, messaggio di posta elettronica e lettera raccomandata.

L’assegno di ricollocazione è lo strumento di politica attiva del lavoro del Jobs Act che punta ad aiutare le persone disoccupate nella ricerca di un lavoro, offrendo un servizio personalizzato e intensivo di assistenza presso i centri per l’impiego o operatori autorizzati. Può essere richiesto dalle persone disoccupate che ricevono la Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) da almeno 4 mesi.

L’ammontare dell’assegno dipende dal livello di occupabilità della persona: i valori minimi e massimi vanno da 1.000 a 5.000 euro in caso di risultato occupazionale che preveda un contratto a tempo indeterminato (compreso apprendistato); da 500 a 2.500 euro in caso di contratto a termine superiore o uguale a 6 mesi; da 250 a 1.250 euro per contratti a termine da 3 a 6 mesi (solo in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia). L’assegno viene corrisposto all’ente che eroga il servizio di assistenza alla ricollocazione.

La sperimentazione prevede l’affiancamento di un tutor al soggetto destinatario dell’assegno e proposta di un programma di ricerca intensiva di una nuova occupazione; impegno della persona a svolgere le attività individuate dal tutor e ad accettare le offerte di lavoro congrue, come definite all’articolo 25 del decreto legislativo 150/2015.

Un rifiuto ingiustificato da parte del soggetto beneficiario farà scattare dei meccanismi di graduale riduzione delle misure di sostegno al reddito; sospensione del servizio se la persona ottiene un’assunzione in prova o a tempo determinato e ripresa del servizio nel caso in cui il rapporto di lavoro abbia avuto una durata inferiore a sei mesi; una sola possibilità di cambiare l’ente che eroga il servizio di assistenza, fino a quando non viene proposta l’offerta di lavoro.