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Pensioni "quota 41", le ultimissime notizie

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Autore: Redazione

La cosiddetta “quota 41” è una delle novità a cui punta il governo composto da Movimento 5 Stelle e Lega. L’intenzione dell’esecutivo è quella di superare la legge Fornero attraverso una riforma graduale, introducendo subito la “quota 100” e arrivando all’obiettivo finale di “quota 41” anni di contributi. A dirlo lo stesso vicepremier Matteo Salvini intervenendo all’assemblea di Confesercenti.

Pensioni quota 41 requisiti

La “quota 41” è stata già introdotta con la scorsa riforma delle pensioni, ma esclusivamente per i precoci. Dal 1° gennaio 2019 la pensione con “quota 41” dovrebbe essere rivolta a tutti e non vi saranno particolari requisiti anagrafici o lavorativi da rispettare se non quello relativo al versamento dei contributi.

Con la “quota 41” viene consentito a tutti i lavoratori di andare in pensione una volta maturati almeno 41 anni di contributi, a prescindere dall’età. Sull’estensione, però, di questa misura a tutti quanti ci sono alcuni dubbi: primo tra tutti quello relativo al calcolo.

Con la “quota 41”, infatti, potrebbe essere introdotto il metodo contributivo sui versamenti effettuati a partire dal 1996 per i lavoratori con più di 18 anni di contributi prima dell’entrata in vigore della riforma Dini (fino al 31 dicembre 1995). Nel caso in cui la “quota 41” dovesse adottare il calcolo contributivo dell’assegno, a risultare penalizzati potrebbero essere quei lavoratori che hanno beneficiato di aumenti di stipendio nel corso della carriera lavorativa e, rispetto al calcolo con il sistema retributivo, la pensione diminuirebbe del 10% circa.

C’è poi il problema dell’adeguamento all’aspettativa di vita che scatterà nel 2019 e che porterà a un incremento di 5 mesi e il massimo di due anni di contributi figurativi che potranno essere fatti valere al fine del perfezionamento dei requisiti previsti.

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