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Agente immobiliare, su cosa puntare per il futuro della professione?

Intervista a Diego Caponigro (ReGold)

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Autore: floriana liuni

Il mestiere dell’agente immobiliare deve specializzarsi sempre più per cavalcare l’era digitale. Diego Caponigro, Ceo di ReGold e fondatore dell’Osservatorio Immobiliare Digitale (OID) spiega a idealista/news le ultime novità in merito.

“La strada per la professione di agente immobiliare, vista l’ondata digitale legata al proptech, è quella della specializzazione,- sostiene Caponigro. - La digitalizzazione dei processi mette infatti in discussione il mestiere dell’agente immobiliare tradizionale. Ecco perché occorre che l’agente immobiliare diventi in grado di fornire servizi esclusivi e sia riconoscibile come professionista di fiducia anche dal cliente”.

Il modo con cui ReGold ha pensato di realizzare questa via è un accordo tra OID e Nar-Realtor, per portare anche in Italia le “designazioni” internazionali che costituiscono per gli agenti immobiliari un bollino di qualità.

“Nar è la maggiore associazione di agenti immobiliari al mondo, presente in 85 Paesi e con 1,4 ,milioni di associati. E’ di origine statunitense ma fa da riferimento all’intero settore nello stabilire standard e codice etico e per tutti gli agenti immobiliari al mondo”.

Come funziona il sistema delle certificazioni?

“All’interno di Nar esistono diversi percorsi per ottenere certificazioni differenziate (dette designazioni) a seconda della diversa specializzazione prescelta. Esistono ad esempio percorsi per ottenere la specializzazione nel negoziare, nel trattare con l’estero, nel digitale eccetera. Grazie all’accordo tra OID e Nar,  in Italia attiveremo nove designazioni a partire da maggio con le prime aule fisiche. Ciò prevede che un agente immobiliare si iscriva inizialmente all’associazione OID-Nar per poi iscriversi alla specializzazione prescelta e ottenere così quelle che sono paragonabili alle “stelle Michelin” del settore immobiliare”.

Quale vantaggio esiste per l’agente immobiliare nell’ottenere tali certificazioni?

“L’agente immobiliare italiano può entrare in un circuito internazionale altamente specializzato, il che costituisce una garanzia in più per il cliente internazionale. I clienti stranieri sono infatti più esigenti in senso delle garanzie: se possono identificare in Italia degli agenti che seguono linee guida internazionali sono più sicuri. Nar è infatti di un vero organo di vigilanza sulle linee guida e sugli standard etici che rappresentano il top al mondo, e non si fa problemi ad espellere chi non li rispetta. Chi si trova in questo circuito è senz’altro un professionista di fiducia”.

In cosa consistono tali linee guida?

“Va rispettata un’etica prima di tutto nel senso della collaborazione tra agenti, creazione di network, regole di condivisione. Esiste poi un codice di comportamento etico nei confronti del cliente, a cui vanno fornite tutte le informazioni in modo più trasparente possibile per meglio concludere la trattativa. Occore poi senz’altro che ci sia nel team una persona che comprenda l’inglese per potersi interfacciare con uno scenario internazionale”.

In Italia questa è una formula che potrà avere successo?

“Nar è uno standard internazionale quindi noi diamo l’opportunità a tutti gli agenti di aderire. La nostra bravura sarà quella di far capire il valore di questa certificazione soprattutto anche sulle tecniche di marketing e di vendita. Ci auguriamo quindi che anche in Italia come negli Stati Uniti si vorrà riconoscere la bontà di questo standard, che sta arrivando anche in Europa (in particolare in Spagna), un progetto in via di espansione di cui vale la pena far parte”.

Quali sono i punti di forza e di miglioramento del mestiere dell’agente immobiliare?

“Le innovazioni digitali, proptech e quant’altro, rischiano in realtà di aumentare il valore delle relazioni umane nel momento in  cui il professionista è percepito come altamente specializzato. Se invece l’agente resta uno dei tanti, a quel punto la proptech diventa più conveniente. Il proptech non esclude necessariamente l’agente immobiliare; ma per chi è abituato a lavorare in modo tradizionale è meglio aggiornarsi. Occorre fare la differenza perché ci sia valore aggiunto rispetto ad uno strumento totalmente digitale. Ad oggi la debolezza degli agenti immobiliari è il non essere percepiti come specializzati da parte dei clienti, che li considerano tutti uguali a livello di servizi offerti. Quindi occorre fare la differenza e questo lo si ottiene con una specializzazione in più che conferisce maggiore autorevolezza”.

Come dovrebbe diventare l’agente immobiliare del futuro?

“L’agente immobiliare dovrebbe essere percepito come il professionista di fiducia, come lo è il medico, l’avvocato di famiglia ecc. All’estero anche l’agente immobiliare è il professionista di fiducia, che interviene anche a compravendita conclusa su altri servizi legati alla casa. In Usa si è lavora diversamente, la vendita ruota intorno alla fiducia nell’agente, che viene percepito come un professionista completo, mentre in Italia è un venditore come un altro. Bisognerebbe quindi cambiare paradigma e far sì che il professionista specializzato sia riconoscibile dall’utente finale, anche e soprattutto se proviene dall’estero”.