Trasloco e lavoro: guida ai permessi retribuiti, ferie e indicazioni utili per dipendenti pubblici e privati
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trasloco coppia
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In occasione di un trasloco, le possibilità di assentarsi dal lavoro dipendono dal Contratto Collettivo Nazionale applicato: alcuni accordi prevedono specifici permessi retribuiti (di norma almeno tre giorni), mentre in altri casi è necessario utilizzare le ferie maturate. Cosa sapere sul permesso di lavoro per trasloco? È importante consultare il proprio CCNL per conoscere le regole precise, presentare la richiesta con adeguato anticipo ed eventualmente fornire un’autocertificazione o altra documentazione richiesta. 

Quanti giorni servono per un trasloco?

Traslocare è spesso impegnativo e in alcuni casi anche troppo: tra scatoloni, pratiche burocratiche e logistica, servono tempo e non poca energia, motivo per cui è bene organizzare un trasloco in modo efficiente. Una delle domande più comuni tra i lavoratori è quanti giorni occorrano per effettuare un trasloco. Di fatto non esiste una risposta univoca e valida per tutti a questo interrogativo, perché il tempo necessario per un trasloco dipende da diversi fattori

  • dimensioni dell’abitazione;
  • quantità di mobili e oggetti;
  • presenza o meno di una ditta di traslochi;
  • distanza tra la vecchia e la nuova casa.

In linea generale, per un trasloco standard di un appartamento medio servono da 1 a 3 giorni, ma se il trasloco è complesso, ad esempio nel caso di case grandi, piani alti senza ascensore o lunghe distanze, i giorni possono aumentare. Dal punto di vista lavorativo, però, non conta tanto il tempo “reale” del trasloco, quanto ciò che è previsto dal contratto collettivo di riferimento. Quali sono i diritti legati ai permessi dal lavoro?

uomo con scatole
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Permesso per trasloco: come funziona?

Chi lavora deve sapere che il permesso per trasloco non è disciplinato da una legge unica valida per tutti. Di fatto, a differenza di altre situazioni particolari, tipo matrimonio, lutto o donazioni di sangue, giusto per citarne alcune, per il trasloco non esiste una legislazione ad hoc che garantisca automaticamente al lavoratore un permesso di astenersi dal lavoro. 

Questo non significa che chi lavora e deve traslocare non possa assentarsi, ma per farlo deve seguire altre strade, ad esempio utilizzare giorni di ferie o chiedere permessi di altra natura, in base alle regole previste caso per caso per i dipendenti pubblici e per quelli privati.

Dal momento che il permesso dal lavoro per trasloco non è regolamentato dalla legge, bisogna verificare la presenza o meno dello stesso come permesso retribuito nel CCNL di riferimento e in alternativa vedere se si hanno a disposizione giorni di assenza, accertandosi al contempo se gli stessi siano pagati o meno. 

Il permesso per trasloco per i dipendenti privati non è previsto in maniera automatica, ma in alcuni CCNL, ossia contratti collettivi nazionali di lavoro, è contemplato come permesso retribuito, offrendo la possibilità di assentarsi dal lavoro per 1 o 2 giorni. 

Se il CCNL non prevede nulla, si può utilizzare un giorno di ferie, oppure chiedere un permesso ROL (riduzione orario lavoro), ricorrendo in ultima analisi alla richiesta di un permesso non retribuito, laddove non fosse possibile sfruttare le due opzioni precedenti. 

Contratto commercio: le regole per il permesso per trasloco

Uno dei contratti più diffusi nel settore privato è quello del commercio, ma anche in questo caso si seguono sostanzialmente le stesse regole previste per gli altri. Il permesso per trasloco nel CCNL commercio è previsto solo nel caso in cui sia l’azienda a decidere il trasferimento del lavoratore. Quest’ultimo, in caso di trasloco del mobilio, avrà diritto a 24 ore di permesso straordinario retribuito o, a sua scelta, alla relativa indennità sostitutiva.

Diversamente, il CCNL commercio prevede permessi retribuiti per un limite massimo di 32 ore annuali, pari a 4 giornate lavorative da 8 ore ciascuna. Si potranno così sfruttare questi giorni pagati per il trasloco, dal momento che le suddette ore si possono utilizzare per esigenze personali. 

Permesso per trasloco: cosa spetta ai dipendenti pubblici

Anche nei contratti della pubblica amministrazione non è espressamente contemplato il permesso per trasloco, al pari di quanto visto per i dipendenti privati. Nel pubblico impiego c’è altresì la possibilità di utilizzare dei permessi retribuiti per esigenze personali e familiari.

In linea generale si tratta di 3 giorni di assenza, pagati regolarmente, di cui si può usufruire anche per il trasloco, rientrando quest’ultimo nei motivi personali e familiari. È necessario in ogni caso presentare un’autodichiarazione nella quale viene spiegato il motivo dell’astensione dal lavoro, ed è consigliabile richiedere il permesso con un po’ di anticipo, in modo da poter organizzare la copertura dell’assenza. 

trasloco pacchi
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Permesso per trasloco per chi lavora nella scuola

Per chi lavora nella scuola c’è una disciplina ben definita che permette di usufruire di alcuni giorni di permesso retribuito, da destinare anche al trasloco, rientrando quest’ultimo nei motivi personali e familiari. Nel dettaglio, il permesso per trasloco per gli insegnanti, pur non essendo previsto per legge, si può sfruttare richiedendo i 3 giorni di permesso retribuito, cui si aggiungono altri 6 giorni di ferie durante l’anno, per i docenti di ruolo. 

Per quelli con contratti al 30/6 e al 31/8 sono previsti solo 3 giorni di permesso retribuito, mentre ai docenti con supplenze brevi e saltuarie sono attribuiti permessi non pagati fino a un massimo di 6 giorni ad anno scolastico. Il personale ATA di ruolo, invece, ha diritto a 18 ore di permesso retribuito nell’anno scolastico, mentre chi ha il contratto al 30/6 e al 31/8 può contare su 3 giorni pagati all’anno e chi è nominato per supplenze brevi e saltuarie, può chiedere fino a 6 giorni non retribuiti. 

Chi ha diritto ai 3 giorni di permesso retribuito?

In generale, i lavoratori dipendenti hanno diritto a dei permessi retribuiti per motivi personali e familiari. Nella maggior parte dei CCNL sono previsti fino a 3 giorni pagati nell’arco dell’anno, da utilizzare quindi anche per un trasloco, non essendoci una normativa specifica per questa particolare esigenza. 

È bene in ogni caso verificare cosa prevede nello specifico il proprio CCNL di riferimento, nel quale potrebbero esserci disposizioni di altro tipo a seconda della categoria di appartenenza, ma anche in base alla tipologia di contratto, ossia se a tempo indeterminato o determinato. 

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