La Bce conferma nella riunione del 18 dicembre i tassi di interesse dello scorso ottobre. Nel dettaglio il tasso sui depositi resta al 2%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Ma cosa influirà sul mercato dei mutui nel 2026 e come saranno i tassi di mutui fissi e variabili? Tutte le previsioni sul mercato mutui del responsabile di idealista/mutui Fabio Femiani.
La Bce non tocca i tassi, il perché nell'andamento dell'inflazione
"Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE, - si legge nella nota dell'Istituto di Francoforte. - La sua valutazione aggiornata conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine.
Le ultime proiezioni elaborate dagli esperti dell’Eurosistema indicano un’inflazione complessiva pari in media al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026, all’1,8% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, al 2,2% nel 2026, all’1,9% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione è stata rivista al rialzo per il 2026, principalmente perché gli esperti si attendono ora che quella relativa ai servizi scenda più lentamente. La crescita economica dovrebbe essere più sostenuta rispetto alle proiezioni di settembre, trainata in particolare dalla domanda interna. A seguito di una sua revisione al rialzo, si collocherebbe all’1,4% nel 2025, all’1,2% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028. Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine", conclude la nota
Tassi Bce, il commento di idealista/mutui
“Come atteso, la BCE prosegue lungo la roadmap già tracciata, mantenendo invariata la politica monetaria, - fa il punto Fabio Femiani, responsabile di idealista/mutui in Italia. - L’Istituto è consapevole che i livelli di inflazione sono ormai adeguati e che, almeno nel breve periodo, non sussistono le condizioni macroeconomiche per un ulteriore allentamento dei tassi di interesse. Detto questo, osserviamo un lieve rialzo della curva dei tassi, in particolare sul costo della raccolta a medio-lungo periodo”.
Quale impatto ha questo sull’offerta bancaria? “Le banche stanno reagendo con leggeri aggiustamenti al rialzo delle condizioni, ma riteniamo che l’impatto reale sarà contenuto: l’aumento delle rate mensili è sostenibile e, soprattutto, la domanda resta solida, mentre gli istituti continuano a mostrare un forte appetito per la concessione di nuovo credito”.
Come si modificherà la domanda in conseguenza a questi movimenti? “In questo contesto, ci aspettiamo che il livello delle nuove richieste rimanga sostenuto nei prossimi mesi, mentre le operazioni di surroga dovrebbero restare su livelli contenuti. Potremmo tuttavia osservare maggiore dinamismo da parte di chi ha sottoscritto mutui variabili a cavallo tra la fine del 2022 e il 2023 oppure mutui misti a 3–5 anni e si avvicina ora alla scadenza del periodo fisso, valutando soluzioni alternative al tasso variabile che offrano maggiore certezza per i prossimi anni”.
Come saranno i mutui nel 2026 secondo idealista/mutui
Ciò detto, al chiudersi del 2025, quali saranno le prospettive per il mercato dei mutui? Di nuovo Femiani fa il punto della situazione. “L'economia italiana dimostra una notevole resilienza, - afferma il responsabile di idealista/mutui. - Nonostante le sfide globali, i segnali sono incoraggianti: la rapida discesa dell'inflazione sta ripristinando gradualmente il potere d'acquisto delle famiglie e la stabilità del sistema bancario garantisce la liquidità necessaria per la ripresa del credito. La crescita del PIL è stimata mantenersi moderata ma stabile, prevista intorno all'1,0% nel 2026. Questo quadro di soft landing è la base su cui si può costruire la ripartenza”.
Spostando il periscopio sul settore immobiliare, abbiamo visto come il 2025 sia stato l'anno della tenuta strutturale del mercato. “Dopo la forte contrazione dei volumi di compravendita e di erogazione mutui registrata nel 2023 e in parte del 2024, il 2025 è stato cruciale per riassorbire lo shock sui tassi, dimostrando la solidità del comparto del mattone, - prosegue Femiani. - Le transazioni immobiliari sono proiettate in area 750.000. Questo dato, seppur inferiore ai picchi di epoche precedenti, rappresenta una sensibile crescita rispetto ai 12 mesi precedenti, nonostante un livello medio dei prezzi che hanno registrato una crescita media tra +0,5% e +1,5%, fungendo da ammortizzatore per la ricchezza delle famiglie. Il mercato immobiliare ha quindi atteso il rientro del costo del denaro, e il 2026 raccoglierà i frutti di questa paziente attesa”.
Cosa ci attende quindi nel 2026? “Il 2026 si apre in un contesto economico globale che sta attraversando una fase di riequilibrio e maggiore stabilità. Mentre l'Italia si è lasciata alle spalle la fase più acuta dell'inflazione, l'orizzonte macroeconomico è caratterizzato da una crescita globale che si fa più solida, ma selettiva. Questo scenario favorisce la normalizzazione dei costi di funding e una maggiore prevedibilità di spesa per le famiglie, elementi cruciali per il ritorno della fiducia nel mercato dei mutui e dell'immobiliare. Siamo di fronte a una transizione verso una crescita più matura e consapevole”.
Come saranno i tassi il prossimo anno? “Le previsioni per il 2026 indicano un ritorno alla normalità per quanto riguarda la politica monetaria. Ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea, avendo sotto controllo l'inflazione, potrà procedere con conferma, se non addirittura una moderata riduzione dei tassi di riferimento. Questa mossa è fondamentale per migliorare il costo dell’approvvigionamento bancario, allentare la pressione finanziaria sulle famiglie e sostenere un mercato del lavoro stabile, con la disoccupazione italiana prevista intorno al 7,5%, secondo Istat/FMI.
Il mercato del credito immobiliare nel 2026
Questo quadro macro, secondo il responsabile di idealista/mutui, è propizio per un rilancio del credito immobiliare, ma con una distinzione cruciale tra le due tipologie di tasso.
“Il tasso variabile (Euribor), direttamente legato alle decisioni della BCE, è destinato a normalizzarsi, - sostiene Femiani. - Le aspettative di mantenimento o riduzione dei tassi ufficiali spingeranno l'Euribor in un range più contenuto, che renderà i mutui variabili nuovamente molto appetibili, soprattutto a inizio piano di ammortamento, posizionandosi tra il 2,50% e il 2,90%. Parallelamente, il tasso fisso (IRS) si muove su dinamiche differenti, legate al mercato obbligazionario a lungo termine (BTP e Bund). Sebbene i tassi fissi vedranno un miglioramento, restano sotto la pressione di due fattori strutturali:
- Costo del Debito: l'elevato debito pubblico italiano richiede premi di rischio che mantengono i rendimenti dei titoli a lunga scadenza su livelli più elevati.
- Aspettative a Lungo Termine: la cautela degli investitori sulle prospettive macroeconomiche a lungo termine impedisce una discesa rapida e profonda dell'IRS.
Per questo motivo, il tasso fisso sarà competitivo, ma non tornerà ai minimi storici, posizionandosi in media tra il 3,00% e il 3,40%. Questa divergenza spingerà i mutuatari a valutare con maggiore attenzione i pro e i contro di ciascuna opzione.
Domanda e offerta di mutui, le previsioni per il 2026
Il 2026 sarà quindi l'anno della scelta consapevole per l'acquirente italiano. “Sul fronte creditizio, - afferma Femiani, - la riduzione dei tassi variabili ci permette di riattivare segmenti di clientela che erano rimasti bloccati. La ripresa prevista dei volumi di erogazione mutui è il segnale più forte di fiducia. Sul fronte immobiliare, i prezzi nominali continueranno a crescere in modo selettivo, attestandosi tra il +2,0% e il +3,0% a livello nazionale. Ma la vera opportunità risiede nella qualità: gli immobili efficienti (in linea con la Direttiva Case Green) vedranno la crescita maggiore, mentre il gap di prezzo per gli immobili obsoleti offrirà opportunità di investimento per chi è disposto a ristrutturare. Per idealista/mutui, - conclude Femiani, - il 2026 non è solo un anno di ripresa, ma l'inizio di un ciclo di crescita immobiliare più matura, accessibile e sostenibile. Il nostro impegno è fornire la massima trasparenza per permettere ai nostri utenti di navigare in queste dinamiche complesse e trasformare la ricerca della casa nel miglior investimento possibile”.
Le riunioni della Bce del 2026
Ecco le date delle prossime riunioni della Bce durante le quali si discuteranno eventuali cambi di politica monetaria:
- 5 febbraio 2026
- 19 marzo 2026
- 30 aprile 2026
- 11 giugno 2026
- 23 luglio 2026
- 10 settembre 2026
- 29 ottobre 2026
- 17 dicembre 2026