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Porcu: “Il successo nasce dalla verticalità nei contesti urbani e da qui anche il rendimento per gli investitori nell’immobile”

Autori: floriana liuni, Giovanni De Faveri (collaboratore di idealista news)

Il percorso di cambiamento radicale che sta attraversando il mondo del Real Estate a livello globale è stato al centro dell’intervento di Andrea Porcu, Chief Global Expansion Officer di Talent Garden, in occasione della terza edizione di immonext, il forum di idee organizzato da idealista per riflettere su passato, presente e futuro del mercato immobiliare.

Talent Garden è un network di co-working verticale, composto da soli professionisti del settore digitale, che condividono ambienti di lavoro comuni scambiandosi idee fisicamente e con piattaforme di collaborazione. Si tratta anche di una scuola di formazione in tema digitale, dove i ragazzi imparano un mestiere digitale in modo non frontale. Infine, Talent Garden è un luogo di esperienza a disposizione di chi non cerca un ufficio, ma vuole entrare in contatto con il mondo delle start up utilizzando i nostri servizi o organizzando eventi da noi e con noi.

Talent Garden in questo momento ha 23 campus in 18 città europee e nei prossimi 3 anni salirà a 43. Per realizzarli scegliamo delle location ad alta concentrazione di urbanizzazione. Prendiamo “unloved building”, strutture singole, iconiche (non piani, ma interi edifici), di superficie fino a 7000 mq, nelle quali impiantiamo il campus con aule, spazi di incontro, spazi eventi, caffetterie, workshop room ecc.

Nessuno di noi proviene dal mondo immobiliare, ma utilizzando questi edifici dobbiamo averci a che fare. L’acquisto di spazi di co-working ha portato i mercati a pensare che costruire uffici generi sviluppo, invece non è così se non si prende in considerazione il contesto urbano. Altra convinzione sbagliata: l’ufficio “figo” non stimola la crescita. È un elemento di crescita, ma di per sé non vuol dire nulla. Altra convinzione errata: il co-working genera innovazione di per sé. Sbagliato: è la verticalità nella loro coabitazione lavorativa, la competenza comune, perché è necessario che ci sia una motivazione a lavorare nello stesso mondo del lavoro. Creando un ambiente simile alle scuole rinascimentali in cui il maestro (non in quanto docente, ma in quanto esperto) trasmetteva il proprio sapere alle nuove generazioni.

Altra errata convinzione: un edificio, per fare ciò, non vale l’altro. Per bello che sia l’edificio, serve anche un determinato contesto e una determinata struttura. Quindi il successo nasce dalla verticalità nei contesti urbani, non nel co-working in sé, non nell’edificio in sé. E da qui nasce anche il rendimento per gli investitori nell’immobile. Per concludere: se è una priorità organizzare l’edificio in modo che chi vuole lavorare in co-working scelga proprio te, occorre che la società ne valga la pena. Credere nelle felicità dei propri utenti finali crea le condizioni per il successo.