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Infrastrutture italiane, servono 300 miliardi per i lavori

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Autore: Redazione

Quanti soldi servono per le infrastrutture italiane? Risponde uno studio Cresme – Camera dei deputati: i fondi necessari ammontano a 317 miliardi di euro, di cui 166,3 solo per i lavori cosiddetti “prioritari”. E questa è la situazione aggiornata allo scorso maggio.

Il rapporto, elaborato da dal Servizio Studi della Camera, dall’istituto di ricerca Cresme e dall’Autorità anticorruzione, è infatti aggiornato al 31 maggio 2018, quando ancora non si era verificato il disastro del Ponte Morandi di Genova e quando ancora la lente d’ingrandimento non era puntata con tanta insistenza sulle pecche delle infrastrutture italiane. Che pure sono note da tempo. Interessante notare come lo stanziamento delle risorse non prescinda dalla manutenzione delle strutture pubbliche, ma come a conti fatti le risorse disponibili siano inferiori a quelli che dovrebbero essere i costi effettivi degli interventi.

Quanto costano le infrastrutture italiane

Secondo il rapporto, se al 31 maggio 2018 erano necessari oltre 317 miliardi di euro per realizzare le opere strategiche, il 52,5% del costo, pari a 166,3 miliardi, è relativo alle cosiddette “opere prioritarie” nelle quali sono comprese infrastrutture strategiche già programmate in anni passati e nuovi interventi prioritari individuati con il Def 2017. Tra questi, programmi e interventi invarianti, il cui costo ammonta a 132,3 miliardi, di cui 84,2 miliardi relativi alle infrastrutture programmate prima del 2017 e 48,1 miliardi relativi a nuove priorità. Il restante 47,5% del costo delle infrastrutture programmate, ovvero 150,8 miliardi, è invece riconducibile a opere non prioritarie inserite comunque nella programmazione del Def 2013. Delle risorse necessarie, tuttavia, sono disponibili solo 130 destinate ad opere prioritarie, 60 per le opere non prioritarie, 100 per gli interventi invarianti.

Opere pubbliche incompiute, quali sono

Qual è lo stato di avanzamento di queste opere? Le infrastrutture prioritarie presentano uno stato di avanzamento più maturo rispetto alle non prioritarie. Tra le prime, infatti, è maggiore l’incidenza dei lavori in corso e degli interventi contrattualizzati: 30,6 % per le opere prioritarie contro il 7,0% per le non prioritarie. Per i nuovi interventi prioritari invarianti, invece, si scende al 6,8% trattandosi in misura prevalente di interventi in fase di progettazione che riguardano il potenziamento tecnologico, la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza delle infrastrutture ferroviarie e stradali esistenti. Tra i lavori che risultano ultimati, si contano il 13,7% dei lotti prioritari, per un valore di circa 22,8 miliardi. Tra le infrastrutture non prioritarie lo stato di avanzamento è invece meno maturo: il 14,6% del costo, pari a circa 22 miliardi.

Ferrovie, strade e autostrade in cima alle priorità

Di quali opere si tratta? Prevalgono infrastrutture ferroviarie, stradali, metropolitane, porti, interporti, aeroporti e il Mo.S.E. Il 42,7% del costo di tali interventi, pari a circa 71 miliardi, riguarda le ferrovie; il 34,7% strade e autostrade (57,7 miliardi); il 15,8% i sistemi urbani (26,3 miliardi) e in particolare i sistemi di trasporto rapido di massa nelle regioni Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia (24,6 miliardi); il 2,1% gli aeroporti (3,4 miliardi); l’1,5% porti e interporti (2,5 miliardi); il 3,3% il Mo.S.E. Il 58,2% del costo complessivo delle infrastrutture non prioritarie, pari a 87,7 miliardi, riguarda strade e autostrade, specialmente nuovi collegamenti autostradali; il 30,4% ferrovie, circa 45,8 miliardi; il 3,5% le infrastrutture dei sistemi urbani (5,3 miliardi); il 4% porti e interporti (5,9 miliardi); l’1,6% interventi rientranti nel sistema degli schemi idrici (2,4 miliardi); l’1,6% le infrastrutture energetiche (2,4 miliardi); meno dell’1% edilizia e altre infrastrutture diverse.

Risorse per infrastrutture impiegate soprattutto al nord

Come sono distribuite le risorse? Il 55% del costo delle infrastrutture prioritarie, pari a circa 92 miliardi di euro, è localizzato nelle regioni del centro nord (dove si concentra il 65,7% della popolazione). Il 29% del costo (circa 48 miliardi) è riconducibile a interventi nelle regioni del sud e nelle isole (in cui risiede il 34,3% della popolazione). Il restante 16% del costo, pari a circa 26 miliardi, riguarda interventi riferiti, in misura prevalente, ai nuovi programmi di interventi diffusi sulle reti ferroviarie e stradali. Inclusi, tra gli altri, interventi inseriti nella programmazione AnAS per la conservazione, la valorizzazione e l’adeguamento agli standard funzionali di sicurezza del patrimonio stradale esistente, interventi inseriti nella programmazione RfI per l’adeguamento delle tecnologie per la circolazione, nonché all’aggiornamento dei sistemi di telecomunicazione, per la sicurezza delle gallerie, il miglioramento dell’armamento ferroviario, la soppressione/protezione dei passaggi a livello, nonché per la manutenzione straordinaria e il potenziamento delle reti regionali.

Lo stato degli appalti pubblici

Per quanto riguarda invece il mercato delle opere pubbliche, questo mostra una ripresa dopo la contrazione che ha caratterizzato gli ultimi anni. I bandi di servizi di progettazione di opere pubbliche risultano in crescita dal 2013, con un’accelerazione a partire dalla seconda metà del 2016, soprattutto riguardo agli importi, in corrispondenza con l’entrata in vigore della nuova disciplina dei contratti pubblici. In base ai dati, tra il 2016 e il 2017, il numero di bandi è cresciuto del 19,4%, mentre l’importo in gara è più che raddoppiato (+118,9%). La crescita è proseguita nel 2018: nei primi sei mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2017, il numero di bandi è cresciuto del 28,8% e gli importi sono cresciuti del 29,9%. In particolare, gli importi per l’insieme delle infrastrutture di trasporto (strade e autostrade, ferrovie e metropolitane, porti, interporti e aeroporti) nel biennio 2016-2017 ammontano a 468 milioni di euro, il 45% del valore complessivo del mercato pari a circa 1 miliardo di euro. Si tratta di un valore più che di sei volte maggiore rispetto all’ammontare totalizzato nel biennio 2014-2015, pari a meno di 70 milioni di euro (il 20% del valore totale del mercato del biennio, pari a 343 milioni). Anche in questo caso la fase di crescita sembra proseguire nel primo semestre del 2018; rispetto al primo semestre del 2017, si è infatti passati da 62 a 78 milioni di euro (+25%).