Il Superbonus è un investimento a lungo termine, se è vero che i costi finanziari dell’incentivo si tradurranno in benefici ambientali non prima di 40 anni circa, a fronte di un valore aggiunto nelle costruzioni del 30 per cento nel biennio 2021-2022. Lo ha detto Pietro Tommasino del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia riportando quanto rilevato da Via Nazionale nel corso dell’audizione sugli effetti macroeconomici e finanziari legati agli incentivi governativi all’edilizia, nell’ambito di una indagine conoscitiva condotta dalla Commissione Bilancio della Camera. L’auspicio è che si creino nuovi incentivi all’edilizia dal carattere più stabile e sostenibile sia per lo stato, sia per le famiglie, sia per l’ambiente.
Il valore aggiunto del Superbonus 110
Dopo essere cambiato diverse volte nelle modalità di cessione del credito e nei parametri legati ai limiti di spesa, spiega il relatore di Bankitalia, “A fine 2022 il valore aggiunto nelle costruzioni, che rappresenta circa il 5 per cento del valore aggiunto totale, era cresciuto in termini reali di quasi 30 punti percentuali rispetto al livello medio del biennio pre-crisi 2018-19, contro 2 punti dei servizi e una lieve riduzione nell’industria in senso stretto”.
Un valore amplificato dagli effetti della pandemia, se è vero che sempre “a fine 2022 – sempre rispetto al livello medio del 2018-19 – gli investimenti in costruzioni residenziali sono risultati più elevati di quasi il 40 per cento, quelli in altre costruzioni sono stati più alti di poco più del 30 per cento, quelli totali di oltre il 20 e quelli in impianti e macchinari e in prodotti della proprietà intellettuale rispettivamente di poco più e di circa il 10 per cento”.
Superbonus, quanto è costato alle famiglie
L’altra faccia della medaglia rispetto al valore generato nell’edilizia dal Superbonus sono gli investimenti effettuati dalle famiglie per i lavori di ristrutturazione. “Nel biennio 2021-22, – si legge ad esempio, - la spesa aggiuntiva dovuta al potenziamento dei bonus è stata pari a poco meno della metà del valore degli investimenti che hanno goduto delle agevolazioni. Accanto alla spesa addizionale, vi è infatti una quota di spesa che le famiglie avrebbero effettuato anche in assenza di agevolazioni”.
Inoltre, “Bonus facciate e Superbonus potrebbero aver determinato una ridefinizione dei piani di investimento delle famiglie, con un’anticipazione al biennio 2021-22 di spese programmate per anni successivi. Questa anticipazione dei piani di spesa potrebbe aver generato impatti macroeconomici particolarmente concentrati nel periodo di vigenza dei benefici fiscali, cui potrebbero seguire effetti negativi non trascurabili di “caduta tecnica”, anch’essi difficili da quantificare; potrebbe conseguirne un andamento temporale non lineare anche del relativo moltiplicatore fiscale”.
Impatto ambientale del Superbonus
I benefici sull’ambiente del Superbonus, di contro, non si possono dire immediati. Le ristrutturazioni volte ad aumentare l’efficienza termica degli edifici, come quelle finanziabili con il Superbonus, costituiscono sicuramente una via per ridurre i consumi energetici, secondo Bankitalia. Tuttavia l’effettiva riduzione di questi ultimi (e dunque delle emissioni) dipende anche da quanto gli occupanti modificano le proprie scelte di consumo una volta che l’immobile è reso più efficiente.
Al momento non è ancora possibile stimare con certezza quale sia stato l’impatto ambientale degli incentivi, ma si possono fare delle stime. Secondo quanto riportato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ricorda Bankitalia, i fondi del Piano destinati al Superbonus (13,95 miliardi di euro) avrebbero dovuto consentire di ristrutturare 100.000 edifici entro il 2026, con una riduzione delle emissioni attesa a regime di 667 migliaia di tonnellate di CO2 all’anno.
Adottando un tasso di sconto di poco inferiore al 2 per cento, calcola Bankitalia in linea con alcuni contributi recenti nella letteratura sul tema, e assegnando un peso relativamente maggiore ai danni che si verificheranno nei paesi a basso reddito, i benefici ambientali del Superbonus ripagherebbero i costi finanziari in circa 40 anni. Adottando tassi di sconto più alti o ponderando i danni in modo uniforme fra i diversi paesi, il valore monetario dei benefici ambientali risulterebbe invece inferiore ai costi.
Effetti redistributivi del Superbonus
Bankitalia avanza anche dubbi sull’equità redistributiva della misura del Superbonus, suggerendo di valutarne compiutamente gli impatti. Una recente analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio sui dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche mostra che almeno fino al 2020, ossia prima che le detrazioni fossero cedibili, questo tipo di agevolazioni ha favorito i contribuenti con alto reddito. Proprio per la cedibilità, gli effetti del Superbonus potrebbero essere stati meno regressivi, anche se non esistono ancora evidenze sistematiche a riguardo.



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