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Berlino, un'iniziativa popolare vuole espropriare gli appartamenti delle grandi agenzie immobiliari

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Autore: Antonio Martínez (collaboratore di idealista news)

Espropriare gli appartamenti in affitto delle grandi società immobiliari e lasciarli nelle mani dello Stato. È l'iniziativa popolare per cui si stanno raccogliendo firme a Berlino.

Il progetto sta sollevando un'intensa polemica politica, mediatica e sociale che ha evidenziato ancora una volta i crescenti problemi che hanno sempre più residenti nella capitale per pagare l'affitto. Oltre all'incapacità della politica di controllare un mercato dei prezzi in crescita.

L'iniziativa popolare mira a raggiungere 190.000 firme entro aprile per richiedere un referendum (non vincolante) a Berlino per espropriare quattro società, le quali, hanno ciascuna più di 3.000 appartamenti in affitto nella città. Sono Deutsche Wohnen, Vonovia, Ado e Akelius, giganti che controllano circa 200.000 case nella capitale, circa il 10% del totale del patrimonio immobiliare. Solo la Deutsche Wohnen, la più grande, gestisce circa 115.000 case.

L'iniziativa popolare vuole riaffermare che il diritto all'alloggio è garantito dalla Costituzione del Land di Berlino e che queste grandi aziende sono tra i principali responsabili della crescita dei prezzi. Secondo un rapporto recentemente pubblicato dalla società di consulenza specializzata Empirica, il prezzo di affitto delle case tra i 60 e gli 80 mq è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. È passato da 5,27 euro al mq a 9,87 euro al mq escluse le spese.

Inoltre, i promotori dell'iniziativa puntano sull'articolo 15 della Costituzione tedesca, che garantisce che è possibile espropriare e mettere "sotto un regime di proprietà collettiva" il "suolo, risorse naturali e mezzi di produzione" con "scopi di socializzazione". Questo punto della Magna Carta non è mai stato utilizzato da quando è stato approvato nel 1949.

Le posizioni a Berlino non potrebbero essere più contrastanti. Da una parte ci sono i difensori di questa proposta, che rivendicano un ruolo cruciale dei Comuni nel mercato immobiliare. Vogliono che la politica controlli i prezzi, garantisca l'accesso agli alloggi e, attraverso questi espropri, gestisca un importante quota di appartamenti (l'esecutivo della capitale ha avuto fino a 50.000 case dopo la caduta del muro di Berlino, ma si è sbarazzato di tutto per ridurre parte dell’enorme debito).

Dall'altro lato ci sono le aziende del settore immobiliare e gli investitori, secondo i quali la soluzione sarebbe aumentare l'offerta. Ovvero costruire molto di più in modo che la crescente popolazione di Berlino possa accedere a un alloggio in affitto a prezzi ragionevoli. Motivo per il quale se la prendono con le amministrazioni pubbliche, a cui rimproverano la lentezza con cui sbloccano nuove terre edificabili e concedono permessi. Jürgen Michale Schick, presidente dell'Associazione tedesca delle società immobiliari (IVD), ha definito "incostituzionale" e "totalmente inaccettabile" la possibile espropriazione.

Anche il Comune di Berlino è profondamente diviso. Le tre parti che compongono la coalizione di sinistra nell'Esecutivo vedono la situazione in modo diverso. La sinistra sostiene l'iniziativa popolare di espropriare le grandi società immobiliari, i Verdi vogliono una "regolamentazione severa" del mercato immobiliare e i socialdemocratici della SPD optano per qualche misura temporanea, ma respingono qualsiasi tipo di collettivizzazione.

"Questo non è il mio modo di fare politica", ha dichiarato recentemente il sindaco di Berlino, il socialdemocratico Michael Müller, in un'intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Anche la popolazione è fortemente divisa. Un'indagine sulla casa di Formosa per la Berliner Zeitung ha indicato che il 44% dei berlinesi era a favore dell'esproprio.

La possibilità concreta di espropriazione è, tuttavia, ancora lontana. Perché, anche se il referendum fosse disposto e si votasse per l'espropriazione (uno scenario comunque possibile), il suo risultato non è vincolante. Ed è del tutto possibile che, nonostante la pressione per il "sì" dei cittadini e dei partiti di minoranza, l'SPD scelga di non metterlo in pratica.

Innanzitutto perché manderebbe un segnale al settore privato che il partito non vuole affatto lanciare. Secondo, perché il costo di prendere in consegna le circa 200.000 case di queste grandi società immobiliari ammonterebbe a circa 25.000 milioni di euro di risarcimento, secondo i calcoli dell'Associazione delle società immobiliari di Berlino e Brandeburgo (BBU). La cifra è difficilmente accettabile per un Land che già deve fare i conti con un debito di circa 60.000 milioni di euro.

La richiesta dei cittadini potrebbe tuttavia portare l'esecutivo di Berlino ad adottare altre misure per fermare l’impennata dei prezzi degli affitti. Aumentare lo stock di alloggi sociali è uno di questi, facendo crescere le acquisizioni in modo esponenziale. Un altro sarebbe quello di imporre il "freno all'affitto", uno strumento approvato dal governo tedesco per rallentare il galoppo nelle grandi città, ma che non sta dando i risultati attesi.

Inoltre, Berlino vuole aumentare il numero di nuove abitazioni. Gli attuali sforzi potrebbero essere raddoppiati, il che prevede la costruzione di 30.000 edifici durante l’attuale legislatura, anche se alcune stime suggeriscono che ne conseguiranno solo 20.000. La figura, sebbene voluminosa, è insufficiente. Dal 2011 la città è cresciuta ogni anno tra 40.000 e 60.000 persone.