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Cosa succede se la fiat rompre il contratto nazionale?

Autore: Redazione

Nel bene e nel male la storia della fiat e quella dell'economia italiana hanno molte cose in comune. Da domani un altro capitolo di questa storia potrebbe essere scritto, con ripercussioni tutt'altro che secondarie. E non solo per i lavoratori del gruppo torinese. Sergio marchionne, il discusso amministratore delegato che ha riportato il marchio nel club di quelli che contano, ha deciso di sfidare l'intero sistema: uscita da da federmeccanica, rottura del contratto nazionale, e, di fatto, l'inizio di una nuova era dei contratti di lavoro

L'intenzione di marchionne è Chiara. Secondo l'ad per poter continuare a produrre in Italia in modo competitivo bisogna dire addio alle relazioni industriali del ventesimo secolo. Tradotto in tremini pratici, superare i contratti collettivi e renderli flessibili alle esigenze di ogni impresa, a seconda delle circostanze di produzione. Ed è talmente convinto di ciò che fa che, dopo la fabbrica di pomiglione, marchionne non ha paura di affrontare anche la fabbrica simbolo della fita: mirafiori a Torino

La fiat, che ovviamente ha consultato fior di avvocati, vuole applicare fino alla data di scadenza il vecchio contratto per poi introdurre il nuovo, non più legato al contratto nazionale dei lavoratori metalmeccanici. Molto probabilmente il nuovo contratto riguarderà soltanto i dipendenti di fiat group automobiles. Quanto ai contenuti, una parte sarebbe recepita dal contratto nazionale esistente e un'altra sarebbe completamente nuova

Questi alcuni contenuti: se si stabilisce un monte ore di straordinario la richiesta dell'azienda non può essere contestata senza incorrere in una penalità; se si stabilisce che si fanno diciotto turni l'impegno va rispettato senza dover discutere caso per caso; se ancora la produzione si ferma perché a monte un fornitore non ha assicurato il flusso di componenti si deve poter recuperare la produzione perduta in un secondo momento, anche cambiando il calendario di lavoro precedentemente fissato

È la fine dei diritti garantiti dal contratto nazionale o un nuovo modo di fare impresa?