Chi paga l'IMU in caso di separazione dei coniugi? Esenzioni e regole

Guida fiscale su chi paga l'IMU in caso di separazione dei coniugi: diritti dell'assegnatario, esenzioni e obblighi sulla TARI.
Coppia che discute della rottura della famiglia
Magnific

In caso di separazione legale o divorzio, l'imposta municipale propria sulla casa familiare assegnata dal giudice grava interamente sull'ex coniuge assegnatario, neo-titolare di un reale diritto di abitazione. Se l'assegnatario vi dimora abitualmente, l'immobile è considerato sua abitazione principale ed è quindi esente IMU, a meno che non sia di lusso (A/1, A/8 e A/9). L'altro coniuge non paga nulla. Risulta indispensabile, quindi, comprendere con precisione chi paga l'IMU in caso di separazione dei coniugi.

Chi paga l'IMU tra separati

Quando una coppia si separa, cambiano immediatamente le regole fiscali sulla gestione della casa. A stabilire chi debba pagare le tasse è la sentenza del giudice, che sposta l'obbligo dal proprietario formale a chi andrà a vivere concretamente nell'immobile. Il fondamento normativo di questo principio risiede nella legge 160/2019 (legge di Bilancio 2020), art. 1, comma 741, lett. c), n. 4, la quale sancisce l'assimilazione della casa familiare ad abitazione principale per l'assegnatario.

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"La casa familiare  assegnata  al  genitore  affidatario  dei figli,  a  seguito  di  provvedimento  del  giudice  che  costituisce altresì, ai soli fini dell'applicazione dell'imposta, il diritto  di abitazione in capo al genitore affidatario stesso".

Su questo punto è intervenuta la Circolare MEF (Dipartimento Finanze) n. 1/DF del 18 marzo 2020, la quale chiarisce in via ufficiale che l'assimilazione ad abitazione principale (e la relativa esenzione) si applica in tutte le ipotesi di provvedimento giudiziale di assegnazione, garantendo la piena continuità dell'agevolazione. 

"Di conseguenza, a decorrere dal 1° gennaio 2020, essendo la TASI ormai non più in vigore, vengono meno anche le ripartizioni del tributo fissate al comma 681 della legge n. 147 del 2013 tra il titolare del diritto reale e l’occupante, mentre l’IMU continua ad essere dovuta dal solo titolare del diritto reale, secondo le regole ordinarie".

Di conseguenza, l'esenzione dall'IMU per la casa coniugale spetta in via esclusiva all'ex partner a cui il tribunale assegna l'abitazione. Chi è costretto a lasciare l'alloggio, pur rimanendo comproprietario, viene liberato da ogni obbligo verso il Comune.

coppia all'interno di un appartamento, circondata da scatoloni di cartone da trasloco
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Chi paga l’IMU il proprietario o chi ha il diritto di abitazione

La distinzione tra la nuda proprietà e l'esercizio concreto del diritto reale di abitazione costituisce lo snodo centrale per la corretta attribuzione del carico fiscale a livello comunale. Il provvedimento giudiziale di assegnazione, infatti, trasferisce il carico fiscale in via esclusiva su chi ottiene il diritto di vivere nella struttura. 

Pertanto, sotto il profilo strettamente tributario, l'ordinamento individua il soggetto passivo esclusivamente nella figura dell'utilizzatore designato dal tribunale. Ne deriva che l'IMU a carico del coniuge separato ma non assegnatario, si azzera completamente per la specifica unità immobiliare, persino nell'ipotesi in cui costui detenga il 100% della proprietà. 

Senza la disponibilità materiale dell'alloggio decade l'obbligo di versare il tributo. Le amministrazioni comunali, pertanto, non possono pretendere alcun pagamento da chi ha lasciato l'abitazione per ordine del giudice. In definitiva, la decisione del tribunale prevale sui vecchi dati del catasto: chi resta in casa si fa carico dell'intera responsabilità fiscale, mentre chi esce perde ogni vincolo tributario sull'immobile.

Come mantenere il diritto alla casa familiare

L'agevolazione fiscale sull'abitazione non è garantita per sempre, ma resta in vigore soltanto se l'occupante continua a rispettare le regole stabilite dal giudice. Il diritto di non pagare l'imposta, infatti, è strettamente legato all'uso costante della casa. Di conseguenza, per non perdere il beneficio economico, risulta indispensabile soddisfare quattro criteri fondamentali, consistenti nel: 

  • disporre di un provvedimento del tribunale formale e regolarmente trascritto;
  • mantenere la propria residenza anagrafica all'indirizzo dell'immobile assegnato;
  • dimorare in modo abituale e continuativo all'interno della struttura;
  • verificare che l'edificio non rientri nelle categorie catastali di lusso.

Qualora venga meno anche solo una di queste condizioni, l'esenzione decade all'istante e si torna a pagare la tassa per intero. Inoltre, le amministrazioni comunali incrociano regolarmente le banche dati anagrafiche proprio per individuare con tempestività chi non possiede più i requisiti richiesti.

IMU: assegnazione della casa coniugale con figli maggiorenni 

Un interrogativo frequente riguarda il mantenimento dello sgravio fiscale quando i ragazzi compiono diciotto anni. Sebbene il testo di legge citi espressamente il genitore "affidatario", il diritto civile - e in particolare gli articoli 337-sexies e 337-septies del Codice civile - chiarisce che la tutela della casa familiare continua a operare fino a quando i figli non raggiungano la totale indipendenza economica.

Per questo motivo, le regole sull'IMU per l'assegnazione della casa coniugale in presenza di figli maggiorenni non subiscono alcuna limitazione: l'esenzione resta valida a tutti gli effetti. Per questa ragione, il Comune non può cancellare d'ufficio il beneficio tributario basandosi esclusivamente sul compimento della maggiore età, poiché l'obbligo di protezione sancito dal giudice non scade in modo automatico.

IMU e coniuge assegnatario con cambio di residenza

Per non pagare l'imposta, non basta avere la sentenza del tribunale a proprio favore, ma risulta obbligatorio risiedere e vivere stabilmente nell'appartamento assegnato

Un eventuale trasloco cancella il diritto allo sgravio fiscale, principio fondamentale recentemente ribadito anche dall'Ordinanza della Corte di Cassazione n. 4303 del 19 febbraio 2025, riguardante l'avviso di accertamento IMU e TASI per l'anno 2017 emesso da un Comune nei confronti di una contribuente proprietaria di immobili nel territorio comunale. 

Alla cittadina era stata negata l'agevolazione per abitazione principale in quanto la stessa risultava residente anagraficamente in un altro comune. In tale circostanza, i giudici hanno dato ragione al Comune stabilendo la liceità del principio relativo alla richiesta di pagamento per intero dell'IMU da parte del coniuge assegnatario in seguito a un cambio di residenza.

Mani viste dall'alto mentre digitano sulla calcolatrice e scrivono importi
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IMU per i coniugi separati legalmente con residenze diverse

Quando la coppia formalizza la fine dell'unione, il calcolo dell'IMU per i coniugi separati legalmente e con residenze diverse esige una considerazione approfondita delle rispettive registrazioni anagrafiche. Il dettato normativo in vigore riconosce la piena legittimità della doppia agevolazione, recependo l’orientamento ormai consolidato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 209 del 13 ottobre 2022. 

Tuttavia, tale diritto resta subordinato alla condizione che i fabbricati rappresentino la dimora abituale e la residenza principale per ciascun individuo. La regola opera a prescindere dall'ubicazione all'interno dei confini dello stesso ente locale o in territori comunali differenti. Al contempo, occorre valutare con estrema attenzione il carico fiscale generato dalle ulteriori proprietà immobiliari. 

Il calcolo dell'IMU sulla seconda casa del coniuge separato non prevede abbattimenti o trattamenti di favore legati allo stato civile. Pertanto, qualunque fabbricato non adibito ad abitazione principale affronta il prelievo fiscale con le aliquote massime deliberate a livello comunale. Per assicurarsi la corretta applicazione di una esenzione IMU sulla prima casa per coniugi con residenze diverse, risulta indispensabile disporre della documentazione attestante:

  • l'effettivo trasferimento dell'individuo in modo inequivocabile;
  • l'assenza di coabitazione e di reciproca assistenza materiale tra gli ex partner;
  • l'intestazione autonoma e separata delle utenze domestiche.

L'acquisto di un nuovo appartamento da parte dell'ex partner comporta il riconoscimento del beneficio sul nuovo indirizzo, lasciando immutato il regime di tassazione sugli altri stabili eventualmente posseduti.

Sentenze della Cassazione sull'IMU per i coniugi separati

Per evitare spiacevoli sorprese, è fondamentale che i dati dell'ufficio tributi corrispondano alla reale situazione abitativa. Spesso, infatti, i Comuni inviano cartelle esattoriali e richieste di pagamento basate su vecchie visure catastali, colpendo soggetti ormai totalmente privi della disponibilità del fabbricato.

Per bloccare questi procedimenti, il cittadino deve procedere in tempi brevi e inoltrare la dichiarazione IMU per la casa assegnata al coniuge, avendo cura di allegare una copia autentica o conforme del provvedimento emesso dal giudice. Grazie a questo passaggio amministrativo, il presunto debitore certifica la variazione del soggetto passivo dell'imposta, interrompendo le pretese fiscali dell'ente.

Sul fronte legale, molteplici sentenze della Cassazione sull'IMU per i coniugi separati ribadiscono in maniera inequivocabile che la mancanza di disponibilità del bene solleva il comproprietario escluso da qualsiasi onere tributario verso il comune. 

A rafforzare questa tesi interviene la recente giurisprudenza di merito, tra cui spicca la sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Treviso n. 313/2025, che non solo annulla le pretese dell'ente, ma riconosce persino il diritto al rimborso per l'imposta versata ingiustamente.

Tuttavia, i giudici sottolineano un dettaglio cruciale: il rispetto degli obblighi dichiarativi e la trascrizione del provvedimento rimangono indispensabili per difendersi validamente dalle richieste del Comune.

Chi deve pagare la TARI per la casa coniugale dopo la separazione

Le regole per la tassa sui rifiuti funzionano in modo diverso rispetto all'IMU, poiché si basano sull'uso reale dell'abitazione. A pagare, infatti, è soltanto chi vive nella casa e produce materialmente i rifiuti, a prescindere da chi risulti intestatario al catasto. 

Dopo la separazione, il conto spetta per intero a chi continua a risiedere nell'immobile. Chi lascia l'alloggio smette di pagare, ma a una condizione: deve comunicare tempestivamente il cambio di residenza all'ufficio ambiente o all'azienda municipalizzata. 

Chi resta, d'altra parte, ha l'obbligo di aggiornare la propria posizione, dichiarando la riduzione dei componenti del nucleo familiare. In questo modo viene ricalcolata in maniera corretta la quota variabile della bolletta e si evitano sanzioni.

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