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Affittare casa al tempo del covid, come è cambiato il mercato

Trend e canoni di locazione nei dati di Tecnocasa

Autore: Redazione

Frena il mercato degli affitti nel primo semestre del 2020 come conseguenza della pandemia. Tecnocasa spiega quali sono state le principali dinamiche su un settore che dal 2015 non conosceva crisi.

Tecnocasa
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Se il boom delle locazioni turistiche aveva determinato negli ultimi anni una contrazione dell’offerta residenziale e, di conseguenza, un aumento progressivo dei canoni hanno continuato progressivamente a crescere, il Covid ha fermato questo trend. Con il turismo in stand by, lo smart working e l’istruzione universitaria a distanza la domanda si è contratta creando più margine di offerta e determinando un calo dei canoni. Nella prima parte dell’anno, secondo l’ufficio studi Tecnocasa, i canoni di locazione sono stati infatti in diminuzione dello 0,2% sui monolocali e dello 0,9% per i bilocali e i trilocali. La tipologia più affitta è il bilocale con il 39,1%, seguita dal trilocale con il 30,9%.

Tecnocasa
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Per quanto riguarda il motivo per cui si cerca casa, nel primo semestre del 2020 il 74,7% lo ha fatto per scelta abitativa, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la percentuale era del 71,4%. In questa categoria rientrano coloro che non riescono ad acquistare o volutamente scelgono l’affitto. C’è una contrazione della domanda di chi cerca per motivi di lavoro che passa da 25,9% a 22,6% a causa dei lavoratori in smart working che hanno deciso di non rinnovare il contratto di affitto in attesa di nuove disposizioni. La città in cui è più alta la percentuale di chi cerca casa per motivi di lavoro è Milano, anche se rispetto ad un anno fa si registra un calo che sfiora il 10%, anche in questo caso. Invariata la percentuale degli studenti, molto probabilmente perché l’analisi è riferita alla prima parte dell’anno mentre questo target si muove in genere a settembre. Verosimilmente gli effetti della contrazione su questa categoria di inquilini si vedrà nel secondo semestre del 2020.

Nel capoluogo lombardo si è vista anche una contrazione dei single che affittano. Questi, rispetto ad un anno fa, passano da 54,5% a 53,8%. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2020 registrano una contrazione di quelli a canone libero (in un anno da 55,1% a 52,0%) ed un aumento del concordato (da 29,5% a 31,4%) e del contratto transitorio che passa da 15,4% a 16,6%.

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Una ulteriore conseguenza della pandemia è l’aumento del ricorso al canone transitorio: tutti coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarlo sul settore residenziale hanno optato per la formula del contratto transitorio per non vincolare l’immobile per troppo tempo e riaverlo a disposizione per ritornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend dei flussi turistici. Anche il canone concordato potrebbe rivelarsi una buona soluzione per inquilini timorosi degli effetti del lockdown e proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto stesso grazie ai canoni calmierati.

L’analisi delle grandi città vede a Milano una netta prevalenza del contratto a canone libero. A Napoli è interessante sottolineare l’incremento del contratto transitorio che è quasi raddoppiato passando da 8,1% a 15,1%. Napoli è una città che negli ultimi anni ha registrato un consistente numero di compravendite immobiliari per motivi turistici che adesso si affittano con la modalità transitoria. A Roma c’è un balzo del contratto a canone concordato che aumenta di un 10% rispetto ad un anno fa.