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Cosa è uno smart village e perché potrebbe rappresentare un trend post covid

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Autore: Flavio Di Stefano

Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione industriale dove la ricchezza, il know-how e i servizi si ridistribuiranno sul territorio e potrebbero creare nuove polarità che obbligano a ripensare le città e i piccoli comuni rurali fino a creare veri e propri smart village. Francesco Roesler, Senior Landscape Architect & Masterplanner dello studio internazionale Dar Al-Handasah, ha spiegato cosa sono a idealista/news.

Il cambiamento, secondo Roesler, corre su un doppio binario. Quindi, da una parte “bisogna iniziare a progettare la decrescita delle città, mettendo in primo piano la qualità e non la quantità, il commercio di quartiere e non i megastore, l’economia circolare e non il consumo indiscriminato”.

Ma, allo stesso tempo “bisogna anche programmare in maniera sostenibile la riqualificazione degli insediamenti rurali e dei sobborghi urbani attraverso:

  • Infrastrutture e telecomunicazione; è fondamentale poter avere oggi la connessione WI-FI;
  • Produzione e distribuzione locale di energia alternativa;
  • Produzione e distribuzione locale di cibo e risorse, diminuendo l’impatto ambientale del settore alimentare;
  • Mobilità sostenibile; lavoro in remoto vuol dire meno tempo speso viaggiando e più tempo a disposizione, incrementando la mobilità lenta e le basse emissioni;
  • Diminuzione del consumo di suolo, riqualificando, ammodernando e ristrutturando ciò che giá esiste”.

Le conseguenze positive, secondo l’architetto, non tarderanno ad arrivare anche per il turismo, sicuramente uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia, e che, paradossalmente, dalla stessa potrebbe però trarne anche i maggiori vantaggi.

“Sembra un paradosso ma molti di noi quest’estate hanno avuto la possibilità di trascorrere periodi più lunghi del solito in località considerate turistiche, specialmente nel Sud dell’Europa, complice il lavoro in remoto – spiega Roesler – ciò ha inevitabilmente portato maggiore ricchezza nelle tasche degli imprenditori e commercianti locali perché il periodo medio di permanenza del turista in smart working è passato da una a due o anche 3 settimane”.

Ma flessibilità vuol dire anche affrancarsi dal concetto di agosto uguale ferie magari estendere la domanda turistica su un periodo molto più ampio di quello attuale. “I prezzi immobiliari decisamente inferiori nel Sud dell’Europa comparati alle Capitali – analizza Roesler – stanno spingendo sempre più persone a interrogarsi se valga la pena investire in una proprietà in Toscana o Puglia, piuttosto che in una grande capitale, riattivando luoghi che in genere, finita la stagione turistica, si spopolano; portandovi ricchezza, rilocando servizi e potenziandone le infrastrutture; in alcuni casi addirittura trasformando il concetto di casa vacanze in prima casa”.

Se un fenomeno del genere si verificasse potrebbe stravolgere completamente il concetto di urbanità e dell’abitare, deviando investimenti e progetti urbanocentrici verso località ad oggi considerate periferiche per iniziare a perseguire la visione degli Smart Village piuttosto che l’utopia delle Smart Cities; ossia una rete di villaggi futuristici che, unendo un contesto geografico e climatico privilegiato, qualità architettonica e tecnologia possono rilanciare interi territori attirando maestranze, giovani professionisti, con relative famiglie, e quindi imprese e investimenti.