Il mercato immobiliare italiano nel 2025 appare diviso tra la spinta verso l’innovazione e l’efficienza energetica e la necessità di fare i conti con prezzi ancora elevati. Secondo l'analisi di Tecnocasa, se da un lato le nuove costruzioni continuano ad attrarre una domanda qualificata, dall’altro l’usato di qualità si conferma una scelta strategica per chi cerca un compromesso tra sostenibilità, costi e disponibilità immediata dell’immobile.
L’analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, relativa alla prima parte del 2025, mette a confronto l’andamento delle abitazioni nuove e usate ed evidenzia come, nonostante un contesto internazionale ancora segnato da incertezze geopolitiche e tensioni sui costi produttivi, il mercato immobiliare italiano continua a mostrare segnali di tenuta, soprattutto sul fronte della domanda di immobili ad alta efficienza energetica.
L’interesse per le nuove costruzioni, cresciuto subito dopo la pandemia, resta infatti elevato, sostenuto anche dagli effetti del decreto “Casa Green”, che ha posto l’accento sulle prestazioni energetiche degli immobili. Tuttavia, i prezzi delle abitazioni di nuova realizzazione e l’aumento dei costi di ristrutturazione stanno orientando una parte significativa degli acquirenti verso soluzioni usate in buono o ottimo stato, considerate più accessibili dal punto di vista economico.
I dati dell’Agenzia delle Entrate relativi al primo semestre del 2025 segnalano una flessione del 4% nelle compravendite di nuove costruzioni. Un calo che riflette le difficoltà del contesto globale: le guerre in corso continuano a incidere sulla logistica e, sebbene nella prima parte dell’anno alcune materie prime abbiano registrato un calo dei prezzi, i livelli restano comunque superiori a quelli pre-pandemia. In questo scenario, l’attività dei cantieri prosegue ma con rallentamenti selettivi, soprattutto nei casi in cui i costruttori temono che i prezzi finali non siano pienamente assorbiti dal mercato.
Diversa la situazione nelle grandi città, dove la domanda con maggiore capacità di spesa consente di sostenere valori più elevati. Qui i prezzi delle abitazioni nuove crescono in media del 2,3%, uno dei tassi di incremento più alti registrati nel periodo post-pandemico. Spiccano in particolare Bari, che guida la classifica con un aumento del 5,3%, e Torino, che segna un +3,7%. Incrementi più contenuti, ma comunque positivi, si registrano nei capoluoghi di provincia e nell’hinterland delle grandi aree urbane, dove l’aumento medio dei valori si attesta intorno all’1,4%.
Il confronto di lungo periodo, evidenziato anche dal grafico allegato allo studio, mostra come negli ultimi dieci anni il mercato abbia premiato sia il nuovo sia l’usato. I prezzi delle abitazioni usate si sono rivalutati dell’11,7%, mentre quelli delle nuove costruzioni hanno registrato un incremento leggermente superiore, pari all’11,9%, a conferma di una dinamica sostanzialmente allineata tra i due segmenti.
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