Occupare abusivamente una casa popolare è un reato penale, che può essere punito con sette anni di galera
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Anche quando si agisce per necessità o perché sono stati sottoscritti degli accordi privati l’occupazione abusiva delle case popolari è un reato penale - ai sensi dell’articolo 633 del Codice Penale - che viene punito con la reclusione e la multa. L’operazione è un'offesa ad un bene pubblico - anche quando dovesse essere avvenuta per necessità - e ha delle conseguenze civili che portano allo sgombero dell’immobile e al risarcimento dei danni. Alcune sentenze emesse recentemente dalla Corte di Cassazione hanno confermato che si tratta di un reato che può essere perseguito d’ufficio e non si prescrive facilmente.

Cosa si rischia se si occupa una casa popolare

L’occupazione di una casa popolare è un reato penale: nello specifico si tratta di invasione di edifici, previsto dall’articolo 633 del Codice Civile, le cui conseguenze sono particolarmente serie. Si, è, in altre parole, in una situazione differente rispetto a quella degli inquilini morosi (qui si può consultare la banca dati inquilini morosi).

I rischi penali

Entrando nel dettaglio, il reato di invasione degli edifici prevede una reclusione fino a due anni a cui si aggiunge una multa che oscilla tra 1.000 e 5.000 euro. Il recente Decreto Sicurezza ha previsto che il carcere possa arrivare fino a sette anni quando viene commesso da più persone o se sono armate.

O, ancora, quando si dovesse impedire al legittimo assegnatario di entrare nell’alloggio. Quando dovessero esserci dei casi di vulnerabilità - come minori od anziani - il reato è perseguibile d’ufficio: non è necessario presentare una querela.

Rischi civili ed amministrativi

L’ente proprietario, ovviamente, ha la possibilità di avviare le procedure di sgombero forzato. Una volta liberato l’immobile, l’occupante potrà essere chiamato a risarcire i legittimi assegnatari o l’ente.

Fattore molto importante, che è necessario tenere a mente, è che l’occupante non ha diritto ad alcun tipo di sanatoria o assegnazione futura.

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Come muoversi legalmente

Per ottenere una casa popolare è sempre opportuno muoversi legalmente: si deve partecipare ai bandi ufficiali che sono stati indetti dai Comuni e presentare tutta la documentazione che viene richiesta. Nel caso in cui non si sappia come muoversi è possibile chiedere assistenza, rivolgendosi agli uffici di edilizia pubblica del proprio Comune o ad un legale, in modo da capire come accedere alla graduatorie.

L'occupazione non è mai un'opzione: è illegale e le conseguenze a cui si rischia di andare incontro sono molto severe. Ma soprattutto danneggia altre persone in lista d’attesa.

Lo stato di necessità giustifica l’occupazione abusiva?

In alcuni casi lo stato di necessità può giustificare un’occupazione abusiva - a prevederlo è l’ex articolo 54 del Codice Penale - ma questo avviene solo e soltanto quando dovessero essere presenti delle condizioni estremamente rigorose, che sono state stabilite dalla consuetudine giurisprudenziale e dalla Corte di Cassazione.

I requisiti richiesti

L’occupazione abusiva di una casa non costituisce reato nel momento in cui sono presente contemporaneamente i seguenti requisiti:

  • ci sia un pericolo attuale di danno grave alla persona: si tratta di rischi che coinvolgono la salute o l'incolumità fisica. Casi in questo senso sono costituiti da bambini piccoli o persone malate, che sono esposte a condizioni climatiche estreme e non ci sono delle alternative;
  • il pericolo è inevitabile: in altre parole quella dell’occupazione deve essere l’unica strada che si può percorrere. Gli occupanti non hanno la possibilità di ottenere la necessaria assistenza dai servizi sociali o essere accolti in un centro dedicato;
  • transitorietà e attualità: le giustificazioni che vengono addotte valgono esclusivamente fino a quando il pericolo imminente persiste. L’eventuale stato di necessità non deve servire per risolvere in modo definitivo il bisogno abitativo di una famiglia a scapito di altre in graduatoria.
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Le novità introdotte nel 2025

Recentemente la Corte di Cassazione - con la pronuncia n. 20675/2025 - ha confermato che, nel momento in cui dovesse mancare un pericolo imminente ed attuale, manca la discriminante e ha ribadito che la crisi abitativa strutturale non è sufficiente ad autorizzare l’occupazione arbitraria.

Il Decreto Sicurezza 2025, tra l’altro, ha inasprito le pene per l’occupazione abusiva e, soprattutto, ha introdotto delle procedure di sgombero lampo - che arrivano a 30 giorni - per fare in modo che la liberazione degli immobili avvenga più velocemente.

Volendo sintetizzare al massimo, benché lo stato di necessità sia un principio che, almeno da un punto di vista teorico, risulti essere applicabile, nella realtà dei fatti i tribunali lo riconoscono quando si vengono a verificare dei casi di emergenza assoluta e immediata. Si preferisce tutelare l’ordine pubblico e i diritti di quanti sono in lista d’attesa per ottenere un alloggio.

Regolarizzazione occupazione
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Regolarizzare l'occupazione abusiva di una casa popolare

Le recenti normative nazionali hanno reso difficile la regolarizzazione di un’occupazione abusiva. È importante sottolineare che sanare la situazione non è un diritto automatico, ma è condizionata da una serie di leggi nazionali che vengono emanate periodicamente. Per poter aspirare ad una sanatoria è necessario essere in grado di dimostrare:

  • la data precisa nella quale è avvenuta l’occupazione: i bandi regionali prevedono che l’ingresso nell’immobile debba essere avvenuto entro una certa data, generalmente diversi anni prima;
  • requisiti Erp: bisogna rientrare nei parametri per accedere all’edilizia residenziale pubblica;
  • stato di necessità: devono essere presenti dei minori, degli anziani o delle persone con disabilità all’interno della famiglia. Questi elementi vengono valutati positivamente, ma non garantiscono l’assegnazione;
  • pagamento degli arretrati: viene generalmente richiesto il versamento dell’indennità di occupazione e delle spese condominiali pregresse.

È opportuno ricordare che sino a quando non viene emesso un provvedimento di sanatoria specifico o se non c’è un bando regionale attivo, l'occupazione continua ad essere un reato perseguibile d'ufficio e può portare allo sgombero forzato.

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