Secondo il 3° Rapporto One Health “Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano”, realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma insieme all’Istituto Piepoli, il 61% delle persone si dichiara soddisfatto del luogo in cui vive, ma soltanto uno su quattro, pari al 25%, si definisce molto soddisfatto. Il dato evidenzia un rapporto complesso tra cittadini e contesto urbano. Da una parte emerge il desiderio di vivere in luoghi tranquilli, ben collegati e ricchi di servizi; dall’altra pesano criticità strutturali che continuano a penalizzare la qualità della vita quotidiana, soprattutto nelle periferie.
- Periferie sempre più centrali nel futuro delle città
- Dove vogliono vivere gli italiani
- I servizi che mancano nelle città italiane
- La casa resta un rifugio, ma conta soprattutto il quartiere
- Dalla riqualificazione urbana alla rigenerazione sociale
- Le istituzioni giudicate assenti dai cittadini
- Fondi europei e rigenerazione urbana
- Le dichiarazioni: periferie, salute e qualità della vita al centro del dibattito
Periferie sempre più centrali nel futuro delle città
Il Rapporto ribalta l’idea tradizionale della periferia come spazio marginale. Oggi, secondo gli esperti coinvolti nello studio, le periferie rappresentano la vera sfida per il futuro urbano italiano. Non più semplici zone dormitorio, ma luoghi strategici dove costruire modelli di città più sostenibili, inclusivi e vivibili.
L’indagine, basata sulle opinioni di sedici esperti e su un campione di mille cittadini italiani, evidenzia come negli ultimi decenni si sia passati da una crescita urbana disordinata e speculativa a una maggiore attenzione per la qualità della vita. Le periferie vengono descritte come realtà molto diverse tra loro: esistono quartieri storici consolidati, aree ad alta immigrazione considerate “fabbriche di cittadinanza”, nuove periferie benestanti ma prive di identità e quartieri rigenerati attraverso interventi urbanistici e sociali.
Dove vogliono vivere gli italiani
Uno dei dati più significativi riguarda le preferenze abitative. Il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, mentre solo il 16% preferirebbe abitare nel pieno centro cittadino. Un risultato che mostra chiaramente come il modello della città contemporanea stia cambiando.
A spingere verso le periferie sono soprattutto la ricerca di tranquillità, la presenza di aree verdi, il minor traffico e una migliore qualità ambientale. Al contrario, i centri storici continuano a essere percepiti come luoghi congestionati, costosi e spesso poco vivibili.
Anche guardando al futuro emerge una crescente sfiducia verso il modello metropolitano tradizionale. Per il 38% degli intervistati saranno i piccoli centri a garantire una migliore qualità della vita nei prossimi anni, mentre il 27% ritiene che le città di medie dimensioni diventeranno sempre più attrattive. Inoltre, quasi la metà degli italiani, il 46%, non crede più che vivere in centro significhi automaticamente vivere meglio rispetto alla periferia.
I servizi che mancano nelle città italiane
Il Rapporto individua con precisione le principali priorità indicate dai cittadini per migliorare la qualità della vita urbana. Al primo posto si colloca il trasporto pubblico: il 40% degli italiani chiede collegamenti più efficienti e capillari. Seguono sicurezza e ordine pubblico, indicati dal 34% degli intervistati, e le opportunità di lavoro, anch’esse al 34%.
Molto sentita anche la questione sanitaria. Il 33% degli italiani considera prioritario potenziare servizi sanitari e assistenza alle persone, mentre il 30% chiede maggiori investimenti su qualità ambientale e spazi verdi.
Secondo il Rapporto, quando mancano trasporti, sicurezza e servizi essenziali aumenta inevitabilmente il disagio sociale e urbano. Al contrario, il benessere è strettamente collegato alla presenza di relazioni di comunità, aree verdi, sicurezza percepita e occasioni di socializzazione.
La casa resta un rifugio, ma conta soprattutto il quartiere
Per gli italiani il concetto di benessere abitativo non dipende soltanto dall’abitazione in sé, ma dal contesto in cui essa si inserisce. Il 53% degli intervistati ritiene fondamentale vivere in un quartiere tranquillo e salubre, mentre il 49% considera importante avere una casa dalle dimensioni adeguate.
Molto rilevante anche la presenza di servizi essenziali, indicata dal 47% del campione, e l’efficienza dei collegamenti pubblici, ritenuta decisiva dal 45% degli italiani.
Il Rapporto evidenzia quindi una nuova idea di casa: non più un’isola separata dalla città, ma parte integrante di un ecosistema urbano fatto di relazioni sociali, mobilità, servizi e qualità ambientale.
Dalla riqualificazione urbana alla rigenerazione sociale
Uno dei concetti chiave emersi nello studio è il superamento della semplice “riqualificazione” urbana. Gli esperti sostengono infatti la necessità di puntare sulla “rigenerazione”, un modello che non riguarda soltanto edifici e infrastrutture, ma anche il tessuto sociale, economico e ambientale dei quartieri.
L’obiettivo è costruire città policentriche, con quartieri autonomi ma interconnessi, capaci di offrire servizi, spazi pubblici e opportunità senza costringere i cittadini a spostarsi continuamente verso il centro.
In questa visione assume un ruolo centrale il paradigma “One Health”, secondo cui salute umana, ambiente e contesto sociale devono essere affrontati in maniera integrata. La qualità urbana, quindi, viene considerata un elemento determinante per il benessere collettivo.
Le istituzioni giudicate assenti dai cittadini
Un altro dato rilevante riguarda il ruolo delle istituzioni. Per il 72% degli italiani i Comuni sono i principali responsabili del miglioramento dei luoghi in cui si vive, seguiti dalle Regioni indicate dal 58% e dallo Stato al 49%.
Tuttavia, proprio le istituzioni vengono percepite come i soggetti più assenti nella gestione delle criticità urbane. Al contrario, realtà come associazioni di volontariato, parrocchie, comunità di quartiere e Terzo Settore vengono considerate più efficaci, nonostante dispongano di risorse economiche molto inferiori.
Fondi europei e rigenerazione urbana
Il tema della rigenerazione urbana si intreccia inevitabilmente con quello degli investimenti pubblici. L’Italia, secondo quanto emerso durante la presentazione del Rapporto, è il secondo beneficiario dei fondi di coesione europei, con oltre 42 miliardi di euro destinati al Paese. Di questi, 2,4 miliardi sono riservati direttamente alle strategie urbane, mentre oltre 4,5 miliardi finanziano interventi nel settore abitativo e nella rigenerazione delle città.
Una parte significativa delle risorse punta proprio a trasformare le periferie attraverso housing accessibile, mobilità sostenibile, efficientamento energetico e nuovi spazi pubblici.
Le dichiarazioni: periferie, salute e qualità della vita al centro del dibattito
Durante la presentazione del Rapporto alla Camera dei Deputati, numerosi rappresentanti istituzionali hanno sottolineato il valore strategico delle periferie. Il Vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto ha evidenziato come i cittadini non “fuggano” dalle periferie, ma dall’abbandono e dalla carenza di servizi. Il Vice Ministro Maria Teresa Bellucci ha invece posto l’attenzione sulla transizione demografica e sulla necessità di progettare città più adatte a una popolazione sempre più anziana.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha ribadito l’importanza di un approccio integrato tra salute, ambiente e inclusione sociale, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno richiamato la necessità di investire su trasporti, verde urbano, edilizia sociale e coesione territoriale.
Tra i temi più ricorrenti nelle dichiarazioni emerge anche la necessità di superare il modello “centro-periferia” per costruire città policentriche, capaci di distribuire servizi e opportunità in modo più equilibrato. Il concetto di rigenerazione urbana viene così associato non soltanto alla trasformazione fisica dei quartieri, ma anche alla creazione di nuove relazioni sociali, culturali ed economiche.








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