Le Vele di Scampia diventano case: completate le prime 97 abitazioni

E' il più grande piano di social housing d'Europa, il progetto ReStart Scampia — 159 milioni di euro, 509 nuovi alloggi, finanziato con PNRR e fondi europei
Vele di Scampia
Mario Cuomo

Le Vele di Scampia a Napoli, simbolo che per decenni ha incarnato il degrado urbano, la marginalità e l’abbandono istituzionale, diventano oggi simbolo di rinascita. Le labirintiche strutture anni Settanta, emblema di tutto ciò che una casa non dovrebbe essere, oggi con ReStart Scampia realizzano la visione del più grande progetto europeo di social housing. Le prime tre palazzine del lotto M — denominate A1, A2 e A3 — sono state completate, per un totale di circa 97 nuovi alloggi. Non è la fine del percorso, ma è la prova che il progetto esiste davvero, che non è rimasto sulla carta, che le promesse fatte alla comunità si stanno trasformando in appartamenti abitabili.

Il progetto: 509 alloggi, 159 milioni di euro, uno dei più grandi d’Europa

ReStart Scampia non è un intervento ordinario di edilizia pubblica. Con un piano di finanziamenti di circa 159 milioni di euro — provenienti da fondi PNRR, PON Metro e Periferie, con il Comune di Napoli nel duplice ruolo di proprietario degli alloggi e beneficiario dei finanziamenti — il programma prevede la realizzazione di 509 nuovi alloggi su un’area di circa 200.000 metri quadrati, accompagnati da servizi locali, aree pubbliche e una nuova viabilità di quartiere. Per dimensioni e ambizione, si configura come uno degli interventi di edilizia residenziale pubblica sociale più estesi d’Europa.

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Vele di Scampia
Mario Cuomo

Il progetto architettonico porta la firma dello studio internazionale Settanta7, fondato da Daniele Rangone ed Elena Rionda, insieme a Studio Perillo e Studio Valle Progettazioni. La realizzazione è affidata a Piloda Building / Operazione Srl. La cantierizzazione è iniziata nel dicembre 2024 e il completamento dell’intero primo lotto è previsto per dicembre 2026. Il cantiere attualmente in corso impiega 100 unità lavorative, 25 ditte specializzate — per la maggior parte campane — e 50 tra architetti e progettisti, con punte che raggiungono le 300 persone e oltre 50 aziende coinvolte.

Dalle Vele ai colori: un’architettura che rompe con il passato

Il contrasto con le vecchie Vele è anche visivo, e non per caso. Le facciate ventilate che caratterizzano ogni palazzina sono declinate in colori differenti — dall’antracite al bianco fino al borgogna — una scelta identitaria precisa: ogni edificio diventa riconoscibile e distinto dagli altri, l’opposto della serialità anonima delle Vele, tutte identiche tra loro. Ma le facciate non sono solo estetica: garantiscono elevate prestazioni energetiche, durabilità nel tempo e una netta riduzione dei costi di manutenzione. Tutti gli edifici sono progettati come NZEB — Nearly Zero Energy Buildings, edifici a energia quasi zero — un requisito che alza significativamente il livello qualitativo rispetto allo standard consueto dell’edilizia sociale.

Vele di Scampia
Mario Cuomo

Gli alloggi stessi segnano una discontinuità netta con la tradizione del social housing italiano. Doppia esposizione, ampie porte finestre, terrazzi generosi — in alcuni casi fino a 4x4 metri — spazi luminosi e realmente vivibili. Cinque tipologie disponibili, da circa 50 a 140 metri quadrati, per rispondere a un’ampia varietà di esigenze e composizioni familiari. Tutti i piani terra delle palazzine sono destinati a unità commerciali e attività comunitarie, con l’obiettivo di restituire vitalità e permeabilità al quartiere: un piano terra attivo, aperto e trasparente come presidio sociale, in netta discontinuità con la chiusura e l’isolamento che avevano caratterizzato le vecchie Vele.

La progettazione del verde è stata affidata a Proap, studio di architettura del paesaggio. All’intervento si aggiungono una scuola per l’infanzia, un Civic Center per attività sociali e culturali, mercati coperti e aree verdi con orti urbani. La Vela Celeste, unica delle Vele superstiti ancora in piedi, è stata conservata e verrà destinata ad ospitare spazi per le attività sociali e culturali.

La comunità al centro: il Comitato Vele ha progettato insieme

Uno degli aspetti più significativi di ReStart Scampia è il metodo con cui è nato. Il Comitato Vele — che per decenni ha rappresentato la comunità degli abitanti, portando avanti la lotta per il diritto alla casa — è stato coinvolto fin dalla fase di progettazione ed è presente in ogni fase realizzativa. Un approccio partecipato che ha contribuito a rafforzare il senso di appartenenza ai nuovi spazi e a porre le basi per una rigenerazione non solo fisica, ma anche culturale e sociale. “Siamo arrivati dopo tanti anni di lotta a un risultato straordinario, riprendendoci la dignità di tante donne e uomini che non hanno mai chinato la testa”, ha dichiarato Omero Benfenati del Comitato Vele. “Il nostro processo continua fino a quando non si porta tutto al compimento insieme all’amministrazione, garantendo alle 509 famiglie una casa dignitosa e una Scampia con tutti i servizi essenziali.”

Vele di Scampia
Mario Cuomo

Le voci istituzionali: da simbolo del degrado a simbolo di rinascita

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha inquadrato il completamento del primo lotto come “un ulteriore segnale di un progetto che sin dal principio è stato condiviso con i comitati e che si aggiunge a un cambio radicale che ha interessato il quartiere in questi anni, dalla metropolitana all’università.” La vicesindaca e assessora all’urbanistica Laura Lieto ha sottolineato il significato simbolico più ampio: “Riscrive il significato stesso di quei luoghi, che abbiamo smesso di chiamare periferie e che abbiamo imparato a chiamare avamposti della metropoli in formazione in questi anni.” L’assessora alle politiche abitative della Regione Campania, Claudia Pecoraro, ha ricordato che “rigenerare significa non soltanto riqualificare gli edifici, ma restituire spazi alla comunità, rafforzare i legami sociali, garantire servizi e creare nuove opportunità.”

Per Daniele Rangone, co-founder e chief vision officer di Settanta7, l’operazione ha significato “reinventare il concetto di social housing, trasformando strutture ripetitive e monotone in un’architettura aperta, luminosa e inclusiva, a beneficio del quartiere e della comunità che lo abita.” Emanuele Di Palo, CEO di Piloda Building, ha descritto il progetto come “una vera e propria macchina organizzativa” selezionata non solo sulla base delle competenze ma anche privilegiando imprese e fornitori capaci di garantire elevati standard di sostenibilità ambientale e rispetto dei CAM — i Criteri Ambientali Minimi.

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