Un altro storico marchio italiano finisce all’estero. Questa volta è toccato a Pininfarina, che passerà alla società indiana Mahindra. La Pincar, la holding della famiglia che controlla il 76% di Pininfarina, ha firmato un accordo di investimento con gli indiani che acquisteranno tutte le azioni ordinarie Pininfarina detenute da Pincar, per 1,10 euro per azione, per un totale di circa 25 milioni di euro. Ma questo è, in ordine di tempo, solo l’ultimo caso di un’azienda del Belpaese che passa oltreconfine.
Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha messo insieme alcuni dei grandi nomi italiani finiti sotto il controllo di colossi stranieri. Nel settore industriale, prima di Pininfarina è toccato a Pirelli, che ha annunciato l’accordo con il gruppo cinese ChemChina. C’è poi Italcementi, che finirà al gruppo tedesco Heidelbergcement, e Finmeccanica, che ha annunciato la vendita di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda a Hitachi. Ma non finisce qui. La famiglia Benetton ha ceduto World duty free alla svizzera Dufr, il 49% di Alitalia da circa un anno è passato alla compagnia degli Emirati Etihad e Indesit è finita alla Whirpool. Da qualche anno, inoltre, la milanese Edison è passata ai francesi di Edf.
Ma è soprattutto nel campo della moda che i passaggi all’estero sono stati molteplici. Si ricordano i casi di Fendi, Pucci, Bulgari e Loro Piana ceduti al gruppo francese Louis Vuitton Moet Hennessy (Lvmh). Ci sono poi Gucci, Bottega Veneta, Richard Ginori, Pomellato e Brioni finiti sotto il controllo di un altro francese, Henri Pinault, con Kering. Continuando: Valentino è passato all’emiro del Qatar, Safilo al gruppo olandese Hal, Poltrona Frau alla statunitense Haworth e Krizia al gruppo cinese Shenzen Marisfrolg Fashion.
Stessa sorte è capitata a molte aziende che fanno capo al settore alimentare. E’ il caso di Grom finita sotto il controllo Unilever, di Parmalat passata ai francesi di Lactalis e di marchi dell’olio come Sasso, Bertolli e Carapelli controllati dalla spagnola Deoleo ora nelle mani del fondo britannico Cvc partners.
Non va meglio nel settore delle telecomunicazioni. La Telecom ha come primo azionista Vivendi di Vincent Bollorè e come secondo Xavier Niel. Fastweb è di Swisscom e Omnitel ormai da tempo è di Vodafone.
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