Commenti: 0
Sedie di plastica bianche
Pixabay

Le sedie di plastica bianche sono senza dubbio le più utilizzate al mondo. Si vedono sulla spiaggia, nei cinema all'aperto e in tanti altri luoghi. Rappresentano un vero e proprio jolly che può essere tirato fuori all'occorrenza e risolvere ogni situazione. Ma non sono solo bianche, possono essere anche colorate. Vediamo qual è la loro storia.

Sedie di plastica colorate
Pixabay
Le prime testimonianze di queste sedie, chiamate anche "monoblocco" perché realizzate in un unico pezzo, si hanno nel 1967 e le origini risalgono al designer italiano Vico Magistretti, ispirato da un progetto dell'architetto Joe Colombo. Negli Anni '70 la loro produzione è letteralmente decollata.

Per realizzarle, la resina plastica viene iniettata in uno stampo a temperature comprese tra 220 e 230 gradi e si aspetta semplicemente che si indurisca. 

Le sedie di plastica bianche sono pensate per essere un prodotto economico. Ma, nonostante il prezzo contenuto, resistono alle intemperie. Prova a lasciarle fuori d'inverno, all'aperto e vedrai: arriverà il bel tempo e rimarranno quasi come nuove, semmai con appena qualche graffio.

Un design democratico

Alcuni le hanno criticate perché sono fatte di plastica, ma è innegabile che siano sedie forti e resistenti: il paradigma del design sociale e democratico, afferma Carmen Sevilla nel capitolo ad esse dedicato nel libro "Sillipedia" (Fabbrica). Ma la verità è che in quello stesso testo ci dice che Martí Guixé ha chiesto rispetto per queste sedie modeste e altri designer hanno rivisto il loro design, come i fratelli Campana e Martino Gamper.

Comunque sia, che piacciano o che facciano inorridire, eccole lì, che ti aspettano sulla terrazza del bar all'angolo o del bar sulla spiaggia.

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account