Contratti a termine, cosa cambia con il decreto Lavoro?

Contratti a termine
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Il decreto Lavoro, approvato dal governo Meloni lo scorso 1º maggio, ha introdotto importantissime novità non solo per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e il taglio del cuneo fiscale. Tra gli interventi più discussi e dibattuti, infatti, c’è anche quello che riguarda la modifica della norma sui contratti a termine. Cosa cambia? Scopriamolo insieme analizzato cosa è previsto attualmente e cosa succederà in futuro.

Come funziona un contratto a termine?

Il decreto Lavoro, e questo è il punto più discusso, sostanzialmente interviene per allentare la stretta che era stata introdotta dal cosiddetto decreto Dignità (Dlgs 15 giugno 2015, n. 81). L’intervento del governo Meloni, infatti, introduce nuove causali per prorogare o rinnovare i contratti a termine allo scadere dei primi 12 mesi.

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Il decreto Lavoro introduce tre causali per il rinnovo dei contratti a termine dopo la scadenza dei primi 12 mesi. La proroga e il rinnovo, tuttavia, non può superare i 24 mesi complessivi. Le nuove causali sono le seguenti:

  • casi previsti dai contratti collettivi;
  • esigenze di natura tecnica, organizzativa o produttiva, individuate dalle parti, in caso di mancato esercizio da parte della contrattazione collettiva, e in ogni caso entro il 31 dicembre 2024;
  • sostituzione di altri lavoratori.

Quanto dura un contratto a termine?

Il decreto Lavoro, inoltre, prevede che il contratto a termine possa essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo se la durata iniziale del contratto risulti inferiore a 24 mesi e per un massimo di 4 volte nell’arco di 24 mesi, a prescindere dal numero dei contratti. Se il numero di rinnovi eccede il limite previsto, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Per i lavoratori con contratto a termine prorogato fino alla durata massima di 24 mesi, per i rapporti sottoscritti successivamente all’entrata in vigore del decreto Lavoro, eccetto le attività stagionali, dovrà essere corrisposto un bonus una tantum a titolo di welfare di 500 euro se al termine della durata il contratto di lavoro non è trasformato a tempo indeterminato.

Cosa cambia da contratto a tempo determinato a indeterminato?

Come è facile intuire, la principale differenza tra contatto a tempo determinato e indeterminato sta proprio nella durata del rapporto di lavoro. Nei contratti a tempo indeterminato non viene stabilita una scadenza, non vi è quindi una data conclusiva del contratto, mentre per quelli a tempo determinato è prevista, con possibilità di rinnovo entro un limite temporale massimo e a determinate condizioni.

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