Inchiesta urbanistica a Milano, sequestrato il complesso “Unico-Brera”

unico brera
Unico Brera

Nell’ambito della maxi indagine della Procura di Milano sulla gestione dell’urbanistica cittadina, la Guardia di Finanza ha apposto i sigilli al complesso immobiliare “Unico-Brera, un progetto residenziale di lusso che sta sorgendo in via Anfiteatro, nel cuore di Brera. Il sequestro, disposto dal giudice per le indagini preliminari, coinvolge 27 persone, tra professionisti, imprenditori e funzionari comunali.

Il cantiere sorge su un’area storica rimasta vuota dal 2006, quando un edificio settecentesco formato da due corpi di tre e cinque piani venne demolito per far spazio a un intervento che nel tempo ha cambiato più volte pelle. Oggi al suo posto sono in costruzione due edifici da quattro e undici piani, dove – secondo indiscrezioni di mercato – i monolocali arriverebbero a costare fino a 700mila euro.

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Sospetti abusi edilizi e atti falsificati

Il nuovo filone dell’inchiesta ipotizza abusi edilizi, irregolarità nelle autorizzazioni e presunti falsi nelle pratiche presentate al Comune. Il progetto era già emerso negli atti che, lo scorso marzo, avevano portato all’arresto dell’ex vicepresidente della Commissione Paesaggio, Giovanni Oggioni, e all’interdizione dell’architetto Marco Cerri, progettista dell’intervento e figura chiave già ascoltata dal gip per chiarire la propria posizione.

Secondo la Procura, alcune criticità riguarderebbero l’aumento non consentito delle volumetrie, la sottostima degli oneri di urbanizzazione, oltre alla scelta di procedere tramite Scia – una semplice segnalazione certificata di inizio attività – invece che con un permesso di costruire e un piano attuativo, come normalmente richiesto per progetti di tale portata.

Negli anni l’iter del cantiere ha seguito un percorso complesso: la prima pratica urbanistica sull’area risale addirittura al 1828. Nel 1999 il Comune aveva approvato un progetto di ricostruzione finalizzato alla realizzazione di edilizia popolare, poi sostituito nel tempo dal più redditizio complesso residenziale di lusso che oggi è finito nel mirino degli inquirenti.

La Procura: “Sistema di illegalità manipolatoria ancora attivo”

Il provvedimento del gip Mattia Fiorentini riporta passaggi durissimi dei pm, secondo i quali le irregolarità contestate non sarebbero episodi isolati ma la spia di un metodo consolidato.

I magistrati parlano di un’“opera di sfaldamento e falsificazione protrattasi per oltre quindici anni” e che avrebbe riguardato “aree tra le più pregiate e identitarie del centro storico”.

Nel fascicolo vengono citati altri casi al centro di accertamenti: da via Crescenzago a via Stresa, passando per cortili interni trasformati in nuove volumetrie tramite Scia classificate come semplici ristrutturazioni.

Secondo la Procura, gli uffici comunali non avrebbero ancora rivisto le pratiche sospette, nonostante le indicazioni fornite nei precedenti provvedimenti giudiziari. Un atteggiamento che, per i pm, rischierebbe di legittimare un “sistema pervasivo di alterazione dei titoli edilizi e delle procedure”.

La questione edilizia: il nodo della “contestualità”

Uno dei punti centrali contestati riguarda la natura degli interventi autorizzati. La difesa dei progettisti ha sostenuto che il cantiere rientri nella categoria della “ristrutturazione”, richiamando la preesistenza dell’edificio demolito nel 2007.

La Procura, però, ha sempre respinto questa tesi: a loro avviso, dopo più di dieci anni di area libera, non può essere considerato un intervento di ristrutturazione, ma una nuova costruzione che avrebbe richiesto un iter completamente diverso.

Una posizione che ha trovato conforto anche in un recente pronunciamento del Consiglio di Stato, secondo cui la ristrutturazione è possibile solo se la demolizione e la ricostruzione avvengono in tempi contestuali, e non se si tenta di utilizzare a distanza di molti anni un ipotetico “credito volumetrico”.

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