A Torino il Carnevale ha un volto elegante e ironico, fatto di personaggi che raccontano la storia della città tra satira, tradizione popolare e spirito piemontese. Le maschere del Carnevale di Torino sono figure simboliche nate tra le piazze e i quartieri, prendono in giro il potere, rappresentano il popolo e danno voce, con garbo e intelligenza, alla vita quotidiana. Dai protagonisti più celebri alle maschere meno conosciute, ognuna porta con sé aneddoti, dialetto e costumi che riflettono l’anima di una città riservata ma profondamente legata alle sue tradizioni.
Maschere di Torino: Gianduja e Giacometta
I personaggi principali tra le maschere del carnevale torinese sono quelli della coppia popolare formata da Gianduja e Giacometta. Queste figure sono diventate nel tempo ambasciatrici del Piemonte, presenti nelle cerimonie ufficiali, nelle sfilate e in molte iniziative culturali legate al Carnevale torinese.
La maschera di Gianduja
Gianduja nasce tra Settecento e Ottocento all’interno del teatro di figura e delle marionette, come personaggio bonario che parla in piemontese. Tra le maschere della commedia dell'arte, rappresenta il contadino‑borghese: un uomo semplice, di buon senso, amante del vino e della convivialità, spesso usato per fare una satira gentile sui potenti e sui costumi dell’epoca.
La maschera di Giacometta
Accanto a Gianduja compare Giacometta, la compagna femminile che incarna la donna piemontese laboriosa, concreta e affettuosa. Nei racconti popolari e nelle rappresentazioni, la coppia funziona come una sorta di “specchio” del popolo: attraverso battute, dialoghi e sketch, sottolinea vizi e virtù della vita quotidiana, rimanendo sempre entro i toni leggeri tipici del Carnevale.
Le caratteristiche delle maschere di Carnevale a Torino
Le maschere torinesi si distinguono per l’aspetto popolare e per il forte legame con la vita di tutti i giorni. Il costume di Gianduja è piuttosto codificato e facilmente riconoscibile nelle sfilate. Di solito comprende:
- Giacca corta, spesso marrone o in tonalità calde, che richiama l’abbigliamento contadino‑borghese.
- Gilet e pantaloni al ginocchio, con calze lunghe che completano il tipico aspetto sette‑ottocentesco.
- Cappello caratteristico, talvolta tricorno, talvolta berretto morbido, elemento che aiuta subito a identificare il personaggio.
- Espressione sorridente, spesso accompagnata da gestualità aperta e accogliente.
Giacometta, invece, indossa abiti femminili tradizionali:
- gonna ampia e grembiule;
- scialle sulle spalle e copricapo sobrio ma ben visibile;
- i colori sono vivaci senza essere troppo sfarzosi, proprio per sottolineare le origini popolari.
Quali sono le altre maschere tipiche del Piemonte
Le maschere tradizionali piemontesi sono espressione diretta della storia locale, della vita quotidiana e della memoria collettiva delle comunità. Molte di queste figure nascono nei contesti urbani e rurali tra Ottocento e primo Novecento, legate ai carnevali storici e a episodi realmente accaduti, poi trasformati in racconto popolare.
- Bicciolano: rappresenta il popolano vercellese, schietto, ironico e profondamente legato alla città. Il nome deriva dal “biciolano”, un dolce tipico piemontese.
- Bela Majin: compagna del Bicciolano, simboleggia l’eleganza popolare e la vitalità femminile. È una figura festosa, spesso associata alla musica e alla danza.
- Re Biscottino: maschera regale e ironica allo stesso tempo, è il sovrano simbolico del Carnevale di Novara, protagonista di sfilate e cerimonie che ribaltano, per gioco, l’ordine costituito.
- Gagliaudo Aulari: ispirato a un personaggio realmente esistito, è l’eroe popolare che, secondo la tradizione, salvò Alessandria durante l’assedio di Federico Barbarossa con uno stratagemma passato alla storia.
- Majutin del Panperdù: legata al celebre Carnevale Storico di Santhià, questa maschera rievoca episodi locali e tradizioni gastronomiche, diventando simbolo di abbondanza, festa e identità comunitaria.
Vivere a Torino
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