Commenti: 0
tech
GTRES

Il mercato degli asset digitali continua a crescere con forza in Italia. Negli ultimi due anni, il numero di soggetti che detengono crypto-attività è aumentato del 103%, arrivando a circa 1,4 milioni di clienti, tra persone fisiche e giuridiche. Il valore complessivo dei portafogli si attesta intorno ai 2 miliardi di euro, con una media di 1.400 euro per investitore. Si tratta soprattutto di una platea giovane: il 64% degli utenti ha tra i 18 e i 39 anni, e oltre un terzo rientra nella fascia 18–29 anni. A evidenziarlo sono Paolo Gianturco e Maria Fazio, esperti Deloitte.

Una trasformazione profonda dei mercati finanziari

Secondo gli esperti, questi numeri si inseriscono in un contesto finanziario in rapido mutamento. Gli asset digitali, basati sulla tecnologia blockchain, rappresentano nuove forme di valore registrate su un sistema distribuito, sicuro e trasparente. Per gli operatori del settore, comprenderne il funzionamento è ormai imprescindibile, poiché stanno modificando radicalmente il modo di concepire il denaro e gli investimenti. Tuttavia, l’attenzione mediatica spesso concentrata su Bitcoin e criptovalute più note rischia di oscurare le reali potenzialità di questa innovazione tecnologica.

Le diverse tipologie di cripto-attività secondo la normativa europea

Il quadro regolamentare distingue oggi varie categorie di cripto-attività. Alcune rientrano a pieno titolo tra gli strumenti finanziari tokenizzati e sono disciplinate dalla MiFID II. Il Regolamento MiCA introduce una classificazione basata sulle caratteristiche e sui meccanismi di stabilizzazione del valore.
I token collegati ad attività (ART) puntano a mantenere un valore stabile facendo riferimento a beni, diritti o panieri di valute. I token di moneta elettronica (EMT), noti come stablecoin, sono invece ancorati a una singola valuta ufficiale. Esiste poi una categoria residuale che include, tra gli altri, gli utility token. Restano infine fuori dal perimetro regolamentare alcune cripto-attività, come i Non-Fungible Token (NFT), spesso utilizzati per arte digitale e collezionabili.

Offerta in evoluzione: dal VASP ai nuovi CASP regolamentati

Anche dal lato dell’offerta il mercato italiano mostra segnali di dinamismo. Il numero di Virtual Asset Service Provider (VASP) iscritti all’OAM è cresciuto del 58% tra il primo trimestre 2023 e la fine del 2024, raggiungendo 166 operatori. Con l’entrata in vigore della MiCA nel 2025, è però iniziata una transizione verso i Crypto Asset Service Provider (CASP) regolamentati.
Al momento non risultano CASP italiani autorizzati, mentre 57 operatori europei sono già abilitati a operare nel nostro Paese. In testa figura la Germania, seguita da Olanda e Francia. I dati di Banca d’Italia mostrano inoltre un numero crescente di interlocuzioni con il regolatore, soprattutto per servizi di scambio, custodia ed esecuzione ordini.

I rischi per gli investitori: volatilità, liquidità e cyber security

Non mancano, tuttavia, i profili di rischio. Le criptovalute sono caratterizzate da elevata volatilità, con oscillazioni di prezzo anche molto marcate in tempi brevi. Un secondo elemento critico riguarda la liquidità, soprattutto nei mercati meno profondi, dove può risultare difficile vendere un asset al prezzo desiderato. A ciò si aggiungono possibili disfunzioni delle piattaforme di scambio.
Un ulteriore rischio è di natura informatica: attacchi cyber a exchange e wallet possono esporre gli investitori a perdite significative in caso di violazioni dei sistemi di sicurezza.

Prudenza e fiscalità: cosa devono sapere investitori e intermediari

Gli esperti sottolineano l’importanza di operare con cautela e di affidarsi a intermediari qualificati, per evitare truffe o informazioni fuorvianti. Sul fronte fiscale, il quadro normativo è ormai definito. Per gli investitori, l’imposta sulle plusvalenze varia a seconda dello strumento: 33% per l’acquisto diretto di criptovalute e 26% per prodotti finanziari con sottostante crypto, come gli ETP.
Per gli intermediari che agiscono come sostituti d’imposta, restano però significative complessità operative, legate al calcolo delle imposte, alla gestione delle minusvalenze, all’imposta di bollo e ai nuovi obblighi di scambio automatico di informazioni fiscali previsti dalla DAC8 a partire dal 2026.

Asset digitali, un’opportunità strategica per le imprese

Il messaggio finale per le aziende è netto: rimandare non è più un’opzione. La maggiore chiarezza normativa ha creato un contesto favorevole in cui le imprese, indipendentemente dal settore, sono chiamate a valutare come gli asset digitali possano generare valore e rafforzare i modelli di business.
Il futuro della finanza, concludono gli esperti Deloitte, sarà sempre più digitale, decentralizzato e trasparente.

Vedi i commenti (0) / Commento

per commentare devi effettuare il login con il tuo account