L'inverno è andato in pausa, all'improvviso e senza preavviso. Manca ormai poco all'equinozio di primavera, che sancirà definitivamente la fine della stagione fredda anche sotto l'aspetto astronomico, ma in verità è già da qualche giorno che l'inverno sembra essersi arreso. Non che abbia fatto così freddo tra metà gennaio e febbraio, sia chiaro: a dominare la scena sono state le perturbazioni atlantiche a discapito del freddo artico, ma ora non sono presenti più nemmeno le perturbazioni piene di pioggia, e la neve in montagna manca ormai da troppi giorni.
Alta pressione dominante e niente neve in montagna
È un avvio di marzo dominato in lungo e in largo dall'alta pressione, sebbene il tempo non sia così bello ovunque. Ci sono regioni dove splende il sole, altre dove persistono nubi basse fastidiose che impediscono ai raggi solari di scaldare i suoli. Ne risulta una parentesi simil-autunnale, con tempo grigio e uggioso e pochi sprazzi di sereno, relegati essenzialmente all'estremo sud.
Dopo settimane e settimane di pioggia e nubifragi è chiaro che una pausa più asciutta era diventata una necessità. I terreni, ormai saturi d'acqua, ora possono respirare, attenuando man mano il rischio idrogeologico in vista di nuove ipotetiche perturbazioni.
Ma c'è un rovescio della medaglia: con l'avvento dell'alta pressione sub-tropicale, esattamente quella che ora avvolge tutta Italia, le temperature stanno velocemente aumentando soprattutto alle medio-alte quote, al di sopra dei 1000 metri di altitudine. Le regioni del sud stanno maggiormente soffrendo questo aumento termico considerevole in montagna e sarà ancor più marcato nel prosieguo di settimana.
Attorno ai 1500 metri di altitudine si prevedono temperature fino a +9/+10°C, davvero alte in questo periodo dell'anno. Valori leggermente più contenuti al centro e al nord Italia, ma pur sempre in territorio positivo (fino a +5/+7°C).
Lo zero termico, cioè la quota alla quale la temperatura è di zero gradi, è ormai altissimo da giorni. Al sud e sulle isole maggiori lo zero termico si è piazzato al di sopra dei 2300 metri e nei prossimi giorni arriverà fino a 2800 metri di altitudine. Praticamente anche sulle vette appenniniche la temperatura rischia di andare sopra lo zero.
Zero termico attorno ai 1800-2000 metri di quota sulle Alpi occidentali nel prosieguo di settimana, addirittura oltre 2400 metri per quanto riguarda le Alpi orientali. Per l'inizio di marzo non è assolutamente normale una situazione del genere e l'impatto sarà tutto sulla neve in montagna caduta negli ultimi mesi. Le principali conseguenze di queste temperature elevate saranno:
- fusione accelerata del manto nevoso alle medio-alte quote;
- aumento progressivo dell’instabilità del manto con maggiore rischio valanghe.
Rischio valanghe in aumento
Le temperature alte per giorni e giorni aumenteranno costantemente il rischio valanghe su tutti i territori montani dove la neve è caduta in grosse quantità nel mese di febbraio. Un grosso problema, considerando che in quest'ultimo scorcio dell'inverno dovrebbe continuare a nevicare senza fronzoli quantomeno in montagna.
In pianura e sulle coste l'alta pressione sarà mascherata dalle nubi basse fastidiose che impediscono repentini aumenti di temperatura, soprattutto al nord. Ma in montagna l'aumento delle temperature è molto più diretto e semplice, pertanto gli effetti più eclatanti sono percepibili, per l'appunto, in alta quota.
Quando potrebbe tornare la neve?
Ma quando potrebbe tornare la neve? Per un po' di normalità ci sarà da attendere un bel po'. Le ultime emissioni dei centri meteo parlano chiaro: per almeno un'altra settimana le perturbazioni faranno un'enorme fatica a raggiungere il Mediterraneo, mentre l'alta pressione sub-tropicale farà il bello e il cattivo tempo.
Un colpo di scena potrebbe palesarsi nel cuore di marzo. Il ritorno dell'inverno potrebbe arrivare da est, dalla Russia: un enorme fiume d'aria gelida artico-siberiana potrebbe pian piano scivolare sull'Europa orientale per poi finire la sua corsa sul mar Nero e la Turchia.
Una parte di quest'aria molto fredda potrebbe scivolare più ad ovest, ovvero sui Balcani e in Italia, favorendo un netto calo delle temperature ed il ritorno di valori consoni al periodo quantomeno in montagna. Tutto questo tra il 13 e il 17 marzo. Difficile, ad ora, parlare di neve. Sarebbe fondamentale, in tal caso, l'interazione tra il freddo dell'est e nuove perturbazioni atlantiche, estremamente benefiche in termini nevosi per Alpi e Appennino, assolutamente possibile nel mese di marzo. Affinché torni la neve in montagna serviranno:
- indebolimento dell’attuale alta pressione dominante;
- interazione tra aria fredda da est e nuove perturbazioni atlantiche.
Certamente l'inverno non è concluso, né astronomicamente né tantomeno meteorologicamente parlando. Ma per il ritorno della neve in montagna occorrerà l'incastro di vari ingranaggi che, quantomeno, rendano più debole l'attuale alta pressione dominante.
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