L'Isola Bisentina con la “prigione di Dante” torna visitabile: ecco cosa sapere

A poche ore da Roma, l’Isola Bisentina riapre a visite contingentate. Un percorso guidato tra cappelle sul lago e l’enigmatica Malta dei Papi.
isola bisentina
Kasa Fue, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Una sagoma triangolare in mezzo a un lago vulcanico, una cupola bianca che spunta tra i lecci e una camera ipogea legata a Dante: l’Isola Bisentina è tornata accessibile da pochi anni e sta diventando una delle gite più sorprendenti del weekend nel Lazio. Si tratta di una proprietà privata con aperture contingentate, dove si cammina su antiche vie di tufo incontrando cappelle quattro-cinquecentesche, installazioni contemporanee e un paesaggio che alterna baie, giardini e boschi secolari. 

Al centro della visita c’è la cosiddetta Malta dei Papi, uno spazio sotterraneo che la tradizione ha trasformato in simbolo di pena eterna e che oggi viene riletto con interventi sonori e artistici. Ecco, allora, cosa vedere all'Isola Bisentina.

Pubblicità

Un anello di 1,5 km tra tufo, lecci e belvedere

Lo sbarco avviene nella piccola darsena, da qui parte un percorso ad anello di circa un chilometro e mezzo, sempre guidato, che in poche ore attraversa secoli diversi. Il tracciato alterna tratti pianeggianti a leggere salite, con scalini scavati nel tufo e radure che si aprono all’improvviso sul lago. In alcuni punti il fondo è irregolare e può essere scivoloso, quindi si dovrebbe prevedere scarpe chiuse con buona aderenza. 

La cupola dei Farnese e le cappelle affacciate sull’acqua

Il fulcro architettonico dell’isola è la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, legata alla stagione rinascimentale dei Farnese. L’edificio fu ampliato su progetto del Vignola e completato dal suo allievo Antonio Garzoni; oggi la cupola in piombo e la facciata risultano restaurate, mentre l’interno non è normalmente accessibile. 

In origine erano presenti anche dipinti di Annibale Carracci e la chiesa funzionava come mausoleo di famiglia per diversi esponenti Farnese. Attorno, il percorso incontra le cappelle erette tra Quattrocento e Cinquecento dai frati minori osservanti, che immaginarono l’isola come un itinerario spirituale ispirato alle sette chiese di Roma.

Cosa si può vedere oggi lungo il perimetro

Attualmente sono visitabili tre delle sette cappelle originarie, mentre le altre vengono riaperte progressivamente. La più scenografica è la cappella di Santa Caterina, a pianta ottagonale e attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane: poggia su uno sperone di roccia alto oltre venti metri direttamente sopra l’acqua. 

Più avanti si incontra la cappella del Crocefisso (o del Monte Calvario), con cicli di affreschi riferiti alla cerchia di Benozzo Gozzoli. In cima all’isola, immersa in un bosco fitto, si raggiunge la cappella sul Monte Tabor, legata al tema della Trasfigurazione e pensata come tappa culminante del cammino.

La “Malta dei Papi”: dal mito di Dante all’ipogeo in tufo

Sotto il Monte Tabor si entra nella parte più enigmatica dell’Isola Bisentina: la Malta dei Papi. L’accesso avviene da un’apertura nel tufo che introduce a un cunicolo; alla fine si apre una camera ipogea di pochi metri di diametro, con al centro un pozzo verticale sormontato da un foro circolare. La citazione in Dante (Paradiso, canto IX) come luogo di pena perpetua ha alimentato la sua fama cupa, ma l’analisi materiale racconta anche altro. 

In epoca romana l’ambiente fu usato come cisterna, come mostra l’intonaco impermeabilizzante sulle pareti, mentre un’origine più antica potrebbe essere collegata alle acque termali sotterranee e a riti legati alla fertilità e alla nascita. Nel tempo la camera ipogea diventò prigione per ecclesiastici accusati di eresia: uno spazio quasi privo di luce, che ancora oggi trasmette una sensazione fisica di compressione.

Una storia enorme in soli 17 ettari

Nonostante le dimensioni ridotte, la Bisentina custodisce tracce che vanno dall’età del Bronzo a oggi. Nel lago si navigava già con imbarcazioni in legno, come suggerisce la piroga rinvenuta in seguito nei pressi di Punta Calcino; tombe etrusche e reperti romani attestano una frequentazione prolungata. Nel IX secolo, con le incursioni saracene lungo la costa tirrenica, si scelse l’isola come riparo naturale e il presidio umano si fece più stabile. 

Alla fine del Trecento l’area entrò nell’orbita dei Farnese e nel 1431 papa Eugenio IV affidò l’isola ai frati minori osservanti, che avviarono convento, chiesa e cappelle secondo un disegno spirituale in sintonia con i grandi pellegrinaggi dell’epoca. Tra Quattro e Cinquecento la chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo fu trasformata in un complesso ambizioso, con la cupola visibile da gran parte del lago e funzioni legate anche alle sepolture di famiglia.

Come organizzare la visita: date, accessi, consigli

L’Isola Bisentina è raggiungibile solo via lago e soltanto nelle date previste, con modalità di accesso controllate. Le partenze avvengono dai moli di Capodimonte e di Bolsena, con navigazioni brevi che permettono già di osservare da vicino la costa frastagliata e la cupola che emerge tra gli alberi. Il biglietto in genere include il trasporto in battello e la visita guidata.

Per arrivare nell’area del Lago di Bolsena si utilizza in auto l’autostrada A1 con uscite in direzione Orvieto o Orte e successivo percorso su strade provinciali e regionali verso Bolsena o Capodimonte. In treno si fa riferimento alle stazioni di Orvieto, Viterbo o Montefiascone, proseguendo con autobus locali o auto a noleggio.