Il canyon rosso sconosciuto tra Siena e Grosseto: Montieri e le Colline Metallifere

Un angolo poco battuto delle Colline Metallifere. Tra miniere, una chiesa unica in Italia e le prime parole dell’italiano.
Montieri
Guglielmo Giambartolomei, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Esiste un canyon rosso nel cuore della Toscana che, a inizio estate, sembra uscito dal deserto americano. Le sue pareti calde emergono dal verde ruvido di giugno, interrotto solo dal giallo acceso delle ginestre. Siamo tra Siena e Grosseto, nel territorio di Montieri, dove il paesaggio racconta storie di miniere, un'area quasi assente dalle rotte turistiche classiche, e proprio per questo sorprendente. Chi cerca luoghi autentici dovrebbe appuntare questo nome: Colline Metallifere.

Il "canyon rosso" delle Colline Metallifere

Il soprannome non è casuale: l'altopiano intorno a Montieri offre scorci di roccia ferrosa che, con la luce di giugno, ricordano i colori della frontiera americana.

Pubblicità

La scenografia naturale cambia di ora in ora, ma il momento migliore coincide spesso con l'inizio dell'estate, quando il contrasto cromatico tra vegetazione e pareti minerarie è al massimo. Il paesaggio è vivo di storia: qui la geologia ha guidato economie, comunità e poteri fin dall'antichità. 

Montieri: borgo minerario tra Siena e Grosseto

Montieri, aggrappato a un poggio, ha il profilo classico dei paesi dell'Appennino toscano. La sua identità è legata alle miniere, che per secoli hanno scandito ritmi e fortune della comunità. D'inverno si poteva restare isolati dalla neve; d'estate, fino a tempi recenti, qui arrivava poca gente. In compenso, la ricchezza del sottosuolo ha attirato attenzioni ben prima dell'età moderna.

Nelle Colline Metallifere la natura geotermica è nota dagli Etruschi, che frequentavano Sasso Pisano per le acque calde, e dai Medici, che sfruttarono le risorse locali - come l'allume per la lana - alimentando competizioni e controversie politiche con Volterra e perfino con Roma.

La Chiesa di San Giacomo e la vicenda del Beato

Dominante sul paese, la Chiesa di San Giacomo porta una navata tardo romanica che orienta lo sguardo e rassicura. A questa chiesa è legata la figura del Beato Giacomo Papocchi, minatore d'argento nel XIII secolo. Accusato ingiustamente di furto, subì l'amputazione della mano destra e del piede sinistro.

Scelse poi il ritiro nella cripta accanto alla chiesa, dove visse in penitenza per quarantasei anni fino alla morte, nel 1289. La rilettura storica di quegli eventi ha fatto emergere il contesto di soprusi con cui il potere senese gravava sulle comunità locali.

Canonica di San Niccolò: l'enigma della chiesa a sei absidi

A poca distanza dal borgo, dentro una radura, si incontra la Canonica di San Niccolò. È un sito archeologico ancora in larga parte da indagare, con una chiesa a pianta circolare con sei absidi, un unicum in Italia. L'area include un cimitero medievale e ha restituito i resti di un uomo vissuto tra X e XI secolo, probabilmente un notabile, forse un cavaliere.

Tra i reperti spicca una fibula in oro decorata a filigrana, attribuibile a una bottega del Nord Italia, della Germania o di ambito bizantino. 

Boccheggiano e la pirite: una miniera da primato

Nella frazione di Boccheggiano emerge un altro tassello identitario: la miniera di pirite di Campiano, tra le più grandi d'Europa, attiva fino al 1994. La scala dell'impianto racconta un Novecento di estrazione intensiva, competenze tecniche e lavoro duro. 

Insieme a Gerfalco e Travale, Boccheggiano forma il mosaico di frazioni con una personalità ben definita, spesso più forte di quanto si immagini. 

Gerfalco: statuti, germanismi e musica antica

Il nome Gerfalco rimanda al tedesco medievale, da "ger" e "Falke", portatore di falco. Una traccia linguistica che fa pensare a presenze germaniche arrivate dopo le invasioni barbariche. Il borgo entra nei documenti nel 1156, in un accordo tra il Vescovo di Volterra Galgano e i Conti Pannocchieschi.

Di recente, nel territorio di Montieri sono riemersi gli originali degli Statuti di Gerfalco, norme civiche dei primi del Quattrocento che disciplinavano la vita comunitaria, bilanciando aspirazioni di autonomia e pressioni della potente Siena. 

Travale e la "Guaita": dove nasce il volgare

La sorpresa linguistica si trova a Travale. Oltrepassata una porta del XIII secolo, una targa custodisce una frase che suona familiare e remota allo stesso tempo: "Guaita, guaita male, non mangiai ma' mezo pane".

Le parole sono riportate in una pergamena del 1158, nota come "Guaita di Travale", tra le prime testimonianze del volgare italiano. Poche righe, ma decisive per capire la transizione dal latino a una lingua "di popolo" che presto sarebbe diventata letteraria..

Acque calde e allume: l'altra faccia della Toscana

Il filo conduttore è la geotermia. Dalle frequentazioni etrusche di Sasso Pisano alle attenzioni dei Medici al Bagno a Morbo, le risorse del sottosuolo hanno alimentato officine, manifatture e politiche territoriali. L'allume è stato per secoli indispensabile all'industria laniera, cuore della ricchezza fiorentina. 

Tra concessioni, prelati e famiglie in ascesa, la ricchezza mineraria ha acceso rivalità e accordi che ancora oggi si leggono nella toponomastica e nei resti produttivi. In queste colline, la Toscana cartolina lascia spazio a una Toscana industriale ante litteram.

Articolo visto su (turistipercaso.it) Il canyon rosso della Toscana, una meraviglia da scoprire a inizio estate

per commentare devi effettuare il login con il tuo account