Si torna a parlare della cedolare secca per gli affitti commerciali. La misura, sperimentata per un anno nel 2019 e poi non più prorogata, potrebbe essere inserita nella prossima legge di Bilancio. idealista/news ne ha parlato con il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che ha sottolineato anche quali altri incentivi dedicati agli immobili potrebbero entrare in Manovra.
In merito, ha affermato: “Il viceministro Leo ha più volte ipotizzato la conferma per il 2027 del quadro di detrazioni valevole per quest’anno (50% per l’abitazione principale e 36% per gli altri immobili) e l’aumento della percentuale per gli interventi di efficientamento energetico (al 65%, presumibilmente sulle sole abitazioni principali)”.
Ma ha anche precisato: “A nostro avviso occorrerebbe un riordino generale degli incentivi per i lavori edilizi che porti a dare priorità e maggiori risorse ad alcune tipologie di interventi, che superi le limitazioni per i titolari di redditi al di sopra di una certa soglia e che non lasci al loro destino tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale”.
Si è tornati a parlare di cedolare secca per gli affitti degli immobili commerciali. Una misura fortemente voluta da Confedilizia e che sembra possa trovare posto nella prossima legge di Bilancio. Sarà la grande novità della Manovra 2027?
“Lo spero. Ne abbiamo parlato con il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, nel corso di questi anni e, più concretamente, negli ultimi mesi. Alla nostra assemblea del 19 maggio, poi, è arrivato il suo primo annuncio pubblico dell’attenzione del Governo su questo punto, seguito poi da altre conferme. Del resto, si tratta di un impegno che il Parlamento aveva assunto con l’approvazione della riforma fiscale nel 2023.
Ora, con il varo della Manovra per il 2027, siamo arrivati all’ultima occasione utile per dare corso a una misura molto attesa sia dai proprietari che dai commercianti.
Confido davvero che non vi siano ripensamenti”.
Dal 2019 - quando si è intervenuti in tal senso - a oggi, è cambiato il contesto in cui ci si muove e se sì in che modo? È ancora più forte l'esigenza di una misura di questo tipo?
“Il contesto è, semmai, peggiorato.
Se è vero, come è vero, che la motivazione principale dell’introduzione della cedolare risiede nel tentativo di rianimare il commercio (ma ce ne sono diverse altre), i dati sulla progressiva desertificazione commerciale dimostrano come ci si trovi di fronte a una deriva pericolosa che va assolutamente interrotta.
E uno dei modi per provare a farlo è facilitare l’incontro fra domanda e offerta di immobili in locazione, che ora è ostacolata da un eccesso di tassazione sui proprietari-locatori oltre che da regole contrattuali davvero troppo vincolistiche”.
Quali saranno i benefici a suo avviso?
“I benefici saranno tanti e diversi.
Se i locali commerciali torneranno a essere utilizzati, a trarne vantaggio sarà l’intera collettività, in termini di rivitalizzazione delle città, di eliminazione di sacche di degrado, di incremento della sicurezza dei cittadini.
Ma l’economia nel suo complesso si gioverebbe di una ripresa delle attività nei troppi luoghi in cui i negozi di prossimità hanno smesso di operare”.
Gli incentivi sui beni immobili sono sempre molto attesi e figurano tra i grandi protagonisti delle diverse leggi di Bilancio. Quali altri interventi in tal senso sarebbero auspicabili e cosa, secondo lei, ci si può realmente aspettare?
“Partiamo da ciò che ci si potrebbe realisticamente aspettare.
Il viceministro Leo ha più volte ipotizzato la conferma per il 2027 del quadro di detrazioni valevole per quest’anno (50% per l’abitazione principale e 36% per gli altri immobili) e l’aumento della percentuale per gli interventi di efficientamento energetico (al 65%, presumibilmente sulle sole abitazioni principali).
Sarebbero certamente dei passi avanti. Tuttavia, e qui vengo agli auspici, a nostro avviso occorrerebbe un riordino generale degli incentivi per i lavori edilizi che porti a dare priorità e maggiori risorse ad alcune tipologie di interventi, che superi le limitazioni per i titolari di redditi al di sopra di una certa soglia e che non lasci al loro destino tutti gli immobili diversi dall’abitazione principale, che è invece ciò che sta avvenendo da qualche anno”.
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