Il mercato dei mutui italiani rallenta, ma non si ferma. Nei primi nove mesi del 2026 la domanda di finanziamenti ipotecari delle famiglie italiane ha registrato una contrazione del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando invece la crescita era stata particolarmente sostenuta. È quanto emerge dal Barometro CRIF, che elabora i dati del sistema EURISC — il Sistema CRIF di Informazioni Creditizie.
Il dato aggregato, tuttavia, va letto con attenzione perché non racconta una sola storia. Buona parte del calo è attribuibile al drastico ridimensionamento delle surroghe — i rinnovi di mutui già esistenti a condizioni più vantaggiose — che nei primi sei mesi dell 2026 hanno segnato un -42,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Con i tassi di interesse tornati a salire per effetto dei due rialzi BCE tra giugno e settembre 2026, la convenienza a surrogare è praticamente scomparsa. Chi aveva già un mutuo a tasso fisso sottoscritto negli anni del costo del denaro basso non ha alcun incentivo a rinegoziarlo, e chi aveva un variabile si trova in una situazione di attesa. Il canale delle surroghe, che aveva gonfiato i volumi del 2025, si è sostanzialmente chiuso.
La domanda per acquisto tiene, l’importo medio è stabile
Al netto di questa componente, la domanda di mutui per l’acquisto della casa mostra una tenuta significativa. Il segnale più eloquente è la stabilità dell’importo medio richiesto: 153.711 euro nei primi nove mesi del 2026, con una variazione di appena -0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Se le famiglie avessero smesso di voler comprare casa, questo valore sarebbe crollato insieme ai volumi. Il fatto che rimanga praticamente invariato indica che chi accede al mercato lo fa con intenzioni e disponibilità economica sostanzialmente invariate — è semplicemente diminuito il numero di chi si avvicina allo sportello per surrogare.
“Le famiglie continuano a mostrare interesse verso l’acquisto della casa, come conferma la sostanziale stabilità dell’importo medio richiesto, ma in un contesto economico ancora incerto”, spiega Simone Capecchi, Executive Director di CRIF. “Sono le aspettative di aumento dei tassi di interesse della BCE, a seguito di una traiettoria al rialzo dell’inflazione, a spingere le famiglie a una maggiore prudenza.”
Agosto rimbalza, settembre frena di poco
L’andamento mensile mostra una prima parte dell’anno pesantemente in rosso — il calo più marcato si è registrato a marzo con -12,1% — seguita da una graduale normalizzazione. Ad agosto si è verificata un’inversione di tendenza con un +7,1%, mentre settembre ha chiuso con una lieve flessione del -1,3%. Un profilo che suggerisce un mercato in cerca di stabilizzazione piuttosto che in caduta libera.
Chi chiede un mutuo: under 45 protagonisti assoluti
I dati per fascia di età confermano che il mutuo è essenzialmente uno strumento dei giovani e dei lavoratori in età centrale. Nei primi nove mesi del 2026 i richiedenti tra i 25 e i 44 anni rappresentano il 62,4% del totale, divisi quasi equamente tra la fascia 25-34 anni (31,4%) e quella 35-44 anni (31,0%). La fascia 45-54 anni pesa per il 21,5%, quella 55-64 per il 10,6%, mentre gli over 65 sono una componente residuale.
Sul fronte degli importi, le fasce più popolate sono quelle comprese tra 100.001 e 150.000 euro (30,8%) e tra 150.001 e 300.000 euro (31,2%), che insieme concentrano oltre il 62% delle richieste. I mutui fino a 75.000 euro rappresentano il 15% del totale, quelli sopra i 300.000 euro il 6,1%.
Uno su due chiede più di 25 anni: la rata conta più del costo totale
Il dato forse più significativo per capire come le famiglie italiane si stanno adattando al nuovo contesto di tassi riguarda la durata dei piani di rimborso. Nei primi nove mesi del 2026, il 51,2% dei mutui richiesti prevede un piano di rimborso superiore ai 25 anni. La fascia 25-30 anni è la più popolata con il 43,8% delle richieste, mentre le durate oltre i 30 anni rappresentano il 7,4%. All’estremo opposto, i mutui con durata inferiore ai 10 anni sono meno del 4,5% del totale.







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