"Un progetto per il retail di lusso ha l'obiettivo di creare un'esperienza per l'acquirente"

Luca Mannucci è uno dei fondatori di Stile Bottega, uno studio con sede a Bologna, che si occupa principalmente del design e della progettazione di retail di lusso. Un settore molto particolare il cui obiettivo è quello di creare una vera e propria esperienza per l'acquirente. Abituato a viaggiare e lavorare in giro per il mondo, Luca ama tornare nella sua casa di Bologna, poco fuori dal centro del capoluogo emiliano. È proprio qui che ha accolto idealista/news per raccontare della sua vita professionale e personale.

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Parlaci dei tuoi inizi nel mondo dell'architettura e del design

Sono un architetto nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, e ormai da 15 anni vivo a Bologna, dove ho fondato con Cristian Pirini uno studio di architettura che si chiama Stile Bottega Architettura. Mi sono laureato a Firenze. Subito dopo la laurea sono partito per la Francia, dove ho collaborato con lo studio Unarchitecture di Parigi e su alcuni progetti di Renzo Piano, in cui abbiamo curato gli interni. In particolar modo, il progetto più importante che mi ha formato è stato la Fondazione Pathé, dove quello studio mi ha insegnato a progettare nel dettaglio, nella scala 1 a 1. Subito dopo questa esperienza sono rientrato a Bologna e ho trovato lavoro a Ravenna, dove tra l'altro ho conosciuto Cristian.

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Come sono stati i tuoi inizi nel mondo del retail di lusso?

Sicuramente la serie della Philipp Plein a Lugano che è stato il punto di partenza nel mondo del retail. Successivamente abbiamo iniziato una collaborazione con il gruppo Prada, che ci ha permesso di acquisire una metodologia di lavoro in un settore ben specifico: quello del retail di lusso. Nella prima parte del nostro lavoro ci occupavamo principalmente di construction project management, quindi di seguire la fase cantieristica. Poi ci siamo sempre più specializzati anche nella parte del design, soprattutto con l'ingresso della terza socia, Margherita Ciampolini.

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Qual è la particolarità di questo settore?

La particolarità di sviluppare e progettare un progetto di lusso è creare un ambiente, creare un'esperienza per il fruitore, cioè l'acquirente dell'oggetto di lusso. Questa è fondamentalmente la sfida quando si inizia a progettare. L'altro aspetto particolare è dove si progetta. Ovviamente, se dobbiamo lavorare a Milano piuttosto che a Istanbul, cambia tutto — anche solo per la temperatura: un capo spalla sarà venduto di più a Milano rispetto che a Istanbul — ma anche per un discorso culturale.

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Qual è il progetto che ti sta più a cuore?

Probabilmente il progetto che mi sta più a cuore è uno molto piccolo: un bookshop fatto a Bologna per il Teatro Comunale. È stato un regalo da parte di Stile Bottega alla città di Bologna, perché spesso ci capita di lavorare in tutto il mondo, ma non qui a Bologna.

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Come mai avete scelto di lavorare principalmente all'estero?

Lavorare più all'estero rispetto all'Italia non è stata una scelta di Stile Bottega o personale, ma è stato qualcosa in cui ci siamo ritrovati lavorando in un settore abbastanza specifico, quello del retail di lusso. In questo momento storico ci sono molti meno progetti in Europa, quindi lavoriamo tantissimo in Asia e negli Stati Uniti. Ma non è una scelta che deriva da noi: è una scelta commerciale dei vari brand, che ci cercano direttamente oppure tramite presentazioni, ma in generale ci conoscono già attraverso il passaparola.

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Parliamo di questa casa, da quanto vive qui?

Vivo in questa casa da circa 5 anni. Io e mia moglie abbiamo fatto una proposta d'acquisto in meno di 24 ore perché ci siamo innamorati di questi spazi. Qui è stato un esercizio più di sottrazione: togliere tutto quello che c'era e rendere gli spazi più leggeri e luminosi. È stata una progettazione di luce — aprire nuove finestre per far entrare la luce da direzioni diverse e dare prospettive diverse. La zona living ospita il salotto, la sala da pranzo, una cucina e una sala giochi per mia figlia di 4 anni. Nella parte soppalcata c'è invece tutta la zona notte.

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Qual è lo spazio preferito della tua casa?

Sicuramente questa zona accanto al divano, dove posso guardare la televisione e ascoltare musica, mi piace molto perché c'è una terrazza e delle finestre molto grandi che si aprono sull'esterno. C'è un doppio volume, quindi ambienti molto alti. L'altro spazio, un po' più intimo, è la sala giochi di mia figlia, dove, prima che nascesse, ho costruito e allestito un albero in cartapesta. È il luogo dove gioco con lei, la parte più sentimentale e intima della famiglia.

Luca Mannucci
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A quali progetti ti piacerebbe lavorare?

Mi piacerebbe lavorare a progetti più piccoli, oltre a quelli che facciamo quotidianamente per i vari brand. Qui in Italia abbiamo aperto nel 2022 uno studio a Roma e con quello studio stiamo sviluppando questa tipologia di progetti. Quest'anno l'obiettivo è aprire un terzo studio a Milano, per essere sempre più presenti in Italia.

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