Arrivati al Vomero con la funicolare, siamo accolti da un lunghissimo abbraccio tra cielo e mare: uno spettacolo che lascia senza fiato e di cui si è possibile godere dalla fine di una stradina, animata solo da anziani seduti su una panchina a raccontarsi il passato e bimbi che inseguono spensierati un pallone. La casa dell’architetto Marco di Gennaro è nei paraggi, dall’altro lato della via, quasi messa a guardia di tanta bellezza. Quando arriviamo nell’abitazione gli operai stanno montando il tavolo: l’ultimo tassello che completa la ristrutturazione.
Architetto, parliamo di questa sua casa al Vomero, a Napoli: mi racconta come è?
Questa abitazione nasce da un progetto fortemente pensato e voluto: un’idea che in qualche modo doveva raccontare il mio percorso professionale. Quindi ogni tipo di colore, ogni materiale, ogni dettaglio che vede dall’ingresso fino alla camera da letto è stato concepito affinché potesse in qualche modo essere testimonianza del lavoro che ho svolto. È un racconto.
Che ruolo gioca la luce di Napoli in questo contesto?
La casa è al Vomero, che è una sorta di finestra su quello che accade città. È una zona viva, densamente abitata, ma beneficia anche di percorsi pedonali e strade alberate: abbiamo grosse vetrate che affacciano sulla via. Essendo al secondo piano, i rumori, le luci e gli alberi diventano parte dell'abitazione. Che lo si voglia o meno queste situazioni entrano: quindi il verde dei platani o le luci dei negozi caratterizzano e mutano le percezioni interne della casa. L'idea è stata proprio di valorizzare con grosse vetrate questo contatto diretto con la città e la sua luce, che cambia in continuazione. Anche il mutare delle stagioni incide perché, come il verde delle foglie che è protagonista in primavera o in estate, lascia poi spazio alla luce prorompente che in inverno entra in casa.
In quali dettagli si nasconde la sua firma in casa? Quali sono le scelte architettoniche che la rispecchiano?
Fondamentalmente ho voluto che questa casa rappresentasse la mia idea di architettura, con un design pensato per chi deve viverla, arredi su misura e scelta accurata degli oggetti. In generale, infatti, nell'abitazione è stato pensato un arredo su misura e dall'ingresso fino ad arrivare in camera da letto c’è un percorso cromatico e materico scelto con attenzione: l’idea è di creare spazi che trasmettano benessere. Quindi vediamo all'ingresso il senso dell’accoglienza con una percezione cromatica positiva che arriva poi in cucina, luogo accogliente dove poter gustare del vino, e poi nel salone, con la possibilità di accogliere amici e dove viene raccontato anche il passato attraverso oggetti o libri.
Per quanto riguarda la camera da letto ho immaginato un luogo che potesse rilassare e anche dare carica: un luogo più intimo, che potesse avere uno sguardo più sul nostro mondo interiore che verso l'esterno. E mi piace proprio pensare alla differenza col salone, dove invece il protagonista è il bianco e il suo rapporto con la strada e le luci. Nella camera da letto, è dominante un gioco di blu: sa, la storia che noi napoletani ci portiamo il mare dentro è la vera, e infatti io ho provato a portarlo in camera da letto. Questa è una casa che, rispetto ad altre, non ha il privilegio di guardare il mare. Però nulla ci vieta di sognarlo.
Vivere al Vomero significa anche abitare “sopra” la città. In che modo la sua casa dialoga con questa altitudine?
Siamo su una zona pedonale, un asse commerciale in collina: però non ho voluto intendere la casa come un luogo distaccato, separato dalla città. Al contrario: ho fatto in modo che potesse avere un filo diretto con la strada. Alla fine è come se fosse una sorta di finestra sulla parte urbana di Napoli.
Parliamo dell’arredamento: che scelte ha fatto?
Ho voluto scegliere con attenzione i complementi d'arredo. Come vede si rifanno un po' agli anni 60. Vede, io considero che le case debbano in qualche modo essere dei contenitori emozionali. Nello specifico, considero gli anni ‘60 in questo contesto come una carezza che arriva da lontano. Io sono cresciuto con questo mito e l'idea di avere in casa oggetti che mi portassero questo ricordo, questa carezza, mi fa piacere.
Poi esiste un percorso strettamente legato all'arte: ci sono opere e ognuna è per me un ricordo di un'esperienza. Questa è una casa che racconta molto di me. Ho disegnato anche il tavolo: volevo un che fosse importante, fatto di materiali nobili e forti: volevo poi che avesse uno spazio primario nell'abitazione perchè è importante il valore che io do all'amicizia, all'accoglienza.
C’è un posto che sente più di tutti come suo tra queste mura?
La camera da letto. Che poi è lo spazio più intimo in tutte le case. Io l'ho voluta fare su misura sulle mie emozioni, le mie sensazioni di piacere, di serenità: quindi ho cercato di crearla veramente su misura, mosso dall'idea che potesse essere autonoma da tutto il resto. Ha il suo spazio per scrivere, il suo bagno, la possibilità di avere le cabine armadio comode, il colore che rilassa, lo spazio per leggere. Ecco, la camera da letto è uno spazio intimo, ma anche completo: è un rifugio.
Spesso a Napoli il tetto o il balcone è il vero cuore della casa. Come considera il suo?
A me piace chiamarlo osservatorio urbano. Vede, per come si sviluppa questa casa lo spazio esterno più che da vivere può essere sfruttato per farsi conquistare da ciò che c’è fuori: il sabato e la domenica la strada nelle ore di punta si popola di bambini coi palloncini, di suonatori di strada. La notte invece diventa uno spazio frequentato da giovani, con la movida che si alterna. È è un po' come se fosse veramente un osservatorio, appunto, al quale non non ho voluto rinunciare. Ho fatto in modo che il balcone ospitasse una seduta, con le grandi vetrate che si fondono con l’esterno e la strada, fino a diventare un tutt'uno.
La casa si trova vicino allo studio di “Officine architetti”: possiamo dire che ha scelto anche la qualità della vita anche negli gli spostamenti di lavoro?
Esatto. Questa casa ha anche la caratteristica di essere a cinquanta metri dallo studio: ed è un altro particolare che parla di me. Io sono architetto 24 ore al giorno e in questo modo la mia vita professionale e quella vita privata si mescolano in un continuum vivendo. La vicinanza mi garantisce anche una qualità della vita importante e privilegiata: una casa vicino al lavoro diventa così anche una conferma del concetto di casa come spazio che trasmette benessere. In definitiva lo stare bene in uno spazio è importante: una casa deve trasmettere questo valore che non può essere relativo, non ci sono compromessi, o si sta bene o si sta male in una abitazione. Allora, un architetto ha il dovere di avere come linea guida la ricerca del benessere. Questo ho fatto nella mia casa e questo propongo ai miei clienti.








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