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Turismo e Covid-19: la stima dei danni secondo Istat

L'istituto di statistica elenca i dati 2019 per stimare cosa abbiamo perso nella primavera 2020

Monastero di S.Chiara - Napoli / Gtres
Monastero di S.Chiara - Napoli / Gtres
Autore: Redazione

I primi effetti del rallentamento dell’attività turistica si sono visti con le prime avvisaglie della pandemia a febbraio. Con il DCPM n.19 del 25 marzo, poi, le strutture ricettive di tipo extra-alberghiero sono state considerate attività non essenziali e, salvo eccezioni, hanno chiuso, con conseguenze sull’indotto della ristorazione, di diverse componenti dei trasporti e del commercio.

Cosa significa questo in termini economici? Istat ha ricostruito l’apporto del turismo all’economia italiana nel periodo primaverile dello scorso anno per capire cosa potremmo avere perso nel 2020 in termini di fatturato, presenze, spesa presso le strutture ricettive.

Valore aggiunto del turismo in Italia

Dal punto di vista statistico, lo strumento utilizzato per valutare la dimensione economica dell’industria turistica è il Conto Satellite del Turismo (CST). La stima riferita al 2015 del CST è al momento l’ultima disponibile. Il valore aggiunto prodotto in Italia dalle attività connesse al turismo è stato in quell’anno pari a circa 88 miliardi di euro, ovvero il 6,0% del valore aggiunto totale dell’economia; il consumo turistico interno ammontava a circa 146 miliardi.

Esercizi ricettivi in Italia

L’Italia è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, pari a più del 30% nel 2018. La capacità ricettiva nel nostro Paese è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere. Per l’anno 2018, l’Istat ha rilevato infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri.

Istat
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Rispetto al 2015, i primi sono aumentati di oltre un terzo (+36,2%), mentre gli alberghi hanno subito una lieve riduzione (-0,9%). I relativi posti letto sono 5,1 milioni (44,2% negli esercizi alberghieri), concentrati per circa la metà in cinque regioni: Veneto (15,4% del totale), Toscana (11,1%), Emilia-Romagna (9,0%), Lazio (7,6%) e Lombardia (7,3%).

Presenze nelle strutture italiane

Nel 2019 il turismo in Italia ha fatto registrare 130,2 milioni di arrivi e 434,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, con un aumento di 42 milioni rispetto al 2015. Nonostante la crescita sia stata trainata dal settore extra-alberghiero, le strutture ricettive alberghiere mantengono un ruolo prevalente con oltre il 64% delle presenze. Dal 2017 i clienti stranieri rappresentano la componente di maggior peso negli esercizi ricettivi italiani, 50,6% nel 2019: con un ritmo di crescita quasi doppio negli ultimi tre anni (+14,1 contro +7,3%), hanno capovolto la precedente situazione che assegnava alla clientela domestica la quota maggioritaria di presenze.

Istat
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A livello territoriale è il Veneto a detenere la quota maggiore di presenze turistiche nell’ultimo anno (16,4% sul totale Italia), seguono Toscana (11%), Emilia-Romagna (9,3%), Lombardia (9,2%) e Lazio (9). Nel Mezzogiorno nessuna regione raggiunge una quota pari al 5%, con l’eccezione della Campania (5%).

Fatturato del turismo italiano

Nel 2017, il settore ricettivo in senso stretto è composto da oltre 52 mila imprese, di cui quasi 24 mila operanti nel comparto alberghiero e quasi 27 mila in quello degli alloggi e altre strutture per vacanze; completano il quadro circa 2 mila imprese attive nel campo dei soggiorni all’aria aperta. Questo insieme di imprese impiega quasi 283 mila addetti, di cui 220 mila dipendenti; la componente degli alberghi è del tutto prevalente in termini di occupazione (75% degli addetti). Dal punto di vista del risultato economico il comparto ricettivo registra un fatturato di 25,6 miliardi di euro, a cui le imprese alberghiere contribuisco per 20,1 miliardi. Un altro comparto del tutto dipendente dalla domanda turistica è quello dei servizi delle agenzie di viaggio, tour operator e servizi di prenotazione: oltre 17 mila imprese, che impiegano circa 50 mila addetti e hanno fatturato 12 miliardi di euro nel 2017.

Presenze turistiche in Italia in primavera

Nel trimestre marzo-maggio 2019 si sono registrate in Italia circa 81 milioni di presenze turistiche, pari al 18,5% del totale annuale. La media europea nello stesso trimestre è leggermente superiore (20,9%) perché tiene conto delle percentuali, più alte rispetto all’Italia, di alcuni paesi come la Germania (23,5%), il Regno Unito (22,5%) e la Spagna (22,4%), dove la distribuzione del turismo nell’arco dell’anno è meno caratterizzata dal picco della stagione estiva.

Domanda estera di turismo in primavera

La composizione della domanda di turismo in Italia indica che nella stagione primaverile la clientela estera è (con il 56% delle presenze) più rappresentata che nel resto dell’anno. Quanto alla tipologia di alloggio, a primavera le strutture alberghiere risultano di gran lunga le preferite, con una quota significativamente superiore a quella annua (70,6%). Nel complesso, in questo periodo si concentra il 20,3% delle presenze annuali nelle strutture alberghiere e circa il 23% delle presenze di clienti stranieri, a conferma dell’importanza di questo trimestre per il settore alberghiero e turistico. Gli alberghi a 4 e 5 stelle sono gli esercizi ricettivi nei quali le presenze del trimestre raggiungono la quota più elevata rispetto al totale annuo (22,3%): contrariamente alle strutture extra-alberghiere che, tra marzo e maggio, non vanno oltre l’11% delle strutture open air e il 19% di B&B e altri extra-alberghieri.

Spesa degli stranieri in primavera

Nel 2019, la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ammonta a circa 44,3 miliardi euro; al suo interno la componente più consistente è quella per i servizi di alloggio, che ne rappresenta circa la metà, seguono la ristorazione con oltre un quinto del totale e, con quote inferiori, lo shopping e il trasporto. Considerando il solo trimestre marzo-maggio del 2019, tale componente è risultata pari a 9,4 miliardi di euro. Quest’anno, nello stesso periodo, la quasi totalità del normale flusso di spesa effettuato da viaggiatori stranieri è destinato a risultare nullo. L’importanza della clientela straniera in questo periodo dell’anno è confermata anche dai dati di flusso della spesa turistica annua nella situazione pre-crisi: essi mostrano, tra marzo e maggio, un’incidenza della componente straniera (circa il 21,4% del totale annuo) significativamente più elevata di quella domestica (vicina al 16% sulla base di stime tratte dall’indagine su Viaggi e Vacanze).