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"Smart working Otranto": un ufficio diffuso vista mare nel cuore del Salento

Smartworkingcovid
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L’altro lato dell’emergenza covid è un ritrovato interesse per paesini e piccoli borghi prima abbandonati, o popolati solo durante la bella stagione, e che adesso riprendono vita grazie alle opportunità concesse dallo smart working. Una delle ultime iniziative in questo senso è quella promossa dal Comune di Otranto, perla del Salento e comune più orientale della Penisola, che ha lanciato il progetto “smart working Otranto”. Per saperne di più idealista/news ha intervistato il sindaco della località pugliese, Pierpaolo Cariddi

Com’è nata quest’iniziativa e in cosa consiste?

Il nostro è un turismo di stagione che si esaurisce intorno alle fine di settembre per poi riprendere ad aprile. Ma quest’anno abbiamo visto che alcuni turisti presenti sul territorio avevano deciso di trattenersi più a lungo, approfittando della possibilità di lavorare da remoto. Abbiamo quindi deciso di lanciare l’iniziativa “Smart working Otranto” che fornisce a chi vuol lavorare dal nostro paesino agevolazioni per usufruire di postazioni di coworking,  riduzioni in hotel e bed&breakfast, ma anche di sconti in bar e ristoranti. Non a caso operatori turistici normalmente aperti solo d’estate hanno dato la propria disponibilità a rimanere attivi fino alla fine di ottobre ed eventualmente anche le prime settimane di novembre.

Avete anche creato un sito ad hoc

Sul sito "Smart working Otranto"  è possibile trovare l'elenco delle strutture ricettive e turistiche che hanno aderito all'iniziativa. Dal lunedì e venerdì è possibile lavorare sorseggiando un café seduti al bar o di un ristorante, o nella hall di un hotel, o si può scegliere anche di usare una postazione nelle Fabbriche, la nostra community library, inagurata quest’estate e che è un po’ il centro di coordinamento di tutte queste attività. Uno spazio che dispone di divanetti, un gazebo, una biblioteca multimediale e soprattutto di una work station attrezzata con stampante, fax, e connessione veloce. Ma volendo si può lavorare anche da una panchina del centro storico per godere delle mura antiche o della vista del mare. Un vero e proprio ufficio diffuso per le vie di Otranto. Noi come amministrazione, inoltre, abbiamo messo a disposizione un ingresso gratuito per il Castello Aragonese, all’interno del quale sono presenti anche delle mostre permanenti.

Otranto è una città a vocazione turistica, qual è stato l’impatto dell’emergenza coronavirus sul turismo?

Quest’estate per non rinunciare alla stagione turistica abbiamo promosso “Otranto Sicuramente” un programma che ha reso il nostro paese sicuro per i turisti grazie a una costante sanificazione, l’uso delle mascherine nel centro storico e il rispetto costante delle distanze. Non a caso dall’inizio della pandemia, non abbiamo registato casi di contagio tra i residenti. Devo dire che già a partire da luglio abbiamo avuto una grande risposta a livello turistico, senza contare che ad agosto abbiamo fatto +30% di presenze rispetto allo scorso anno. Sono venuti molti italiani, non solo del Meridione, ma anche veneti e lombardi. A settembre abbiamo avuto una grande presenza di turisti stranieri, un dato in linea con gli altri anni, anche se fino all’ultimo non eravamo sicuri ci sarebbe stato un turismo anche proveniente dall'estero. Siamo un paesino che durante l’inverno ha circa 4000/5000 residenti e che durante l’estate registra anche 100.000 presenze.

Quali sono le opportunità offerte dallo smart working per ripopolare i piccoli borghi?

Quello che è nato come un'esigenza sanitaria potrebbe diventare con il tempo una straordinaria opportunità per le persone di lavorare in località balneari o di montagna dove il clima è mite e la qualità della vita è decisamente migliore. E non vale solo per la gente che viene da fuori, ma per gli stessi ragazzi che lasciano le loro case per andare a vivere a Milano o a Roma e che invece, grazie allo smar working, possono restare nella loro terra senza rinunciare alle loro carriere.

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