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Il turismo sta vivendo una fase di forte incertezza. Secondo l’indagine che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat circa 2.900.000 italiani hanno deciso di non partire, mentre poco meno di 920.000 hanno scelto di cambiare destinazione. Circa 4 milioni di italiani quindi hanno modificato i propri programmi di viaggio a causa delle tensioni geopolitiche, unite all’aumento dei costi, preferendo mete più vicine e percepite come sicure.

Quali sono i paesi a rischio per viaggiare

I paesi considerati più a rischio sono quelli direttamente coinvolti o vicini al conflitto in Iran. In particolare, tutta l’area del Golfo Persico ha registrato un calo di interesse da parte dei viaggiatori: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman risultano penalizzati dalla percezione di instabilità. Anche paesi come Turchia ed Egitto si trovano in una situazione intermedia, perché pur non essendo direttamente coinvolti risentono della vicinanza geografica alle zone di crisi. La Farnesina sconsiglia di viaggiare nei paesi coinvolti in situazioni di guerra o forte instabilità. Le indicazioni ufficiali pubblicate anche sul sito “Viaggiare Sicuri” servono da riferimento per le compagnie assicurative, che spesso escludono la copertura proprio per queste destinazioni considerate pericolose.

Dove sono chiusi gli spazi aerei

Durante le prime fasi del conflitto in Iran si sono verificati blocchi degli spazi aerei e cancellazioni di voli. Questo ha causato difficoltà per molti viaggiatori, alcuni dei quali sono rimasti bloccati all’estero. Le chiusure hanno riguardato soprattutto le aree interessate dal conflitto e le rotte vicine, rendendo complicati gli spostamenti e obbligando le compagnie aeree a modificare o annullare numerosi voli.

Quali sono i paesi più sicuri per viaggiare

Se i flussi turistici non si sono fermati del tutto, si sono però spostati verso mete percepite come più sicure e stabili. Le destinazioni considerate più sicure sono innanzitutto quelle del Mediterraneo occidentale. In particolare, la Spagna risulta la meta in maggiore crescita nelle ricerche internazionali, segno che viene vista come affidabile e lontana dalle tensioni. Anche l’Italia registra un aumento di interesse, soprattutto tra gli stessi italiani che preferiscono restare vicino a casa. Allo stesso modo, il Marocco mostra un incremento, seppur più contenuto. Altre destinazioni che guadagnano, anche se in misura minore, sono la Francia e la Grecia, entrambe percepite come relativamente sicure e facilmente raggiungibili.

Perché i voli aerei sono più costosi

Tra le conseguenze della guerra Israele – Iran sui viaggi c’è l’aumento dei prezzi dei voli, che risultano più costosi principalmente a causa dell’instabilità legata al conflitto. Le tensioni incidono sui costi operativi, come il carburante e la gestione delle rotte, spesso più lunghe per evitare le zone a rischio. Inoltre, l’incertezza generale contribuisce ad aumentare i prezzi e a rendere il mercato meno prevedibile.

Cosa succede se il viaggio è annullato

Se è il viaggiatore a decidere di annullare il viaggio per paura della guerra, generalmente non ha diritto ad alcun rimborso. Le assicurazioni coprono l’annullamento solo in presenza di motivazioni documentate, come problemi di salute o di lavoro. Tuttavia, se la destinazione diventa ufficialmente sconsigliata dopo la prenotazione, alcune polizze prevedono il rimborso, a determinate condizioni e tempistiche. 

Quando invece un volo viene cancellato dalla compagnia aerea, la responsabilità è del vettore. Il passeggero ha diritto a essere riprotetto su un altro volo oppure, se ciò non è possibile, a ricevere un rimborso del biglietto. Le normali assicurazioni viaggio non coprono questo tipo di evento, anche se esistono alcune polizze specifiche che prevedono rimborsi automatici.

Come funzionano le polizze di viaggio?

Le polizze viaggio, in generale, non coprono eventi legati alla guerra, soprattutto se si sceglie di partire verso paesi sconsigliati dalle autorità come l’Iran. Tuttavia, esistono alcune eccezioni per viaggi considerati indispensabili. Se invece il conflitto scoppia durante il soggiorno in un paese inizialmente sicuro, la polizza resta valida e può coprire spese mediche, assistenza e rimpatrio. In alcuni casi, le compagnie assicurative hanno persino esteso gratuitamente la copertura per permettere ai viaggiatori di rientrare in sicurezza.

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