Secondo Rina Prime, su dati Legambiente, raddoppiano le dismissioni in cinque anni: 265 strutture chiuse nel 2025
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sciare a campo imperatore
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Nel 2025 gli impianti sciistici dismessi in Italia sono 265, contro i 132 censiti nel 2020. In cinque anni il numero è praticamente raddoppiato (+100%), certificando una crisi strutturale del comparto montano. Il dato emerge dall’ultimo report di Legambiente ed è stato oggetto di un’analisi di approfondimento del Centro Studi di RINA Prime, che ha incrociato le informazioni ambientali con la banca dati aste RINA Prime per valutare l’impatto economico e patrimoniale del fenomeno.

Le regioni più colpite sono quelle dell’arco alpino: Piemonte (76 impianti dismessi), Lombardia (33) e Veneto (30). Numeri rilevanti anche nel Centro Italia, con Abruzzo (31), Toscana (20) ed Emilia-Romagna (15).

Una crisi ambientale che diventa economica e sociale

Il fenomeno non riguarda esclusivamente il cambiamento climatico. Secondo l’analisi del Centro Studi RINA Prime, la chiusura degli impianti genera effetti a catena su occupazione, indotto turistico e valore immobiliare locale.

"Il fenomeno non è solo ambientale, ma anche economico e sociale: queste strutture erano motori turistici locali, e la loro chiusura ha significato perdita di lavoro, calo di presenze e, in alcuni casi, l’abbandono di intere vallate", spiega Massimiliano Miceli, responsabile del Centro Studi RINA Prime.

Il quadro è aggravato dal fatto che 218 impianti ricevono ancora fondi pubblici pur operando in contesti marginali o a quote altimetriche sempre meno compatibili con l’evoluzione climatica. «I fondi non vanno interrotti, ma utilizzati meglio», sottolinea Miceli, evidenziando la necessità di una riallocazione verso riconversione, riqualificazione e formazione territoriale.

Innevamento artificiale: investimenti crescenti, resa decrescente

Nel 2025 risultano mappati 165 bacini artificiali destinati all’innevamento programmato, per una superficie complessiva di quasi 1,9 milioni di metri quadrati. Tuttavia, la crescente scarsità idrica sta mettendo in discussione la sostenibilità stessa del modello.

Molti comuni si trovano oggi di fronte a scelte complesse: destinare l’acqua ai residenti o alle esigenze turistiche. L’aumento dei costi energetici e la maggiore volatilità meteorologica completano il quadro di criticità.

"Le nevicate continuano a calare senza segnali di inversione. Gli eventi estremi sono più violenti ma non garantiscono copertura costante. È il cuore dell’inverno montano che smette di battere", osserva Miceli.

Le procedure fallimentari e il mercato delle aste

L’analisi del Centro Studi RINA Prime si è concentrata anche sulle principali procedure fallimentari degli ultimi anni, evidenziando come la crisi si rifletta nel mercato delle aste immobiliari e nella liquidazione di asset turistici.

Tra i casi emblematici:

  • San Simone – Brembo Super Ski (Lombardia): fallimento nel 2017, chiusura definitiva degli impianti e impatto significativo sull’economia locale, con limitato riflesso sul numero complessivo di immobili in asta ma forte svalutazione degli asset.
  • Montecampione (BS): liquidazione giudiziale nel 2023, ramo d’azienda ceduto per 1,2 milioni di euro nell’ambito di un Patto Territoriale pubblico-privato.
  • Garessio 2000 (Piemonte): fallimento nel 2014 e successiva riattivazione parziale grazie a gestione locale e finanziamenti regionali.
  • Alpe di Tarres (Alto Adige) e Pian Gelassa (Torino): esempi di stazioni mai realmente rilanciate e oggi simbolo di archeologia industriale alpina.

Le aste non riguardano solo impianti di risalita, ma anche terreni, rifugi, hotel, attrezzature tecniche e concessioni pubbliche, segnalando una progressiva dismissione patrimoniale del comparto.

I modelli che funzionano: riconversione e governance consortile

Non mancano però esempi virtuosi.

Caldirola (AL) rappresenta un modello di riconversione sostenibile: la trasformazione dell’offerta verso attività annuali (Alpine Coaster, downhill, trekking) ha permesso di valorizzare infrastrutture esistenti e destagionalizzare i flussi turistici.

All’opposto, ma con una logica differente, il Dolomiti Superski dimostra come una forte organizzazione consortile, 130 aziende coordinate e un mix di investimenti privati e contributi pubblici possano sostenere un comprensorio di scala internazionale. Con 110 milioni di euro investiti nella stagione 2023-24, il modello evidenzia però un equilibrio delicato tra marginalità ridotte e sostegno istituzionale.

Le possibili traiettorie di rilancio

Secondo il Centro Studi RINA Prime, il futuro delle stazioni montane passa da quattro direttrici principali:

  1. Destagionalizzazione dell’offerta – trekking, mountain bike, turismo esperienziale, wellness e termalismo.
  2. Transizione energetica – investimenti in rinnovabili e riduzione dei costi operativi.
  3. Digitalizzazione – piattaforme, app e strumenti di gestione smart per migliorare efficienza e attrattività.
  4. Partenariati pubblico-privati – utilizzo strategico dei fondi pubblici per la riconversione e la formazione.

 

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