Un porto scolpito nella roccia vulcanica, un carcere a ferro di cavallo in mezzo al blu, acque cristalline dentro un’Area Marina Protetta. Ventotene sorprende perché unisce ingegneria romana, memoria del Novecento e natura intatta. Non si trovano locali notturni, ma stelle e silenzio. Si tratta, quindi, di un’isola piccola, con paesaggi che riempiono un weekend tranquillo. Ed è proprio questo equilibrio a renderla magnetica per chi cerca un luogo autentico, a poca distanza dalle coste del Lazio.
Un porto romano scolpito nel tufo
Il primo colpo d’occhio è il bacino scavato dai Romani direttamente nella falesia di tufo, un rifugio naturale ridisegnato con un lavoro colossale. Nelle pareti giallo-ocra si aprono cavità che in origine servivano da magazzini e ricoveri per barche; oggi ospitano centri diving, servizi turistici e piccole botteghe.
All’imbocco, grandi vuoti nella roccia erano utilizzati come punti d’ormeggio: vere e proprie “bitte” naturali. Alle spalle, il centro settecentesco d’impianto borbonico sale verso piazza Castello con municipio, chiesa di Santa Candida e bar all’ombra degli alberi.
Sotto terra: cisterne, graffiti e peschiera
Dove mancano sorgenti, l’ingegno romano ha scavato soluzioni. A pochi minuti da piazza Castello si accede a cisterne sotterranee, ambienti a volte e gallerie in cocciopesto pensati per raccogliere acqua piovana. La cosiddetta cisterna dei carcerati, circa dieci metri sotto il suolo, era usata come rifugio di monaci, ricovero per uomini e animali, persino dimora forzata per detenuti borbonici, che hanno inciso sulle pareti date, simboli e scene quotidiane.
Un’altra cisterna, nota come Grotta Iacono o Villa Stefania, rimanda alla famiglia arrivata sull’isola nel Settecento. Sulla costa, ai piedi del faro, la peschiera romana mostra vasche collegate al mare con canali e passaggi calibrati: l’acqua entrava, i pesci restavano, con aree d’ombra per la deposizione delle uova. Oggi la struttura è in parte sommersa e si osserva bene con maschera e boccaglio, tra luci verdi e blu che filtrano sul tufo.
Punta Eolo e Villa Giulia: l’affaccio degli imperatori
Sul promontorio di Punta Eolo si estende la villa dove Augusto relegò la figlia Giulia, con resti di ambienti che degradano verso il mare e un settore termale riconoscibile per calidarium, frigidarium e tiepidarium. Molti reperti decorativi sono conservati al Museo Storico Archeologico dell’isola, ma la forza del sito è la posizione: un balcone naturale che domina il Tirreno.
Camminando tra muri e terrazzamenti si legge ancora la logica romana degli spazi di rappresentanza e di servizio, rigidamente separati. È uno dei punti in cui la geografia dell’isola aiuta a capire la sua storia. E invita a proseguire l’esplorazione, dal verde dell’altopiano al nero della scogliera.
Il carcere di Santo Stefano
A meno di un miglio, Santo Stefano custodisce un carcere borbonico del 1795 che segue il principio del Panopticon: un unico punto di controllo, celle affacciate su un cortile interno, nessuno sguardo verso l’esterno. Qui, nel 1941, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero il Manifesto di Ventotene, uno dei testi fondativi dell’idea di Europa unita; vi passarono anche Sandro Pertini e altri oppositori del regime.
Chiuso negli anni Sessanta, oggi si visita con escursioni organizzate, e colpisce il contrasto netto tra la bellezza del paesaggio e la durezza delle storie rinchiuse tra quelle mura. La forma a ferro di cavallo, sospesa sul mare, resta un’icona che da sola spiega metà dell’isola.
Spiagge e calette: ecco dove tuffarsi
Con circa 3 chilometri di costa in gran parte rocciosa, l’isola alterna tufi gialli e basalti neri, con spiagge e cale raggiungibili a piedi o solo via mare. Cala Nave è l’arco sabbioso più frequentato, incorniciato da pareti di tufo e scogli affioranti: sabbia scura, acqua profonda a pochi passi e servizi essenziali. Cala Rossano è più raccolta e protetta, con sabbia chiara e accessi diretti dalla roccia vicino ai resti delle saline romane, priva di bar e stabilimenti.
Via mare si scoprono il cuore selvaggio e i colori più intensi: Cala Battaglia con sabbia nera fine e acqua smeraldo, Parata Grande con insenatura sabbiosa chiusa da pareti verticali, e Parata della Postina, riconoscibile per un grande masso che forma due archi semisommersi da attraversare in snorkeling.
Come arrivare e muoversi
Ventotene si trova tra Ischia e Ponza, nel Tirreno laziale, ed è collegata tutto l’anno con aliscafi e traghetti da Formia, Terracina, Napoli e Ischia; in primavera ed estate le corse aumentano. Chi viaggia in treno può fare riferimento alle stazioni della linea tirrenica servite verso Formia; chi arriva in auto può lasciare il veicolo nei parcheggi dei porti d’imbarco. Una volta sull’isola conviene rinunciare ai mezzi propri: su circa 2 chilometri quadrati ci si sposta bene a piedi, con biciclette a noleggio o con i pochi taxi disponibili.



per commentare devi effettuare il login con il tuo account