Liguria, il borgo sull’acqua dei 100 frantoi e del ponte del 1292

Case affacciate sui torrenti, frantoi sotto le abitazioni e un ponte medievale fotogenico. Cosa vedere, quando andare e come muoversi a Dolcedo.
dolcedo
Michael Schmalenstroer, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Un'iscrizione del 1292 su un ponte in pietra, misure pubbliche murate sotto una loggia e, poco più in là, uno sferisterio dove la palla si colpisce con il pugno. A Dolcedo, nell'entroterra di Imperia, l'acqua dei torrenti e l'olio degli oliveti hanno scritto la stessa storia: frantoi incastonati sotto le case, passaggi coperti, palazzi alti che si specchiano nel Prino e nel Rio dei Boschi. La valle è a pochi chilometri dal mare, ma il paesaggio è già quello degli ulivi taggiaschi e dei muri a secco. 

Cosa vedere nel cuore del borgo

Dolcedo si colloca nel fondovalle della Val Prino, nell'entroterra di Imperia, là dove il torrente Prino incontra il Rio dei Boschi. Ma quali sono le cose da vedere? Loggia, ponte medievale, chiesa barocca e le case costruite sopra l'acqua.

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Piazza Doria e la Loggia comunale

La visita può iniziare da Piazza Doria, centro storico e amministrativo. Sotto la Loggia comunale, oggi parte del Municipio, sono ancora visibili le antiche misure per olio e vino e le aste murate per controllare la lunghezza delle stoffe: strumenti ufficiali che regolavano gli scambi quando Dolcedo era il principale polo della Val Prino. Nelle vie attigue si riconoscono le aperture laterali delle vecchie botteghe, pensate come banchi affacciati sulla strada.

Il Ponte dei Cavalieri di Malta (1292)

Simbolo del borgo è il Ponte dei Cavalieri di Malta, un'unica arcata in pietra che scavalca il Prino. L'iscrizione sul parapetto indica il 1292 come anno di costruzione, non il 1291 come talvolta riportato. Il nome richiama l'ordine religioso, mentre la funzione era pratica: collegare alta e bassa parte dell'abitato per il trasporto dei prodotti agricoli. 

La chiesa di San Tommaso Apostolo

A pochi passi, la parrocchiale di San Tommaso mostra un barocco compatto progettato da Giacomo Filippo Marvaldi: interni con stucchi dorati e pareti dalle tonalità di blu intenso. Qui sorgeva una chiesa più antica: nel 1103 il vescovo di Albenga la affidò ai benedettini di Lerino, episodio che la tradizione locale collega alla diffusione dell'olivicoltura. Si tratta di un luogo di culto attivo: aperture non garantite in ogni orario e precedenza alle celebrazioni.

Case, frantoi e canali a filo d'acqua

Lungo il Prino e il Rio dei Boschi gli edifici si sviluppano in altezza, con terrazze e passaggi coperti quasi sospesi sull'acqua. Le correnti muovevano frantoi e mulini: studi storici comunali indicano oltre cento strutture nel territorio. Molti ambienti sono oggi privati o inglobati in abitazioni; ruote e canalizzazioni si dovrebbero osservare dagli spazi pubblici, evitando ingressi in cortili chiusi o edifici abbandonati.

Olio taggiasco, numeri e realtà

L'olio è il filo rosso della valle: gli oliveti coprono circa 615 ettari, pari al 31% della superficie comunale. La cultivar prevalente è la Taggiasca, impiegata sia per l'extravergine sia come oliva da tavola. Profilo sensoriale e colore variano secondo annata, maturazione e lavorazione: meglio evitare definizioni assolute. Nei frantoi della zona si acquistano oli e, talvolta, si partecipano a visite o degustazioni su prenotazione. 

Frazioni e laghetti da scoprire

Con più tempo si può salire verso le frazioni. A Lecchiore i laghetti scavati dal torrente offrono un microclima fresco in estate, ma richiedono scarpe adatte e prudenza: rocce scivolose, acqua fredda e correnti variabili non rendono il luogo assimilabile a piscine sorvegliate. Nella stessa area si trova il Santuario di Nostra Signora dell'Acquasanta, con orari da verificare. Bellissimi è circondata da oliveti; Castellazzo richiama i primi insediamenti medievali in quota. Costa, Isolalunga, Ripalta e Trincheri raccontano un territorio diffuso, collegato da strade strette e sentieri non sempre uniformemente segnalati.

Pallapugno: lo sferisterio "L.P. Gandolfo"

Dolcedo custodisce una tradizione sportiva radicata: la pallapugno. Allo sferisterio comunale "L.P. Gandolfo" si disputano incontri del Campionato italiano, inclusi nel calendario 2026. In campo due squadre colpiscono una piccola palla di gomma con il pugno protetto. 

Cosa mangiare e cosa comprare

La tavola segue la tradizione locale: torte di verdura ed erbe, focacce condite con extravergine, verdure ripiene, paste fresche e ravioli, coniglio alla ligure, stoccafisso e ricette con borragine. 

Una storia tra Genova, autonomia e tessuti

Le prime tracce umane nell'area, sul versante del monte Faudo, risalgono all'Età del Ferro. In epoca medievale i nuclei sorsero probabilmente in alto, verso Castellazzo, per poi scendere in fondovalle con lo sviluppo di mulini e frantoi. Nel 1161 Dolcedo entrò nella Communitas di Porto Maurizio; nel 1228 i diritti feudali passarono a Genova. Dieci anni dopo il paese rivendicò un'autonomia che fu riconosciuta formalmente solo nel 1613. Tra XIV e XV secolo si produsse l'arbasino (o arbaxo), tessuto robusto per abiti da lavoro, con manifatture note come i Gazzano di Dolcedo e i Riccardi di Castello: segno che l'economia non era solo agricola, ma anche di trasformazione e commercio.

Come arrivare

In auto si risale la Val Prino da Imperia; dall'A10 lo svincolo consigliato è spesso Imperia Ovest. Le ultime strade sono tortuose e attraversano centri abitati; nel nucleo storico i posti auto sono limitati: conviene lasciare il veicolo nelle aree esterne e proseguire a piedi. In autobus Dolcedo è servita da Riviera Trasporti.

Articolo visto su (travel.thewom.it) In Liguria c’è un magico borgo d’acqua e di olivi che sembra uscito da una fiaba medievale

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